Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20671 del 31/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 31/07/2019, (ud. 20/11/2018, dep. 31/07/2019), n.20671

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29137-2017 proposto da:

B.G., B.N.L., T.P.M.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, CORSO TRIESTE 87, presso lo

studio dell’avvocato ARTURO ANTONUCCI, rappresentati e difesi

dall’avvocato GIUSEPPE MARISCA;

– ricorrenti –

contro

F.R.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati

PAOLA DORA MAGAUDDA, CATERINA MARULLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1007/2017 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 11/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/11/2018 dal Consigliere Dott. RAFFAELE SABATO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. F.R.M. ha visto rigettata dal tribunale di Messina la domanda volta a far accertare il suo diritto di proprietà sull’area interposta tra il proprio fabbricato in Roccalumera e quello in proprietà di B.G. e N.L., nonchè T.P.M.C., i quali avevano in riconvenzionale domandato accertarsi la proprietà della stessa in capo a essi o l’asservimento della zonetta a parcheggio a favore del loro edificio; riconvenzionale anch’essa respinta.

2. Con sentenza depositata l’11/10/2017 la corte d’appello di Messina ha rigettato l’appello dei signori B.- T.P.. A sostegno della decisione la corte d’appello ha considerato che, quanto all’invocato diritto al parcheggio degli appellanti, dalla concessione edilizia non derivasse in modo automatico tale diritto, nonchè che, quanto all’invocato diritto di proprietà sull’area, pur essendo accertato che 23 mq. di essa in base ai titoli apparteneva agli appellanti, poichè oggetto della controversia era l’intera area “non muta(sse) la decisione resa in merito al rigetto della riconvenzionale… non modificabile in appello”.

3. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione i signori B.- T.P. su tre motivi. Ha resistito con controricorso F.R.M..

4. Su proposta del relatore, il quale ha ritenuto che il ricorso potesse essere dichiarato manifestamente fondato, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio, nella quale il collegio ha come segue condiviso la medesima proposta del relatore.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Sono inammissibili i primi due motivi, con i quali si deducono rispettivamente violazione dell’art. 41 sexies L. urb., della L. n. 765 del 1967, art. 18 e della L. n. 122 del 1989, art. 2, in relazione all’art. 11 preleggi (primo motivo), nonchè violazione delle medesime disposizioni unitamente alla L. n. 2248 del 1865, art. 5, all. E (secondo motivo). Attraverso i due motivi, strettamente connessi, si censura la decisione impugnata per non avere considerato che, all’epoca del rilascio delle concessioni edilizie (che si deduce sarebbero stato illegittimamente disapplicate dal giudice di primo grado), il regime giuridico dei parcheggi era quello di cui all’art. 18 della L. n. 765 del 1967, introduttivo dell’art. 41 sexies L. urb., costitutivo di diritto reale d’uso inderogabile. La corte d’appello, invece, in tesi dei ricorrenti, avrebbe applicato l’art. 41 sexies cit. nel comma 2 introdotto dalla L. n. 246 del 2005, art. 12, comma 9 (in merito alla libera trasferibilità delle aree a parcheggio).

2. I due motivi sono esaminabili unitariamente. Essi, a prescindere dall’eventuale menzione (alla p. 4 e 5) da parte della corte d’appello, in via di obiter, unitamente al resto della norma, del comma inserito nell’art. 41 sexies cit., da una disciplina non applicabile ratione temporis, non si confrontano con la ratio della sentenza impugnata, in nessun modo collegata alla menzione di detto comma 2 introdotto dalla L. n. 246 del 2005, art. 12, comma 9, ma riferita a principi giurisprudenziali idonei anche in relazione alla disciplina che si dichiara applicabile di cui alla L. n. 765 del 1967, art. 18. Detta ratio si compendia nella statuizione (alla p. 5), reiterativa della decisione di primo grado, per cui l’eventuale concessione per la realizzazione di parcheggi non costituisce “in modo automatico” alcun diritto reale. Ed invero la concessione non vale a costituire il diritto reale d’uso di cui alla L. n. 765 del 1967, art. 18, in assenza di titolo dell’originario proprietario, richiedente la concessione, sull’area asservita a parcheggio (cfr. ad es. Cass. n. 13857 del 09/11/2001). Non essendo impugnata la ratio decidendi in parola, i motivi incentrati sul richiamo (come detto, irrilevante) di norma indicata come non vigente ratione temporis (oltre che argomentativi di una disapplicazione operata dal primo giudice, negata peraltro dalla corte d’appello – p. 5 – sulla cui pronuncia si sarebbe dovuto dedurre) sono inammissibili per difetto di pertinenza.

3. E’ invece manifestamente fondato il terzo motivo, con cui si deducono violazioni dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 832 c.c., censurandosi la sentenza impugnata laddove – pur riconoscendo la proprietà in capo ai ricorrenti di una minore estensione di mq. 23 della zonetta in contestazione – ha rigettato tout court il secondo motivo d’appello, sulla base di una più ampia domanda formulata in primo grado, il cui sussistere è stato ritenuto ostativo, stante anche il divieto di nova in appello.

4. Il motivo – che ha pregio sotto il profilo della violazione della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, posto che sulla questione la corte d’appello ha deciso ritenendo erroneamente che l’aver rivendicato la più ampia area fosse ostativo a un accoglimento – è fondato con riferimento ai principi in tema di accoglimento parziale della domanda. In argomento, come desumibile dai principi generali predetti e come rilevato in un precedente specifico in termini, seppur remoto (Cass. n. 1781 del 11/06/1971), va affermato che chi chiede la restituzione di un’area e non dimostri di esserne proprietario per l’intero, ma solo in parte, ha diritto di vedere accolta la sua domanda nei limiti della raggiunta prova e non deve vedersi rigettare l’istanza sol perchè ha domandato più di quanto consentitogli dall’oggetto del suo diritto di proprietà.

5. In definitiva il ricorso va accolto in relazione a detto motivo, con inammissibilità dei precedenti motivi. Va disposta la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e il rinvio alla corte d’appello di Messina, in altra sezione, anche per il governo delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la corte accoglie il terzo motivo di ricorso, dichiara inammissibili gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla corte d’appello di Messina, in altra sezione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile, il 20 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2019

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