Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20648 del 13/10/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. III, 13/10/2016, (ud. 05/07/2016, dep. 13/10/2016), n.20648

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5316/2014 proposto da:

ZEMBURG SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore

B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, CIRCONVALLAZIONE CLODIA

29, presso lo studio dell’avvocato BARBARA PICCINI, rappresentata e

difesa dall’avvocato NICOLA CHIESURA giusta procura speciale

emarginata al ricorso;

– ricorrente –

contro

BANCO POPOLARE SOCIETA’ COOPERATIVA, successore a titolo universale

della BPN, in persona del procuratore L.S.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FEDERICO CESI, 21, presso lo

studio dell’avvocato ANTONELLO PIERRO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato REMIGIO BELCREDI giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1787/2013 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 22/08/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/07/2016 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;

udito l’Avvocato NICOLA CHIESURA;

udito l’Avvocato ANTONELLO PIERRO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Banca popolare di Novara convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Treviso, Sezione distaccata di Montebelluna, la s.r.l. Zemburg, chiedendo che fosse condannata al pagamento della somma di Euro 57.129,22, oltre interessi, a titolo di indebito oggettivo ovvero soggettivo o a titolo di arricchimento senza causa.

A sostegno della domanda espose di aver pagato alla società convenuta, per un mero disguido, una ricevuta bancaria emessa dalla stessa a carico della società Tubilever, senza essere stata autorizzata da quest’ultima.

Si costituì in giudizio la società convenuta, chiedendo il rigetto della domanda.

Il Tribunale rigettò la domanda e condannò la Banca al pagamento delle spese di giudizio.

2. La pronuncia è stata appellata dalla Banca soccombente e la Corte d’appello di Venezia, con sentenza del 22 agosto 2013, in accoglimento del gravame ha condannato la società Zemburg al pagamento della somma suindicata, oltre interessi e con il carico delle spese dei due gradi di giudizio.

Ha osservato la Corte territoriale – dopo aver richiamato i principi giurisprudenziali in tema di distinzione tra indebito oggettivo ed indebito soggettivo – che nella specie era pacifico che il pagamento era stato effettuato dalla Banca per errore, poichè la società Tubilever, debitrice della società Zemburg, non aveva conferito alla Banca alcuna autorizzazione scritta ai sensi dell’art. 117 T.U. bancario, per cui il pagamento doveva essere qualificato come indebito oggettivo, non sussistendo alcuna obbligazione dell’istituto di credito. E, ad ulteriore dimostrazione di ciò, la sentenza ha fatto presente che la società Tubilever aveva provveduto in data (OMISSIS) al pagamento della stessa somma portata dalla ricevuta bancaria, mentre l’identico pagamento da parte della Banca popolare era avvenuto il giorno dopo, cioè il (OMISSIS); per cui era ovvio che si trattava del pagamento della medesima fattura a copertura della quale era stata emessa la ricevuta bancaria.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Venezia propone ricorso la s.r.l. Zemburg con atto affidato a tre motivi.

Resiste con controricorso la Banca popolare società cooperativa nella qualità di successore della Banca popolare di Novara.

Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 2033 c.c. e dell’art. 117 T.U. bancario.

2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti.

3. Con il terzo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), nullità della sentenza per essersi la Corte d’appello pronunciata su una questione in ordine alla quale vi era il giudicato interno.

4. La trattazione dei tre motivi è avvenuta unitariamente.

La parte ricorrente – dopo aver ricordato che in caso di indebito l’onere della prova è a carico di chi lo invoca e dopo aver posto in luce la correttezza della decisione di primo grado – contesta che la sentenza in esame non avrebbe dato conto delle ragioni per le quali ha affermato che il pagamento da parte della Banca sarebbe avvenuto per errore, poichè la società Tubilever non lo aveva autorizzato. Contesta, poi, che vi dovesse essere una prova scritta di tale autorizzazione e lamenta la violazione del giudicato interno là dove la sentenza ha affermato che l’esistenza di altre posizioni di debito della società Tubilever nei confronti della società Zemburg costituisse una mera allegazione priva di riscontro. Tali ulteriori debiti erano, invece, pacifici, e costituivano la prova che il pagamento della Banca non era indebito, in quanto destinato al saldo di altre posizioni debitorie.

5. I tre motivi di ricorso, da trattare congiuntamente in considerazione dell’evidente collegamento tra loro esistente, sono, quando non inammissibili, comunque privi di fondamento.

5.1. Osserva la Corte, innanzitutto, che il ricorso è formulato, nella sua globalità, con una tecnica che potrebbe renderlo di per sè inammissibile, perchè unisce censure di violazione di legge con censure di omessa motivazione, richiama documenti senza indicare se e come essi siano stati messi a disposizione di questa Corte (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) e formula considerazioni critiche che mescolano argomenti in diritto con argomenti in fatto, in particolare ponendo in luce la correttezza della decisione del Tribunale a fronte di quella della Corte d’appello che è impugnata in questa sede.

5.2. Tanto premesso, il Collegio rileva che la sentenza in esame, dopo aver evidenziato che il pagamento nella specie era da ritenere come non dovuto ex latere accipientis (alla luce della sentenza di questa Corte 11 settembre 2009, n. 19703), poggia la sua motivazione su due argomenti di fondo e cioè che non c’era l’autorizzazione della Tubilever nel momento del pagamento della ricevuta da parte della Banca ((OMISSIS)) e che la Tubilever aveva pagato il giorno prima ((OMISSIS)) la stessa identica somma di cui alla ricevuta bancaria oggetto del presente giudizio. Da questa sequenza cronologica la Corte veneta ha tratto la conclusione per cui il pagamento “non poteva che coprire la fattura n. (OMISSIS) per la quale era stata emessa la ricevuta bancaria” (la sentenza non richiama esplicitamente la figura della prova presuntiva, ma la tecnica della motivazione si riferisce in modo evidente ad una ricostruzione presuntiva). In sostanza, la sentenza ha dato atto che la medesima fattura era stata pagata due volte alla società oggi ricorrente; e il pagamento compiuto dalla Tubilever il giorno precedente rende del tutto ragionevole che essa non abbia poi autorizzato la Banca al pagamento della ricevuta che corrispondeva alla stessa fattura.

Tali argomentazioni, del tutto coerenti e logicamente motivate, non sono state, in effetti, validamente contestate nel ricorso, il quale si attarda sulla giurisprudenza in materia di onere della prova nell’indebito oggettivo (punto che è pacifico), insiste sul problema della necessità o meno dell’autorizzazione scritta per il pagamento della ricevuta bancaria (argomento che nella motivazione della Corte d’appello non è decisivo) e ipotizza, addirittura, la formazione del giudicato interno su profili che nulla hanno a che vedere con l’oggetto del presente giudizio.

6. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

A tale esito segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in conformità al D.M. 10 marzo 2014, n. 55, sopravvenuto a determinare i compensi professionali.

Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 7.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 5 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA