Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20665 del 08/08/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 20665 Anno 2018
Presidente: MANNA ANTONIO
Relatore: LORITO MATILDE

ORDINANZA

sul ricorso 21792-2013 proposto da:
TORTI

LUCA C.F.

TRTLCU79M29G388G,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA S. TOMMASO D’AQUINO 75,
presso lo studio dell’avvocato MARIO LACAGNINA,
rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLA NATALE
giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2018
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TECNOPOLIMERI S.P.A.,

FAS TECH TECHNOLOGY VALUE

SOLUTIONS S.R.L., in persona dei legali
rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA VINCENZO BELLINI 24, presso lo studio
dell’avvocato ANTONELLA TERRANOVA, che li rappresenta

Data pubblicazione: 08/08/2018

e difende unitamente agli avvocati PIETRO GIULIANI,
VITTORIO SALA, GUIDO ERCOLE MARIA CALLEGARI giusta
delega in atti;
– controricorrenti

avverso la sentenza n. 384/2013 della CORTE D’APPELLO

di MILANO, depositata il 25/06/2013 R.G.N. 1167/2010.

n. r.g. 21792/2013

La Corte d’Appello di Milano, con sentenza depositata in data 25/6/2013
accoglieva in parte il gravame proposto da Luca Torti nei confronti della
Tecnopolinneri s.p.a. avverso la sentenza del Tribunale di Monza che aveva
dichiarato improcedibile – in ragione della applicazione di clausola
contrattuale compromissoria – il ricorso proposto dal Torti, ed avente ad
oggetto una pluralità di rivendicazioni relative all’accertamento della nullità
del contratto di apprendistato, del diritto alla superiore qualifica
dirigenziale, o in subordine di quadro, connesse al rapporto di lavoro
intercorso con la Tecnopolimeri s.p.a., risolto in data 7/11/2007 con
licenziamento orale e privo di giustificatezza.
La Corte distrettuale accertava che tutti i diritti di carattere economico
derivanti dalle domande concernenti la pretesa illegittimità del contratto di
apprendistato risalente agli anni 2001-2003 erano prescritti, essendo il
rapporto assistito da stabilità reale, con conseguente decorrenza della
prescrizione nel corso dello stesso; che non era stata acquisita prova del
collegamento fra le società convenute, prospettato dal ricorrente; che
l’attività istruttoria espletata in grado di appello aveva consentito di
acclarare la fondatezza del diritto azionato in relazione alla rivendicazione
della superiore qualifica di quadro per il periodo gennaio 2004-settembre
2005, ritenendo insussistenti i presupposti per il riconoscimento della
qualifica dirigenziale; condannava quindi la società Tecnopolimeri al
pagamento della somma di “euro 402,91 oltre la relativa incidenza sul
T.F.R.” con accessori di legge.
Avverso tale decisione interpone ricorso per cassazione Luca Torti affidato a
quattro motivi. Resiste con controricorso la Tecnopolimeri s.p.a.
CONSIDERATO CHE
1.Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione del principio del
contraddittorio ex art.101 c.p.c.. Lamenta che la Corte distrettuale gli abbia
concesso termine per note onde produrre idonei conteggi inerenti alle
competenze rivendicate, ed ulteriore termine alla controparte per replicare,
così impendendo, in violazione del principio del contraddittorio, di
partecipare a tutti gli atti processuali, quali la contestazione degli avversi
conteggi.
2. Il secondo motivo prospetta violazione dell’art.2697 c.c. Ci si duole che
il giudice del gravame abbia ritenuto prescritte le competenze retributive
rivendicate in relazione al periodo 2001-2004, sul rilievo che la società non
abbia in alcun modo dimostrato il requisito dimensionale, il cui onus

RILEVATO CHE

n. r.g. 21792/2013

3. Con la terza censura il ricorrente denuncia violazione dell’art.2946 c.c..
Stigmatizza l’impugnata sentenza per avere omesso la disamina delle
domande inerenti alla nullità del contratto di apprendistato sull’erroneo
presupposto della prescrizione dei diritti vantati. Deduce che il giudice del
gravame avrebbe dovuto esaminare le domande di accertamento del diritto
all’inquadramento nella qualifica superiore in data anteriore al gennaio
2009 (epoca in cui si era ritenuta perfezionata la prescrizione del diritto
azionato), anche al fine di riconoscere il diritto al T.F.R..
4. Il quarto motivo denuncia omessa, contraddittoria e insufficiente
motivazione su di un punto decisivo della controversia
Si deduce che le prove di natura testimoniale acquisite avevano confermato
la gestione, da parte ricorrente, di importanti aree di mercato e compiti di
coordinamento dei venditori, contestandosi il malgoverno del materiale
istruttorio, che, rettamente interpetrato, avrebbe consentito l’accertamento
del diritto alla qualifica dirigenziale (o in subordine a quella di quadro) ab
initio.
5. Prioritario, in ordine logico, è l’esame dei motivi secondo e terzo attinenti
alla prescrizione del diritto alla superiore qualifica rivendicata ed alle
competenze retributive connesse.
I motivi, che possono congiuntamente trattarsi per presupporre la soluzione
di questioni giuridiche connesse, sono fondati.
6. Occorre premettere che nell’affrontare le articolate questioni sottoposte
al suo scrutinio, la Corte di merito ha considerato quale dato acquisito agli
atti, la circostanza che Luca Torti fosse “dipendente con rapporto di lavoro
assistito da tutela reale”, di guisa che il termine prescrizionale dei diritti
economici azionati, doveva ritenersi decorso anche durante lo svolgimento
del rapporto di lavoro.
Siffatte conclusioni appaiono il frutto di una non corretta interpretazione
della domanda avanzata dall’attore – il quale a conclusione delle plurime
domande formulate in ricorso introduttivo, aveva invocato l’applicazione
della tutela reale instando per la reintegra nel posto di lavoro ai sensi
dell’art.18 I. 300/70 – e di una conseguente violazione dei principi in tema
di prova della sussistenza del requisito dimensionale coessenziale alla
applicazione di detta tutela e rilevante ai fini del decorso dei termini
prescrizionali.
2

probandi grava, per costante giurisprudenza di legittimità, sulla parte
datoriale.

n. r.g. 21792/2013

La prospettazione attorea – che associa, peraltro, la ricorrenza del requisito
dimensionale alla sussistenza di un collegamento societario fra le
convenute – appare evidentemente riferita al momento conclusivo del
rapporto inter partes.
Non appare, pertanto, utilmente invocabile nella specie, il principio di non
contestazione cui la società ha ancorato, nelle proprie difese,
l’accertamento del requisito di stabilità del rapporto inter partes, giacchè
questo doveva intendersi riferito all’epoca di risoluzione del rapporto, e
perché nessun principio di non contestazione può essere utilmente invocato
quando manchi – per quanto sinora detto, in relazione ad epoca
precedente alla cessazione del contratto intercorso fra le parti – la
correlativa allegazione.
Come questa Corte insegna, nel processo del lavoro, le parti concorrono a
delineare la materia controversa, di talché la mancata contestazione del
fatto costitutivo del diritto rende inutile provare il fatto stesso perché lo
rende incontroverso, mentre la mancata contestazione dei fatti dedotti in
esclusiva funzione probatoria opera unicamente sulla formulazione del
convincimento del giudice. Tuttavia, intanto la mancata contestazione da
parte del convenuto può avere le conseguenze ora specificate, in quanto i
dati fattuali, interessanti sotto diversi profili la domanda attrice, siano tutti
esplicitati in modo esaustivo in ricorso (o perché fondativi del diritto fatto
valere in giudizio o perché rivolti a introdurre nel giudizio stesso circostanze
di mera rilevanza istruttoria), non potendo, il convenuto, contestare ciò che
non è stato detto, anche perché il rito del lavoro si caratterizza per una
circolarità tra oneri di allegazione, oneri di contestazione ed oneri di prova,
donde l’impossibilità di contestare o richiedere prova – oltre i termini
preclusivi stabiliti dal codice di rito – su fatti non allegati nonché su
circostanze che, pur configurandosi come presupposti o elementi
condizionanti il diritto azionato, non siano state esplicitate in modo
espresso e specifico nel ricorso introduttivo (vedi ex plurimis, Cass. S.U.
17/6/2004 n.11353, Cass. 9/2/2012 n.1878).
7. Ne consegue che la statuizione censurata ha vulnerato il principio ormai
definito dal diritto vivente, alla cui stregua spetta al datore di lavoro il quale
3

Emerge dagli atti, oltre che dalle medesime allegazioni di parte
controricorrente (vedi pag. 41 del controricorso), come la domanda
introduttiva del giudizio concernesse l’applicazione della richiamata norma
statutaria, sul presupposto che all’atto del licenziamento, e per effetto del
collegamento societario, le società convenute occupassero più di 15
dipendenti.

n. r.g. 21792/2013

deduca la prescrizione (quinquennale) del credito del lavoratore in costanza
di rapporto, provare che questo è presidiato dai necessari requisiti di
stabilità reale, requisiti da verificarsi con riferimento alle dimensioni
dell’unità produttiva cui è addetto il lavoratore medesimo (vedi per tutte
Cass. 1/7/1998 n.6441, cui adde Cass. 16/5/2012 n.7640), con la

vedi Cass. 26/10/2016 n.21645, Cass. 8/4/2011 n.8057).
8. Infondato è invece il quarto motivo.
Nel giudizio di cassazione è precluso l’accertamento dei fatti ovvero la loro
valutazione a fini istruttori, tanto più a seguito della modifica dell’art.360
comma 1 n. 5, c.p.c., operata dall’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. con
modif. in I. n. 134 del 2012, che consente il sindacato sulla motivazione
limitatamente alla rilevazione dell’omesso esame di un “fatto” decisivo e
discusso dalle parti (cfr. Cass. 21/10/2015 n. 21439). Il nuovo testo
dell’art.360 cod. proc. civ. n.5 applicabile alla fattispecie ratione temporis,
introduce nell’ordinamento un vizio specifico che concerne l’omesso esame
di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo
della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di
discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se
esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia).
L’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sè vizio di omesso
esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato
comunque preso in considerazione dal giudice, benché la sentenza non
abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass. sez. un. 7/4/2014
n.8053, Cass. sez. un. 22/9/2014 n.19881).
In questa prospettiva, proseguono le Sezioni Unite, la scelta operata dal
legislatore è quella di limitare la rilevanza del vizio di motivazione, quale
oggetto del sindacato di legittimità, alle fattispecie nelle quali esso si
converte in violazione di legge: e ciò accade solo quando il vizio di
motivazione sia così radicale da comportare la nullità della sentenza per
“mancanza della motivazione”.
Pertanto, l’anomalia motivazionale denunciabile in sede di legittimità quale
violazione di legge costituzionalmente rilevante attiene solo all’esistenza
della motivazione in sè, e si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi
sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel

4

precisazione che la prescrizione quinquennale concernente le azioni dirette
ad ottenere le differenze retributive, decorre anche quando il diritto a tali
differenze venga fatto valere contemporaneamente al diritto all’attribuzione
alla qualifica superiore, soggetto alla prescrizione decennale (in tali sensi,

n. r.g. 21792/2013

“contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili”, nella “motivazione
perplessa ed obiettivamente incomprensibile”.

L’iter motivazionale che innerva l’impugnata sentenza, non risponde infatti
ai requisiti dell’assoluta omissione, della mera apparenza ovvero della
irriducibile contraddittorietà e dell’illogicità manifesta, che avrebbero potuto
giustificare l’esercizio del sindacato di legittimità.
La Corte distrettuale ha infatti proceduto ad una approfondita ricognizione
critica dei dati testimoniali e documentali acquisiti, specificamente
motivando le ragioni che inducevano a denegare riconoscimento alla
qualifica dirigenziale rivendicata in via principale dal ricorrente. Era emerso,
invero, dall’articolato quadro istruttorio, che il ricorrente si occupava del
settore commerciale provvedendo alla soluzione delle problematiche
insorte, ma in assenza di coordinamento di personale, così come di una
piena autonomia gestionale giacchè le condizioni contrattuali definite con la
clientela, dovevano sempre essere sottoposte al riscontro del presidente
Luigi Torti.
In definitiva, consona alla natura delle mansioni espletate – ad eccezione di
un periodo di iniziale affiancamento coincidente con il periodo di
apprendistato – doveva ritenersi appropriata, a far tempo dal gennaio 2004,
la qualifica di quadro.
10. Alla stregua delle superiori argomentazioni, vanno accolti il secondo ed
il terzo motivo di ricorso e respinto il quarto, restando logicamente
assorbito il primo.La pronuncia impugnata, in relazione ai motivi accolti, va,
quindi cassata con rinvio alla Corte distrettuale designata in dispositivo che,
applicando i summenzionati principi, provvederà a scrutinare la vicenda di
merito disponendo anche in ordine alle spese del presente giudizio di
legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il secondo e il terzo motivo di ricorso, rigetta il quarto,
assorbito il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi
accolti e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte
d’Appello di Milano in diversa composizione.
Così deciso in Roma nella Adunanza camerale del 28 marzo 2018.
Il Presidente

9. Nella specie il ricorrente si limita a proporre una diversa lettura ed
interpretazione dei dati acquisiti al giudizio, non consentita nella presente
sede, per quanto sinora detto.

Il Funzionario Giudiziario
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Dott.ssa

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