Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20673 del 08/08/2018





Civile Ord. Sez. 6 Num. 20673 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: SCODITTI ENRICO

ORDINANZA
sul ricorso 177)86-2017 proposto da:
ACERBIS GIORDANO, elettivamente domiciliato in ROMA, VI \
KNN IO Q1:1RINO VISCONTI 103, presso lo studio dell’avvocato
LUISA GOBBI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
MARIO FRANCHINA;
– ricorrente contro
\l( )R(

SI NIONA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PEDKRICO ROSAZZA 32, presso lo studio dell’avvocato UGO
LUCA S. \V l() DI:, LUCA, rappresentata c difesa dall’avvocato
NIALRO V \1.1,VRG.A;

C OntrOriCOrrente

avverso la sentenza n. 23/2017 della CORTI:. D’APRI Th1,0 di
BR I ,;>( .1 A, depositata il 04/01/2017;

Data pubblicazione: 08/08/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del, 10/07/2018 4 Consigliere 1),Qtt. i IN RI CO

8C01) ITT1.

Ric. 2017 n. 17386 sez. M3 – ud. 10-07-2018
-2-

Rilevato che:
Giordano Acerbis propose opposizione innanzi al Tribunale di
Bergamo avverso il precetto intimato da Simona Morotti per il
pagamento di Euro 38.266,47 a titolo di mantenimento del coniuge e
dei figli come da separazione personale omologata. La convenuta

dall’Acerbis quale parziale adempimento, era relativo all’esecuzione di
transazione avente ad oggetto le dimissioni della Morotti da società
del cui consiglio d’amministrazione l’Acerbis era presidente. Il
Tribunale adito rigettò la domanda. Avverso detta sentenza propose
appello Giordano Acerbis. Con sentenza di data 4 gennaio 2017 la
Corte d’appello di Brescia rigettò l’appello.
Osservò la corte territoriale, per quanto qui rileva, che era onere
dell’appellante provare che le somme percepite dall’appellata erano
dovute a titolo di mantenimento e che tale prova non era stata fornita
in quanto, benché non utilizzabile il documento secondo la Morotti
recante la transazione per essere stata disconosciuta la sottoscrizione
e per non essere stata proposta l’istanza di verificazione, come
condivisibilmente rilevato dal Tribunale: il primo degli assegni aveva
scadenza antecedente l’omologazione della separazione; gli assegni
erano stati consegnati a patrocinatore legale diverso da quello della
causa di separazione personale; gli assegni erano relativi a debiti non
ancora scaduti e recavano importo diverso da quello previsto nel
verbale di separazione. Aggiunse, quanto alle domande dichiarate
assorbite dal Tribunale, che esse inerivano da un lato allo scaglione
del valore di causa che faceva maturare compensi più alti rispetto al
credito, parzialmente adempiuto secondo l’appellante, vantato dalla
controparte, dall’altro concernevano la domanda risarcitoria per
l’esercizio di un diritto insussistente da parte dell’appellata, e che
doveva confermarsi la valutazione del primo giudice atteso il rigetto
del motivo relativo al preteso pagamento del credito azionato.

3

eccepì che il pagamento a mezzo di quattro assegni, opposto

Ha proposto ricorso per cassazione Giordano Acerbis sulla base di
tre motivi e resiste con controricorso la parte intimata. Il relatore ha
ravvisato un’ipotesi di manifesta infondatezza del primo motivo
ricorso, con assorbimento degli ulteriori motivi. Il Presidente ha
fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito.

Considerato che:
con il primo motivo si denuncia violazione dell’art. 2967 cod. civ.,
ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.. Osserva il
ricorrente che spettava alla Morotti provare l’esistenza dell’intesa
transattiva cui aveva ricondotto i pagamenti mediante assegni e che il
documento prodotto era stato prontamente disconosciuto senza
proposizione di istanza di verificazione.
Con il secondo motivo si denuncia violazione degli artt. 1967 2967
cod. civ., 115 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3,
cod. proc. civ.. Osserva il ricorrente che la transazione ai sensi
dell’art. 1967 deve essere provata per iscritto e che gli elementi
probatori valorizzati dalla corte territoriale non solo violavano la detta
regola, ma neppure avevano efficacia probante. Aggiunge che la
Morotti avrebbe potuto procedere all’incasso del primo assegno solo
successivamente all’omologazione e che ove vi fosse stata una
transazione ai pagamenti avrebbe dovuto provvedere la società e non
l’Acerbis.
Con il terzo motivo si denuncia violazione dell’art. 112 cod. proc.
civ. d.m. n. 127 del 2004, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod.
proc. civ.. Osserva il ricorrente, in relazione alla conferma della
statuizione di primo grado di assorbimento, che la parziale
insussistenza del credito determina la proporzionale riduzione degli
importi indicati nella voce diritti/onorari, avendo la parte fatto ricorso
allo scaglione tariffario per controversie di valore fra Euro 25.900,01

4

E’ stata presentata memoria.

e Euro 51.700,00, nonché la condanna della Morotti al risarcimento
del danno da liquidare in via equitativa.
Il primo motivo è manifestamente infondato. Il principio secondo
cui, quando il convenuto per il pagamento di un debito dimostri di
aver corrisposto una somma di denaro idonea all’estinzione del

da imputare all’estinzione di un debito diverso, allegare e provare di
quest’ultimo l’esistenza, nonché la sussistenza delle condizioni
necessarie per la dedotta diversa imputazione, non può trovare
applicazione nel caso in cui il debitore eccepisca l’estinzione del
debito fatto valere in giudizio per effetto dell’emissione di più assegni
bancari, atteso che, implicando tale emissione la presunzione di un
rapporto fondamentale idoneo a giustificare la nascita di
un’obbligazione cartolare, resta a carico del debitore convenuto
l’onere di superare tale presunzione, dimostrando il collegamento tra
il precedente debito azionato ed il successivo debito cartolare, con la
conseguente estinzione del primo per effetto del pagamento degli
assegni (fra le tante Cass. 6 novembre 2017, n. 26275; 28 febbraio
2012, n. 3008).
L’accoglimento del primo motivo determina l’assorbimento sia del
secondo motivo, attinente ad un onere della prova di parte creditrice
che, per quanto osservato con riferimento al primo motivo, non viene
in rilievo, sia del terzo motivo, che presuppone l’accoglimento dei
precedenti motivi di ricorso.
Nulla per le spese del giudizio di cassazione, stante
l’inammissibilità del controricorso proposto tardivamente oltre il
termine del 11 settembre 2017.
Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio
2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi
dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che ha
aggiunto il comma 1 – quater all’art. 13 del testo unico di cui al d.P.R.

5

medesimo, spetta al creditore, il quale sostenga che il pagamento sia

30 maggio 2002, n. 115, della sussistenza dell’obbligo di versamento,
da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
P. Q. M.
Rigetta il ricorso.

inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo
13
Così deciso in Roma il giorno 10 luglio 2018
Il Presidente
Dott.ssa Adelaide Annendola

,

CA1 ‘ 7

Ai sensi dell’art. 13 comma i quater del d.P.R. n. 115 del 2002,

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