Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20611 del 07/08/2018





Civile Sent. Sez. L Num. 20611 Anno 2018
Presidente: BERRINO UMBERTO
Relatore: PONTERIO CARLA

SENTENZA

sul ricorso 3600-2013 proposto da:
FINTECNA S.p.A. 05990230012, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA LUIGI GIUSEPPE FARAVELLI 22, presso lo
studio dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCO
2018

RAIMONDO BOCCIA, giusta mandato in atti;
– ricorrente –

678
contro

ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI
INFORTUNI SUL LAVORO (INAIL) 01165400589, in persona

Data pubblicazione: 07/08/2018

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo
studio dell’avvocato ANDREA ROSSI, che lo rappresenta
e difende, giusta procura in atti;
ILVA S.p.A., in persona del legale rappresentante pro

QUIRINO VISCONTI 20, presso lo studio degli avvocati
NICOLA DOMENICO PETRACCA e LUCA FAILLA (Studio LABLAW)
che la rappresentano e difendendono, giusta procura in
atti;
– controricorrenti nonchè contro

ILVA S.P.A. IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, in
persona dei Commissari Straordinari pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO
VISCONTI 20, presso lo studio dell’avvocato NICOLA
DOMENICO PETRACCA, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato LUCA MASSIMO FAILLA, giusta
procura in atti;
– resistente –

avverso la sentenza n. 696/2012 della CORTE D’APPELLO
di GENOVA, depositata il 13/9/2012 r.g. n. 230/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 14/02/2018 dal Consigliere Dott. CARLA
PONTERIO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENNIO

Generale Dott. RITA SANLORENZO, che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato CESIRA TERESINA SCANU per delega
verbale Avvocato ARTURO MARESCA;
udito l’Avvocato ANDREA SOLFANELLI per delega verbale

udito l’Avvocato LETIZIA CRIPPA per delega Avvocato
ANDREA ROSSI.

Avvocato NICOLA DOMENICO PETRACCA;

R.G. n. 3600/2013

FATTI DI CAUSA
1. La Corte d’appello di Genova, con sentenza n. 696 depositata il 13.9.2012,
in parziale riforma della pronuncia di primo grado che aveva dichiarato
inammissibile l’azione di regresso dell’Inail per decorrenza del termine
decadenziale di cui all’art. 112, comma 5, D.P.R. n. 1124 del 1965, ha

euro 288.538,40, oltre interessi legali e rifusione delle spese di lite.
2. La Corte territoriale, in dissenso rispetto all’indirizzo giurisprudenziale fatto
proprio dal Tribunale, che in caso di mancato inizio del procedimento penale fa
decorrere il termine di decadenza di cui al citato art. 112 dalla liquidazione
dell’indennizzo al danneggiato, ha ritenuto l’azione di regresso soggetta solo al
termine di prescrizione, nel caso di specie non eccepita, e ciò sul rilievo che non
fosse ammissibile introdurre una decadenza in via interpretativa o analogica,
trattandosi di istituto di stretta regolazione legale.
3. Ha dichiarato inammissibile l’azione nei confronti dell’Ilva, confermando sul
punto la sentenza di primo grado con diversa motivazione, sul rilievo che non
sussistessero i presupposti di cui agli artt. 10, commi 2 e 3, e 11, comma 2, del
D.P.R. 1124 del 1965 in quanto la responsabilità di tale società era stata
affermata dalla sentenza civile irrevocabile n. 529 del 2008, emessa dal
Tribunale di Genova, ai sensi dell’art. 2112 c.c. per essere l’Ilva subentrata
nella titolarità dell’azienda a cui erano imputabili le condotte costituenti fatto di
reato.
4. Ha identificato in Fintecna s.p.a. il soggetto subentrato ai datori di lavoro
del sig. Rondinelli degli anni dal 1971 al 1985, come tale parte del
procedimento definito con la sentenza civile n. 529 del 2008 che ne ha
accertato la responsabilità civile per fatto astrattamente previsto come reato,
con gli effetti di cui all’art. 11, comma 2, D.P.R. n. 1124 del 1965.
5.

Ha ritenuto, comunque, sussistenti gli elementi atti a dimostrare la

responsabilità di Fintecna s.p.a. nella causazione della patologia che ha
provocato il decesso del lavoratore.
6. Per la cassazione della sentenza la Fintecna s.p.a. ha proposto ricorso,
affidato a due motivi, cui hanno resistito con controricorso l’Inail e l’Ilva s.p.a..

Carla PonterioyeW”

condannato Fintecna s.p.a. al pagamento in favore dell’Inail della somma di

R.G. n. 3600/2013

8. Tutte le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Col primo motivo di ricorso la Fintecna s.p.a. ha dedotto violazione e falsa
applicazione dell’art. 112 del D.P.R. n. 1124 del 1965, in relazione all’art. 360,

2. Ha censurato la sentenza d’appello per aver applicato l’art. 112 del D.P.R.
n. 1124 del 1965 dandone un’interpretazione errata sia dal punto di vista
letterale che sistematico. Ha richiamato l’orientamento prevalente della
giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 7071 del 2006; Cass. n. 10950 del 2000)
che da tempo ha ravvisato nella disposizione in esame due distinte fattispecie,
la prima di decadenza dall’azione in caso di mancato accertamento di un fatto
reato in sede penale e la seconda di prescrizione ove sia intervenuta condanna
penale, (cfr. anche Corte Cost. n. 152 del 2002).
3. Ha sottolineato come il termine per l’esercizio dell’azione di regresso debba
farsi decorrere dal pagamento dell’indennità in favore del danneggiato posto
che, superata la pregiudizialità penale, nessun ostacolo si frappone alla rivalsa
Inail e ogni ritardo è al medesimo Istituto addebitabile.
4. Ha ritenuto inconferente il riferimento all’art. 2947 c.c. che attiene alla
diversa ipotesi di esercizio dell’azione civile nel processo penale.
5. Ha rilevato come alla data di deposito del ricorso in giudizio da parte
dell’Inail, 10.9.2010, il termine triennale di cui all’art. 112, D.P.R. n. 1124 del
1965 fosse ampiamente decorso.
6. Con il secondo motivo di ricorso la Fintecna s.p.a. ha dedotto violazione e
falsa applicazione dell’art. 10 D.P.R. n. 1124 del 1965, in relazione all’art. 360,
comma 1, n. 3 c.p.c., ribadendo il proprio difetto di legittimazione passiva. Ha
sottolineato come l’Ilva s.p.a. fosse proprietaria dello stabilimento presso cui il
sig. Rondinelli aveva lavorato fino al 1996 e datrice di lavoro dello stesso sin
dall’agosto 1988. Ha censurato l’attribuzione a se stessa di una responsabilità
esclusiva rilevando come il decesso del lavoratore fosse intervenuto dopo 12
anni dal passaggio alle dipendenze di Ilva s.p.a., ove il predetto aveva
continuato a svolgere le stesse mansioni, con modalità analoghe.

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2

comma 1, n. 3 c.p.c..

R.G. n. 3600/2013

7. Ha evidenziato come la stessa sentenza d’appello avesse interpretato l’art.
10 D.P.R. 1124 del 1965 come atto a fondare una responsabilità civile sia del
datore titolare dell’azienda ove si sono realizzate le condotte costituenti fatto
reato e sia dei soggetti che subentrano in virtù di trasformazioni soggettive o
fenomeni successori, ma avesse poi erroneamente escluso la legittimazione

responsabile civile nella citata sentenza irrevocabile n. 529 del 2008, ma ai
sensi dell’art. 2112 c.c..
8. Ha infine sottolineato come, data la collocazione temporale dei fatti rilevanti
per l’insorgenza del carcinoma tra il 1971 e il 1985 e l’immedesimazione di Ilva
s.p.a. con Cogea, di cui aveva acquisito il ramo d’azienda, dal 10.5.1985, l’Ilva
s.p.a. dovesse essere considerata responsabile diretta per il periodo da maggio
a dicembre 1995.
9. Nell’esame del primo motivo di ricorso occorre richiamare la pronuncia delle
Sezioni Unite di questa Corte, n. 5160 del 2015, intervenuta sulla questione
della individuazione del dies a quo del termine previsto dall’art. 112, u.c. citato,
nel caso in cui non sia stato instaurato alcun procedimento penale, e sulla
natura di detto termine, di decadenza o di prescrizione.
10. Le Sezioni Unite, risolvendo un complesso contrasto giurisprudenziale e
dando seguito alla interpretazione data dalla Sezione Lavoro con le sentenze n.
5134 e 5879 del 2011, hanno statuito: “In tema di assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni sul lavoro, l’azione di regresso dell’Inail nei confronti del
datore di lavoro può essere esercitata nel termine triennale previsto dall’art.
112 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, che, stante il principio di stretta
interpretazione delle norme in tema di decadenza, ha natura di prescrizione e,
ove non sia stato iniziato alcun procedimento penale, decorre dal momento di
liquidazione dell’indennizzo al danneggiato (ovvero, in caso di rendita, dalla
data di costituzione della stessa), il quale costituisce il fatto certo e costitutivo
del diritto sorto dal rapporto assicurativo, dovendosi ritenere che detta azione,
con la quale l’Istituto fa valere in giudizio un proprio credito in rivalsa, sia
assimilabile a quella di risarcimento danni promossa dall’infortunato, atteso che
il diritto viene esercitato nei limiti del complessivo danno civilistico ed è

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passiva di Ilva s.p.a. sul rilievo che la stessa fosse stata sì considerata

R.G. n. 3600/2013

funzionale a sanzionare il datore di lavoro, consentendo, al contempo, di
recuperare quanto corrisposto al danneggiato”.
11. Non costituisce ostacolo all’accoglimento del primo motivo di ricorso della
Fintecna s.p.a. l’erronea qualificazione del termine di cui all’art. 112 cit. come
decadenza anziché prescrizione.
Difatti, appartiene al potere di qualificazione del giudice ricondurre

l’eccezione puntualmente sollevata dalla parte alla categoria della decadenza o
della prescrizione, una volta che siano stati specificamente dedotti gli elementi
costitutivi dell’eccezione medesima, cioè il decorso del tempo e la volontà di
approfittare del relativo effetto estintivo; ciò, a maggior ragione, laddove, come
nel caso di specie, la qualificazione del termine triennale di cui all’art. 112 citato
come di prescrizione, anziché di decadenza, in mancanza di esercizio dell’azione
penale, è stata adottata dalle Sezioni Unite all’esito di un ampio contrasto
giurisprudenziale.
13. In tal senso è l’indirizzo consolidato secondo cui “nell’esercizio del potere
di qualificazione in diritto dei fatti, la Corte di Cassazione può dare al rapporto
una qualificazione giuridica diversa da quella accolta dal giudice di merito, con il
solo limite che tale individuazione deve avvenire sulla base dei fatti per come
accertati nelle fasi di merito ed esposti nel ricorso per cassazione e nella stessa
sentenza impugnata, senza cioè che sia necessario l’esperimento di ulteriori
indagini di fatto, fermo restando, peraltro, che l’esercizio del potere di
qualificazione non deve confliggere con il principio del monopolio della parte
nell’esercizio della domanda e delle eccezioni in senso stretto, (cfr. Cass. n.
9143 del 2007; Cass. n. 14865 del 2000).
14. Si è sostenuto, in riferimento alla questione oggetto di causa, come “la
rilevabilità della prescrizione dell’azione esperita dall’attore non è esclusa dal
fatto che il convenuto, eccependo in ordine a detta azione l’avvenuto decorso
del termine previsto dalla legge, l’abbia qualificato come termine di decadenza
invece che di prescrizione, spettando al giudice la qualificazione giuridica delle
deduzioni delle parti”, (Cass. n. 1814 del 1987; cfr. anche Cass. 6101 del 1998;
Cass. n. 7192 del 1986).

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12.

R.G. n. 3600/2013

15. Col primo motivo di ricorso la Fintecna s.p.a. ha richiesto, in riforma sul
punto della sentenza impugnata, che fosse dichiarata inammissibile l’azione di
regresso dell’Inail in quanto proposta dopo il decorso del termine triennale di
cui all’art. 112 cit.. Il chiaro riferimento al decorso del termine stabilito dalla
disposizione suddetta e all’inerzia dell’Istituto consente di qualificare l’eccezione

16. In base alle considerazioni svolte, va accolto il primo motivo di ricorso,
assorbito il secondo, e cassata la sentenza impugnata in relazione al motivo
accolto, con rinvio alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione, che
provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità, non disponendosi di dati
esaurienti ed univoci sul dies a quo del termine triennale.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo motivo, cassa
la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello
di Genova, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del
presente giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il 14.2.2018
1
Il consigliere est.

Dott.ssa C iirla P ntArio- -■
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Il Presidente
Dott. Umberto Berrino

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<7.•rs SignZe -7 AGO 2018 come di prescrizione, in adesione ai principi espressi dalle Sezioni Unite.

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