Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20652 del 31/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 31/08/2017, (ud. 18/05/2017, dep.31/08/2017),  n. 20652

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17111-2016 proposto da:

EQUITALIA SUD S.P.A., – C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CARLO MIRABELLO N 23, presso lo studio dell’avvocato MICHELA NATALE,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE MAZZOTTA;

– ricorrente –

contro

A.B.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1689/2015 del TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA,

depositata il 30/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2017 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;

Dato atto che il Collegio ha disposto la motivazione semplificata.

Fatto

RILEVATO

che:

il Tribunale di Reggio Calabria ha accolto l’opposizione con cui A.B. ha contestato l’omessa notifica delle cartelle esattoriali poste a fondamento del pignoramento preso terzi promosso in suo danno da Equitalia;

premesso che l’atto di pignoramento può essere opposto ai sensi dell’art. 617 c.p.c., oltre che per vizi suoi propri, per nullità derivata, come nel caso in cui non sia preceduto dalla notificazione del titolo esecutivo e/o del precetto, il Tribunale ha rilevato che “Equitalia, su cui incombeva l’onere di dimostrare la circostanza oggetto di contestazione, non ha offerto prova della avvenuta notificazione delle cartelle di pagamento sottese all’atto di pignoramento impugnato, sicchè l’opposizione non può che essere accolta”;

ha proposto ricorso straordinario per cassazione Equitalia Sud s.p.a. affidandosi a due motivi, con cui ha denunciato la “violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 132 c.p.c., comma 4” (deducendo come nella sentenza sia “assolutamente inesistente” la concisa esposizione delle ragioni di fatto) nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo, individuato nella prova dell’avvenuta tempestiva notifica delle cartelle di pagamento;

assume la ricorrente di avere prodotto – già nella fase sommaria e, successivamente, nella fase di merito – gli avvisi di notifica delle cartelle e si duole che il Tribunale non abbia per nulla esaminato i documenti prodotti;

l’intimato non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il ricorso è inammissibile perchè quello dedotto da Equitalia è propriamente un vizio percettivo, che avrebbe dovuto essere fatto valere in sede revocatoria: non può dirsi che la sentenza difetti di motivazione o che il Tribunale abbia omesso l’esame di uno o più fatti decisivi che abbiano costituito oggetto di discussione fra le parti; al contrario, secondo l’assunto della ricorrente, il giudice non si sarebbe neppure reso conto dell’avvenuta produzione delle prove delle notifiche, pervenendo così all’errata affermazione che “Equitalia (…) non ha offerto prova della avvenuta notificazione”;

è pacifico – peraltro – che il vizio percettivo può ben consistere nell’affermazione “circa l’inesistenza, nei fascicoli processuali (d’ufficio o di parte), di un documento che, invece, risulti esservi incontestabilmente inserito”, giacchè tale affermazione “non si concreta in un errore di giudizio, bensì in una mera svista di carattere materiale, costituente errore di fatto e, quindi, motivo di revocazione a norma dell’art. 395 c.p.c., n. 4, e non di ricorso per cassazione” (Cass. n. 11196/2007; conforme Cass. n. 19174/2016);

in difetto di attività difensiva da parte dell’intimato, non deve provvedersi sulle spese di lite;

trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 18 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2017

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