Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2065 del 29/01/2018


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 2065 Anno 2018
Presidente: TRAVAGLINO GIACOMO
Relatore: SCODITTI ENRICO

ORDINANZA

sul ricorso 23226-2014 proposto da:
DI CHIARA LUIGI, DI CHIARA MARIA PAOLA, DI CHIARA
RAFFAELE, DI CHIARA GIOVANNA, elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA PANAMA 74, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO CASERTANO, che li rappresenta
e difende unitamente agli avvocati STEFANO CASERTANO,
MASSIMO FERRARO, RAFFAELE BOCCAGNA giusta procura
speciale a margine del ricorso;
– ricorrente contro

GENERALI ITALIA SPA quale successore di ASSICURAZIONI
GENERALI SPA, in persona del procuratore generale GBS
GENERALI BUSINESS SOLUTIONS S.C.P.A., in persona dei

Data pubblicazione: 29/01/2018

suoi procuratori speciali Dott. VITTORIO PASCOLI e
Dott. GIOVANNI DIGITO, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA LUCREZIO CARO 62, presso lo studio
dell’avvocato VALENTINO FEDELI, rappresentata e
difesa dall’avvocato RENATO MAGALDI giusta procura

– controricorrentenonchè contro

CIRILLO ANDREA, CIRILLO RAFFAELE, THEMIS SA GENERAL
INSURANCE COMPANY, UNIPOL SAI, DI CHIARA MICHELE, DI
CHIARA FRANCESCO, DI CHIARA GIOVANNA;
– intimati –

avverso la sentenza n. 2871/2013 della CORTE
D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 11/07/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 22/11/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO
SCODITTI;

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speciale in calce al controricorso;

Rilevato che:
Raffaele Di Chiara, Giovanna Di Chiara e Giuseppina
D’Alessandro, in qualità di eredi di Mario Giuseppe Di Chiara,
convennero in giudizio innanzi al Tribunale di S. Maria Capuavetere
Andrea Cirillo, Raffaele Cirillo, Themis s.a. in liquidazione coatta

designata dal Fondo di Garanzia chiedendo il risarcimento del danno
conseguente al d e- – eso del congiunto. Espog-.P tz parte attrite Che
Andrea Cirillo quale conducente e Raffaele Cirillo quale proprietario
del mezzo erano responsabili del sinistro stradale accaduto il giorno 5
settembre 1996 fra l’autovettura Y10 condotta dal primo ed il
motociclo Ape condotto dal proprietario Mario Giuseppe Di Chiara il
quale, a causa delle gravi lesioni, era deceduto pochi giorni dopo
l’incidente. Si costituirono Andrea Cirillo e Raffaele Cirillo chiedendo in
via riconvenzionale il risarcimento del danno per lesioni alla persona e
danni all’autovettura. Venne quindi chiamata in giudizio Sai quale
società assicuratrice del motociclo Ape. Il Tribunale adito con
sentenza non definitiva, riconosciuta la pari responsabilità, rigettò la
domanda di risarcimento del danno non patrimoniale iure hereditatis
proposta dagli eredi Di Chiara per non avere il defunto apprezzato nei
pochi giorni dopo l’incidente la sussistenza di un danno e dispose per
l’ulteriore istruzione per il danno patrimoniale. Successivamente con
sentenza definitiva rigettò la domanda di risarcimento del danno
patrimoniale iure hereditatis proposta dagli eredi Di Chiara ed accolse
quella proposta in via riconvenZionale. Avverso detta sentenza e
quella non definitiva proposero appello principale gli eredi Di Chiara
ed incidentale Andrea Cirillo e Raffaele Cirillo.
Con sentenza di data 11 luglio 2013 la Corte d’appello di Napoli in
parziale riforma della sentenza definitiva condannò Andrea Cirillo,
Raffaele Cirillo e la società assicuratrice al risarcimento del danno
patrimoniale

iure hereditatis

in favore degli eredi Di Chiara e

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amministrativa e Assicurazioni Generali in qualità di impresa

condannò gli eredi Di Chiara e la società assicuratrice al pagamento
in favore di Andrea Cirillo della somma di Euro 4.540,11 oltre
accessori ed in favore di Raffaele Cirillo degli interessi legali sul
capitale. Osservò la corte territoriale, per quanto qui rileva, che la
domanda di risarcimento del danno non patrimoniale jure hereditatis

termini temporali della sopravvivenza per diciassette giorni del Di
Chiara, ma perché per la tipologia di lesioni si doveva escludere che
durante tutto il periodo in questione la vittima fosse stata in grado di
conservare una residua capacità di lucida valutazione delle speranze
di vita rimaste, al punto da poterne soffrire nella consapevole attesa
della prossima morte, sicché l’appello, basato solo sull’erroneo
presupposto del rigetto per la non considerazione del significativo
periodo di sopravvivenza per diciassette giorni, non coglieva nel
segno.
Hanno proposto ricorso per cassazione Raffaele Di Chiara, Luigi Di
Chiara, Maria Paola Di Chiara e Giovanna Di Chiara sulla base di due
motivi e resiste con controricorso Generali Italia s.p.a.. E’ stato
fissato il ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375, comma
2, cod. proc. civ.. E’ stata presentata memoria da Raffaele Di Chiara,
Luigi Di Chiara, Maria Paola Di Chiara e Giovanna Di Chiara. Generali
Italia s.p.a. ha presentato memoria scaduto il termine di legge.
Considerato che:
con il primo motivo si denuncia violazione e mancata applicazione
degli artt. 2043 e 2059 cod. civ., in relazione agli artt. 2, 3, 13, 22,
27 e 32 Cost. e 112 e 132 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 360,
comma 1, n. 3, cod. proc. civ.. Osservano i ricorrenti, premesso di
avere invocato con la domanda introduttiva del giudizio il ristoro di
tutti i danni non patrimoniali subiti dal congiunto deceduto, che
nell’atto di appello era stato invocato il danno non patrimoniale quale
danno biologico terminale e che la Corte d’appello aveva violato il

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era stata disattesa in primo grado non tanto per una valutazione in

principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato.
Aggiungono, richiamando Cass. 28 agosto 2007 n. 18163, che il
danno biologico terminale, quale pregiudizio della salute che se pur
temporaneo è massimo nella sua entità ed intensità, è ravvisato
come sempre esistente per effetto della percezione anche non

della propria vita.
Il motivo è fondato. Parte ricorrente denuncia la violazione del
principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato per avere il
giudice di merito pronunciato in relazione al c.d. danno catastrofale e
non in relazione al danno biologico rivendicato iure hereditatis per la
lesione della integrità psico-fisica sofferta nel limitato periodo di
sopravvivenza ed autonomamente considerabile come danno
biologico. Il giudice ha in realtà pronunciato sulla domanda
risarcitoria, ma in violazione del principio di integralità del
risarcimento. L’unitarietà del diritto al risarcimento ed il suo riflesso
processuale dell’ordinaria infrazionabilità del giudizio di liquidazione
comportano che, quando un soggetto agisca in giudizio per chiedere il
risarcimento dei danni a lui cagionati da un dato comportamento del
convenuto, la domanda si riferisce a tutte le possibili voci di danno
originate da quella condotta (Cass. 23 ottobre 2014, n. 22514; 31
agosto 2011, n. 17879). E’ dunque tale principio, e non quello di cui
all’art. 112 coc. proc. civ. che è stato violato. La Corte di cassazione
può accogliere il ricorso per una ragione di diritto anche diversa da
quella prospettata dal ricorrente, sempre che essa sia fondata sui
fatti come prospettati dalle parti, fermo restando che l’esercizio del
potere di qualificazione non può comportare la modifica officiosa della
domanda per come definita nelle fasi di merito o l’introduzione nel
giudizio d’una eccezione in senso stretto ( Cass. 28 luglio 2017, n.
18775; 14 febbraio 2014, n. 3437). La qualificazione del vizio

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cosciente della gravissima lesione della vittima nella fase terminale

denunciato in termini di violazione del principio di integralità del
risarcimento resta nei limiti indicati.
Il giudice di merito ha apprezzato esclusivamente il profilo delle
condizioni di lucidità della vittima tali da consentirle di percepire la
gravità della propria condizione e di soffrirne, ma non quello del

Quest’ultimo profilo rileva al diverso fine del danno biologico
rivendicato iure hereditatis dagli eredi di colui che, sopravvissuto per
un significativo lasso di tempo ad un evento poi rivelatosi mortale,
abbia, in tale periodo, sofferto una lesione della propria integrità
psico-fisica autonomamente considerabile come danno biologico,
quindi accertabile con valutazione medico-legale e liquidabile alla
stregua dei criteri adottati per la liquidazione del danno biologico vero
e proprio. In tale quadro i diciassette giorni accertati dal giudice di
merito costituiscono un apprezzabile lasso di tempo.
La determinazione del risarcimento dovuto a titolo di danno
biologico iure hereditatis, nel caso in cui il danneggiato sia deceduto
dopo un apprezzabile lasso di tempo dall’evento lesivo, va
parametrata alla menomazione dell’integrità psicofisica patita dallo
stesso per quel determinato periodo di tempo, con commisurazione
all’inabilità temporanea da adeguare alle circostanze del caso
concreto, tenuto conto del fatto che, detto danno, se pure
temporaneo, ha raggiunto la massima entità ed intensità, senza
possibilità di recupero, atteso l’esito mortale (Cass. 20 ottobre 2014,
n. 22228; 31 ottobre 2014, n. 23183; 21 marzo 2013, n. 7126; 28
agosto 2007, n. 18163). Ai fini della configurazione del diritto al
risarcimento del cd. danno biologico terminale è irrilevante la
circostanza che, durante il periodo di permanenza in vita, la vittima
abbia mantenuto uno stato di lucidità, il quale costituisce, invece, il
presupposto del diverso danno morale terminale (Cass. 19 ottobre

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significativo periodo di sopravvivenza per diciassette giorni.

2016, n. 21060). A tale principio di diritto dovrà attenersi il giudice di
merito.
Con il secondo motivo si denuncia violazione e mancata
applicazione degli artt. 1223, 1226, 1227, 2043 e 2059 cod. civ.,
nonché degli artt. 2, 13, 19, 35 e 41 C.E.D.U. in relazione all’art. 117

i ricorrenti che la tutela del diritto alla vita è sul gradino più alto del
sistema della C.E.D.U. e non conformarsi agli standard di protezione
sanciti da quest’ultima comporta una palese violazione del principio di
effettività della tutela giudiziaria protetto dall’art. 13 della C.E.D.U..
L’accoglimento del precedente motivo determina l’assorbimento
del motivo.
P. Q. M.
accoglie il primo motivo di ricorso, con assorbimento del secondo
motivo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia alla
Corte di appello di Napoli in diversa composizione, cui demanda di
provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il giorno 22 novembre 2017
Il Presidente
Dott. Giacomo Travaglino

Cost., ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.. Osservano

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