Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20642 del 08/08/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 20642 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: ORICCHIO ANTONIO

ORDINANZA

sul ricorso 915-2014 proposto da:
DI

DONATO

MICHELE,

KRAUSS

MARINA,

elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DI PIETRALATA 320/D, presso lo
studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARINA
KRAUSS;
– ricorrenti contro

TRAPATTONI LUIGI, domiciliato ex lege in ROMA, Piazza
Cavour, presso la Cancelleria della Corte di cassazione,
rappresentato e difeso dagli avvocati PAOLO ZUCCHINALI e
VITTORIO PROVERA;
– cwatraricorrentí avverso la senter17,=ì n,

114/2(112 dlla CORTE

D’APPW,LLO

Data pubblicazione: 08/08/2018


di BRESCIA, depositata il 16/10/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio

del

23/11/2017

dal

Consigliere

ANTONIO

ORICCHIO.

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Rilevato che :
è stata impugnata da Di Donato Michele e Kraus Marina la
sentenza n. 1145/2012 della Corte di Appello di Brescia con
ricorso fondato su quattro ordini di motivi e resistito con
controricorso dell’intimato Trapattoni Luigi.

fattispecie in giudizio, riepilogare , in breve e tenuto conto
del tipo di decisione da adottare, quanto segue.
La succitata Kraus, quale comproprietaria del compendio
immobiliare sito in Isso ed in atti specificamente individuato,
conveniva l’odierno controricorrente, proprietario di fondo a
ridosso di comune strada destinata a comune passaggio,
innanzi al Tribunale di Bergamo – Sezione Distaccata di
Treviglio.
L’attrice lamentava l’uso improprio di detta strada ad opera
del convenuto e chiedeva di acce’ -tare l’uso commerciale
della strada de qua con condanna per la diminuzione del
valore del proprio immobile.
La domanda era resistita dal convenuto.
Nel corso del giudizio di primo grado l’originario difensore e
marito della Krauss rinunciava al
nel processo

mandato ed interveniva

per chiedere la cancellazione di

frasi

ingiuriose profferte nei suoi confronti.
Il Tribunale adito, con sentenza del 5 aprile 2006, accoglieva
parzialmente

la

domanda
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attrice

relativamente

Giova, anche al fine di una migliore comprensione della

all’accertamento della destinazione esclusiva a passaggio
della strada in oggetto, rigettando ogni altra pretesa.
La sentenza del Tribunale di prima istanza era gravata, in
via principale dalla originaria attrice e dall’intervenuto e,in
via incidentale, dal Trapattoni, che„ insistendo -in via

altresì la condanna degli appellanti ex art.96 c.p.c..
L’adita Corte di Appello, con la decisione innanzi citata,
rigettava le domande tutte avanzate dalle parti appellanti e
la domanda incidentale di condanna ex art. 96 c.p.c.,
condannando la Krauss ed il Di Donato alla refusione delle
spese del doppio grado del giudizio.
Sia le parti ricorrenti che quella contro—ricorrente hanno
depositato memoria.
Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375, ult. co . c.p.c.
con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata
rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in
ordine alle quali la Corte deve prontinciare.
Considerato che :
1.- Con il primo motivo del ricorso si censura, ai sensi
dell’art. 360, n. 5 c.p.c., il vizio di omesso esame di un fatto
decisivo quale la contestazione dell’assenza di contrasto
“sulla destinazione pattizia della strada per cui è causa”
quale affermata dalla Corte territoriale.

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incidentale- sulla carenza di interesse ad agire, chiedeva

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce , sempre ex
art. 360, n. 5 c.p.c., il vizio di omesso esame di un fatto
decisivo quale la ricorrenza degli estremi per il risarcimento
del danno.
3.- Entrambi i suddetti motivi possano essere, per ragioni di
e vanno ritenuti

inammissibili.
Parti ricorrenti ricorrono alle censure a mezzo dell’art. 360,
n. 5, norma ratione temporis applicabile -nella fattispecienel suo nuovo testo introdotto dalla nota novella legislativa.
Orbene la pretesa esistenza o meno di situazione di
contrasto fra le parti e l’assunto mutamento di destinazione
non costituiscono , a ben vedere, fatti nel senso ontologico
del termine ma valutazioni del Giudice e della Corte di
merito non più censurabili.
Infatti ” è inammissibile il motivo del ricorso che, pur se
formulato ai sensi del n. 5 dell’art. 360 c.p.c. ( come
novellato ex d.l. 83/12, conv. in I. 134/12 ed applicabile
ratione temporis ), svolge, nella sostanza, una questione di
valutazione in fatto attraverso il generico ricorso ad una
pretesa “omessa valutazione” così riducendosi in una
censura che presuppone come tuttora vigente, nel suo
vecchio testo, l’art. 360, n. 5 c.p.c.”.
In altre parole la norma invocata non consente, più in
questa sede, quella revisione del ragionamento decisorio
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opportunità, trattati congiuntamente

del Giudice del merito che le odierne parti ricorrenti
intendono, in effetti, perseguire.
Peraltro la gravata decisione non risulta caratterizzata dalla
totale obliterazione (necessaria al fine della corretta
utilizzabilità del vizio di cui al nuovo testo del n. 5 dell’art.

D’altra parte – per utilizzare le parole delle stesse parti
ricorrenti- la “negazione verbis ac factis (soprattutto) di tale
destinazione a strada” e , quindi, di circostanze invero
relative più che altro alle concrete modalità di esercizio
della servitù (utilizzo a deposito e parcheggio della strada)
non sono state, nella sostanza, eluse nel corso del processo.
In reione della natura della domanda vi è stata, infatti e
come detto in narrativa, pronunzia di “accertamento della
destinazione esclusiva a passaggio pedonale e carraio della
strada in oggetto”.
I motivi qui in esame finiscono, quindi, per risolversi nella
censura degli accertamenti di fatto compiuti dalla Corte di
merito nella ricostruzione degli elementi che caratterizzano
la fattispecie e che sono stati correttamente considerati in
quella sede.
Al riguardo devono ribadirsi noti e condivisi principi già
affermati da questa Corte e secondo i quali “il controllo di
logicità del giudizio di fatto non può equivalere e risolversi
nella revisione del “ragionamento decisorio” ( Cass. civ.,
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360 c.p.c.) delle ragioni in fatto della valutazione.

Sez. L., Sent. 14 no novembre 2013, n. 25608) e ,pertanto
e conclusivamente, vi è configurabilità di vizio decisorio
“soltanto qualora dal ragionamento del giudice di merito
emerga una totale obliterazione di elementi” ( Cass. civ.,
S.U., Sent. 25 ottobre 2013 n. 24148).

4.- Con il terzo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360,
n. 3 c.p.c., la violazione dell’art. 89 c.p.c. e dell’art. 2909
c.c..
Si lamenta l’erroneità della valutazione della Corte
territoriale in punto di valutazione come “animose”, ma non
travalicanti l’ambito di una normale polemica difensiva le
frasi di cui era stata richiesta la cancellazione dal Di Donato.
In più viene dedotto l’intervenuto giudicato in ordine a
quanto statuito, in proposito, dal Giudice di prime cure.
Preliminarmente deve osservarsi che la stessa proposizione
dell’appello incidentale esclude , in sé, ogni forma di
acquiescenza e di preteso intervenuto giudicato.
Quanto alla valutazione operata dalla Corte distrettuale la
stessa appare corretta e sostenuta da logica
argomentazione, in particolare quando precisa che il ricorso
all’art. 89 c.p.c. è ipotizzabile -in generale- allorchè vi è un
abuso del diritto di difesa e che, nella concreta fattispecie,
tale abuso non era, in base a congrua valutazione di merito,

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I motivo sono, quindi, inammissibili.

riscontrabile nella utilizzazione di espressioni inerenti un
asserito “comportamento persecutorio”.
Il motivo, in quanto infondato, va , dunque respinto.
5.- Con il quarto motivo del ricorso si prospetta il vizio di
violazione , ex art. 360, n. 3 c.p.c., dell’art. 91 c.p.c. in

dalla Corte territoriale, che ha condannato gli odierni
ricorrenti alla refusione delle spese di lite del doppio grado
del giudizio.
La censura è del tutto infondata stante il tipo di decisione
della Corte di Appello, che -riformando la decisione del
primo Giudice- ha ritenuto ab origine “del tutto
inammissibile la domanda attorea in quanto non connotata
da adeguato necessario interesse ad agire….in assenza di
contrasto tra le parti….e (più specificamente) di
contestazione sulla destinazione pattizia a passaggio della
strada de qua”.
Vi era , quindi, complessiva soccombenza che giustificava la
condanna al pagamento delle spese del doppio grado del
giudizio.
Il motivo, in quanto, infondato va perciò respinto.
6.- Il ricorso deve, dunque, essere rigettato.
7.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così
come in dispositivo.

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relazione alla regolamentazione delle spese di lite adottata

8.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei
ricorrenti, in solido, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso
principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13 del
D.P.R. n. 115/2002.

La Corte
rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al
pagamento in favore del controricorrente delle spese
del giudizio, determinate in C 3.200,00, di cui C
200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura
del 15°/0 ed accessori come per legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del
2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo
a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso
art. 13.
Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda
Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione il
23 novembre 2017.

Il Presidente

9

P.Q.M.

ti Fu

nano Giudiziosi()

NERE

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

Roma,

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