Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20654 del 29/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 29/09/2020, (ud. 09/09/2020, dep. 29/09/2020), n.20654

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 252/2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– ricorrente –

contro

MOLISE TRASPORTI SRL, (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, SERVIZI E INFRASTRUTTURE HOLDING SRL,

(C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentati e difesi dall’Avv. MASSIMO MALENA e dall’Avv. MICHELE

MASCOLO, elettivamente domiciliati presso il loro studio in Roma,

alla Via Ovidio, 32;

– controricorrenti –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del

Molise, n. 564/1/2018 depositata in data 11 settembre 2018,

notificata in data 17 ottobre 2018.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 9 settembre 2020 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Le contribuenti MOLISE TRASPORTI SRL e SERVIZI E INFRASTRUTTURE HOLDING SRL hanno impugnato due avvisi di accertamento relativi al periodo di imposta dell’anno 2009, rispettivamente per IVA e IRES, notificati a SERVIZI E INFRASTRUTTURE HOLDING SRL in qualità di società consolidante e coobbligata in solido; gli avvisi operavano riprese di imposta conseguenti al disconoscimento di variazioni in diminuzione ai fini delle imposte dirette, che avevano fatto seguito alla erogazione di contributi pubblici che l’Ufficio aveva riqualificato come corrispettivi, con conseguente imponibilità e ripresa ai fini IRES ai fini IVA alla stregua di pagamenti ricevuti.

La CTP di Campobasso ha accolto il ricorso delle contribuenti e la CTR del Molise, con sentenza in data 11 settembre 2018, ha dichiarato inammissibile l’appello dell’Ufficio per assenza di specifiche censure alla sentenza di primo grado.

Ha proposto ricorso per cassazione l’Ufficio affidato a un unico motivo; resistono con controricorso le società contribuenti.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1 – Con l’unico motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la sentenza impugnata ritenuto inammissibile l’appello causa la riproposizione da parte dell’appellante delle deduzioni già articolate in prime cure; deduce il ricorre e che la individuazione dei motivi di impugnazione non deve consistere in una rigorosa enunciazione purchè sia evidenziabile la domanda univoca rivolta al giudice del gravame e le ragioni di doglianza.

2 – Va preliminarmente rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per mancanza di specificità del motivo, essendo il motivo reso evidente dalla censura di violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, e dalle correlative argomentazioni, corredate della giurisprudenza di legittimità.

3 – Il ricorso è fondato alla luce della costante giurisprudenza di questa Corte, secondo cui nel processo tributario l’appello ha carattere devolutivo pieno, quale mezzo di gravame non limitato al controllo di vizi specifici, ma volto ad ottenere il riesame della causa nel merito (Cass., Sez. VI, 23 novembre 2018, n. 30525), per cui è ammissibile a termini del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, un atto di appello in cui l’appellante si limiti a ribadire ed a riproporre le stesse ragioni ed argomentazioni poste a sostegno della legittimità del proprio operato già dedotte in primo grado (Cass., Sez. VI, 5 ottobre 2018, n. 24641; Cass., Sez. VI, 22 marzo 2017, n. 7369).

3.1 – Parimenti, è stato affermato il principio secondo cui l’enunciazione dei motivi di appello non deve consistere in una formalistica enunciazione delle ragioni invocate a sostegno dell’appello, potendo i motivi essere ricavati, anche per implicito, dall’atto di impugnazione considerato nel suo complesso (Cass., Sez. V, 21 novembre 2019, n. 30341), comprese le premesse in fatto, la parte espositiva e le conclusioni (Cass., Sez. VI, 24 agosto 2017, n. 20379).

3.2 – Tali motivi sono evincibili dal gravame proposto nel suo complesso, al quale il ricorrente ha fatto specifico riferimento nella parte narrativa del ricorso, con cui sono state svolte specifiche censure alla sentenza di primo grado.

3.3 – La sentenza impugnata non ha fatto corretta applicazione dei principi sopra menzionati e va cassata, con rinvio alla C.T.R. a quo, in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla CTR del Molise, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 9 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2020

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