Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20636 del 29/09/2020

Cassazione civile sez. I, 29/09/2020, (ud. 15/07/2020, dep. 29/09/2020), n.20636

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35445/2018 proposto da:

O.P., elettivamente domiciliato in Roma Viale G. Mazzini, 6

presso lo studio dell’avvocato Agnitelli Manuela che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

26/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2020 dal Cons. FIDANZIA ANDREA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Venezia, con decreto depositato in data 26.10.2018, ha rigettato la domanda di P.O., cittadino della (OMISSIS) volta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale o, in subordine, della protezione umanitaria.

E’ stato, in primo luogo, ritenuto che difettassero i presupposti per il riconoscimento in capo al ricorrente dello status di rifugiato, non essendo stato il suo racconto ritenuto credibile (il ricorrente aveva riferito di essersi allontanato dalla (OMISSIS) per il timore di essere ucciso dai membri della setta denominata Eye a causa del suo rifiuto di affiliarsi alla stessa setta).

Inoltre, con riferimento alla richiesta di protezione sussidiaria, il giudice di merito ha evidenziato l’insussistenza del pericolo per il ricorrente di essere esposto a grave danno in caso di ritorno nel suo paese di provenienza.

Infine, il ricorrente non è stato comunque ritenuto meritevole del permesso per motivi umanitari, non essendo stata allegata una specifica situazione di vulnerabilità personale.

Ha proposto ricorso per cassazione P.O. affidandolo a quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo è stata censurata la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2,3,5,6 e 11 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

Contesta il ricorrente il giudizio di credibilità formulato dal Tribunale di Venezia che si è fondato su opinioni soggettivistiche, dimostrando di non conoscere il contesto in cui doveva essere collocata la narrazione.

Deduce, inoltre, il ricorrente l’apparenza della motivazione del Tribunale di Venezia, che non ha spiegato realmente le ragioni per le quali ha ritenuto il suo racconto vago e non credibile.

2. Il motivo è fondato.

Il Tribunale ha motivato la non credibilità del richiedente con alcune espressioni non intellegibili in relazione alla vicenda sottoposta al suo esame, quali “la setta Eye, segreta, lo vorrebbe tra i suoi affiliati ma mai emergono qualità particolari per tale sodalizio imposto”, oppure “è esagerato che il ricorrente abbia subito forme di detenzione o limitazioni della libertà personale per reati di porto d’armi, se poi il capo d’accusa era la cospirazione non è logico che fosse lasciato, dopo un primo periodo, in libertà” o frutto, al limite, di un errore materiale (in ordine alla data di nascita del figlio) o apodittiche (come la presunta presenza capillare della setta Eye sul territorio senza che sia stata indicata la fonte di tale conoscenza), di talchè la motivazione del Tribunale di Venezia incorre nel vizio della incomprensibilità e/o apparenza.

3. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c) e art. 3, comma 3, lett. a), artt. 2, 3, 5, 8 e art. 9 CEDU, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1 bis in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Si duole il ricorrente che il Tribunale non ha erroneamente concesso la protezione sussidiaria, limitandosi a rilevare che lo stesso non aveva allegato di essere esposto a specifiche, concrete ed individuali minacce al conflitto che affligge il Delta State, venendo meno all’obbligo di esercitare i poteri istruttori di indagine e informazione cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

4. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. a) e b) e art. 14.

Si duole il ricorrente che il Tribunale non ha svolto una valutazione sull’effettiva situazione del paese d’origine, pur riconoscendo che nel Delta State vi è un conflitto.

5. Il secondo ed il terzo motivo, da esaminare unitariamente, avendo entrambi ad oggetto la richiesta di protezione sussidiaria, sono parimenti fondati.

Va preliminarmente osservato che, anche recentemente, questa Corte ha statuito che, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, a norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), la nozione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale, deve essere interpretata, in conformità con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE (sentenza 30 gennaio 2014, in causa C-285/12), nel senso che il grado di violenza indiscriminata deve avere raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 13858 del 31/05/2018, Rv. 648790).

Il giudice, quindi, nell’esercizio del proprio dovere di cooperazione istruttoria imposto dalla normativa in tema di protezione internazionale, deve accertare se sussista nel paese di provenienza del richiedente una tale situazione di rischio per l’incolumità fisica, che proprio perchè deve essere tale da porre in pericolo un civile per la sola presenza sul territorio, si configura di natura oggettiva e non necessariamente legata alla condizione soggettiva e personale del richiedente.

Nel caso di specie, il giudice di merito, pur riconoscendo lo stato di conflitto in Delta State, confondendo le fattispecie di cui alla lett. a) e b) con quella di cui alla lett. c) – come detto riconducibile ad una situazione di pericolo oggettivo – non ha concesso la protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c) legge cit. per la mancata deduzione da parte del richiedente di essere esposto ad una concreta individuale minaccia, situazione che, tuttavia, deve essere specificamente allegata solo in caso di richiesta della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. a) e b), legge cit..

Il decreto impugnato deve essere quindi cassato con rinvio al Tribunale di Venezia, in diversa composizione, per nuovo esame e provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

5. Il quarto motivo, attinente alla richiesta di protezione umanitaria, è assorbito.

P.Q.M.

Accoglie i primi tre motivi, assorbito il quarto, cassa il decreto impugnato e rinvia al Tribunale di Venezia, in diversa composizione, per nuovo esame e provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 15 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2020

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