Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20610 del 31/08/2017


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Cassazione civile, sez. II, 31/08/2017, (ud. 30/05/2017, dep.31/08/2017),  n. 20610

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27451-2013 proposto da:

MEDIA E PROGETTI SRL, (OMISSIS), CRC CENTRO RADIODIFFUSIONE CAMPANIA

SOC COOP (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore

ing. C.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE G.

MAZZINI 88, presso lo studio dell’avvocato MARZIA AMICONI, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURO AMICONI;

– ricorrenti –

contro

SEMIR SRL, in persona del liquidatore rag. R.A.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. GRAMSCI N. 14, presso lo

studio dell’avvocato DOMENICO SICILIANO, rappresentato e difeso

dall’avvocato UGO BAGALA’;

– controricorrenti –

e contro

RADIO SERENA SRL, SOCIETA’ COOPERATIVA TEIBA A RL;

– intimati –

avverso la sentenza n. 5109/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/05/2017 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE;

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Roma, nella fase di merito successiva a quella cautelare, confermava l’ordinanza resa dal pretore di Tivoli nel settembre 1991 in accoglimento del ricorso proposto ex artt. 689,700 e 703 c.p.c., da Radio serena S.r.l. nei confronti della Cooperativa Teiba S.r.l., già Radio Effe, volto a sentir condannare la resistente alla dismissione dell’uso abusivo della frequenza (OMISSIS) mhz, nonchè al risarcimento dei danni conseguenti, e disponeva che la società cooperativa Teiba, titolare della emittente radiofonica Radio Effe, si astenesse dall’utilizzare frequenze ad una distanza inferiore a 300 K.HZ da quelle utilizzato dalla ricorrente, rigettava la domanda attorea di risarcimento danni e compensava integralmente le spese di lite;

avverso tale sentenza proponeva appello la società Media Progetti srl, nella sua qualità di proprietaria dell’impianto abilitato alla frequenza (OMISSIS) mhz acquisito a seguito di cessione di azienda radiofonica dal gruppo ADN che a sua volta lo aveva acquistato dalla cooperativa Teiba srl;

si costituiva l’appellata la quale eccepiva la non integrità del contraddittorio, non essendo stato l’appello notificato alla società Teiba;

la Corte d’appello rigettava l’eccezione, essendo l’appellante successore a titolo particolare della cooperativa Teiba, già Radio Effe, e quindi legittimato all’impugnazione della sentenza;

la Corte d’appello, nel merito, rigettava il motivo di impugnazione relativo alla presunta cessazione della materia del contendere dovuta alla carenza di interesse ad agire di Radio Serena che aveva dismesso quella frequenza e trasferito l’impianto occupando un’altra frequenza;

secondo il giudice del gravame ai sensi della L. n. 122 del 1998, art. 1, comma 5, Radio serena S.r.l. e Semir S.r.l. presentavano istanza al ministero delle comunicazioni per la razionalizzazione e compatibilizzazione degli impianti esercenti sulle frequenze (OMISSIS), e (OMISSIS) mhz interferenti tra loro, di talchè, sussistendo i presupposti, veniva rilasciata dall’ispettorato territoriale del Lazio un’autorizzazione provvisoria a radio serena per la modifica dell’impianto della frequenza dell’impianto di (OMISSIS) da (OMISSIS) mhz a (OMISSIS) mhz, fermo restando l’utilizzo della postazione di (OMISSIS) e il mantenimento delle medesime caratteristiche tecniche usate dalla Semir srl, e a quest’ultima era concesso di modificare la frequenza del proprio impianto di (OMISSIS) da (OMISSIS) a (OMISSIS) mhz, fermo restando l’esercizio della postazione di (OMISSIS) della quale non veniva alterato il quadro radiolettrico esistente;

tale autorizzazione provvisoria era confermata nel 2002 e diveniva definitiva;

veniva quindi a verificarsi tra le due emittenti una cessione sia della frequenza che della postazione con conseguente cessione di ramo d’azienda in corso di causa, si realizzava così un’ipotesi di successione a titolo particolare e, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 1 il processo proseguiva tra le parti originarie dando luogo ad una sostituzione processuale del dante causa senza che vi fosse alcuna carenza di interesse:

secondo i giudici del gravame l’appello non era diretto a contestare in termini specifici la sentenza laddove si affermava l’essenzialità del preuso della frequenza per il riconoscimento della tutela e il riconoscimento di tale preuso in capo a radio serena quantomeno sino al giugno del 1999, sicchè il capo della sentenza relativo al preuso e alla concessione della tutela possessoria doveva ritenersi passato in giudicato;

la Corte d’appello precisava che i nuovi documenti prodotti dall’appellante e inerenti determinazioni del ministero dello sviluppo economico sul contenzioso tra emittenti estranee alle parti erano del tutto irrilevanti ai fini dell’appello proposto anche in considerazione della natura possessoria del giudizio;

la corte d’appello rigettava anche l’impugnazione incidentale volta a censurare il rigetto della domanda di risarcimento del danno conseguente all’illegittima interferenza sulla frequenza in quanto non provato, non con riferimento alla quantificazione del danno ma alla sua stessa esistenza, così come rigettava il motivo di appello relativo alla compensazione delle spese e, vista la soccombenza di entrambe le parti, compensava anche le spese relativamente al giudizio di appello;

avverso tale pronuncia, con tre motivi, propone ricorso per cassazione Media e Progetti S.r.l. e C.R.C. Centro radiodifussione Campania società cooperativa, quest’ultima, nella sua qualità di avente causa dalla società Media e Progetti per avere dalla stessa acquistato nel 2005 l’impianto oggetto di causa;

Si è costituita con controricorso Semir Srl in liquidazione chiedendo il rigetto.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il primo motivo di ricorso attiene alla violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 111 e 100 c.p.c., nonchè alle norme che disciplinano trasferimento di impianti radiotelevisivi e rami d’azienda;

secondo i ricorrenti la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere infondato il motivo di censura inerente la carenza di interesse ad agire della società radio serena determinatosi a seguito dell’abbandono dell’utilizzo della frequenza (OMISSIS) mhz in corso di causa, circostanza che avrebbe dovuto necessariamente condurre alla declaratoria della cessazione della materia del contendere;

la Corte d’appello, invece, mal interpretando la documentazione in atti avrebbe ritenuto che tra radio serena e la società semir fosse intervenuto una cessione sia della frequenza che della postazione con conseguente cessione di ramo d’azienda, facendo proseguire, ai sensi dell’art. 111 c.p.c., il processo tra le parti originarie, con una sostituzione processuale del dante causa;

in realtà tra le due società non era avvenuta alcuna cessione di ramo d’azienda in quanto le stesse presentavano al Ministero delle comunicazioni un progetto di compatibilizzazione per risolvere una presunta situazione di interferenza tra i loro impianti;

a seguito dell’adozione di alcuni provvedimenti amministrativi radio serena abbandonava l’utilizzo della frequenza (OMISSIS) mhz, cessando definitivamente di radiare il proprio segnale su quel bacino d’utenza, mentre l’altra società veniva autorizzata a trasferirsi su tale frequenza;

successivamente, terminata la sperimentazione delle trasmissioni sulle nuove frequenze, la situazione così descritta, che non poteva in alcun modo qualificarsi come cessione d’azienda, trovava definitiva sistemazione;

in altri termini secondo il ricorrente la procedura di compatibilizzazione non poteva essere ricondotta alla cessione del ramo d’azienda e, quindi, alla cessione del diritto controverso;

dunque la Corte d’appello avrebbe dovuto correggere l’errore commesso dal Tribunale, dichiarando cessato l’interesse dell’attrice appellata all’adozione del richiesto provvedimento possessorio;

il secondo motivo di ricorso attiene all’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti in quanto la corte di appello avrebbe omesso di esaminare il contenuto del parere della direzione del ministero dello sviluppo economico del 10 maggio 2012 pur avendolo acquisito agli atti di causa;

il terzo motivo di ricorso attiene all’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, avendo la Corte d’appello affermato che il ricorrente non avesse contestato in termini specifici la sentenza di primo grado in ordine al preuso illegittimamente riconosciuto in capo a Radio serena, ritenendo che fosse passato in giudicato il relativo capo della sentenza;

in realtà il ricorrente, aveva proposto l’appello proprio al fine di censurare il riconosciuto preuso, dimostrando l’erroneità della decisione assunta in primo grado;

tale preuso, infatti, a seguito della rinuncia all’utilizzo dell’impianto da parte di radio serena si sarebbe cristallizzato in capo a radio Effe;

tutti e tre i motivi esposti, che per la loro intrinseca unitarietà devono essere trattati congiuntamente, sono infondati;

la vicenda di cui è causa risale al 1991 allorchè radio serena srl agì per vedere cessare la turbativa del suo possesso della frequenza n. (OMISSIS) da parte della cooperativa Teiba proprietaria di radio Effe;

la vicenda processuale si svolse con una prima ordinanza del pretore di Roma sezione distaccata di Tivoli con la quale fu ordinato alla convenuta di cessare l’attività comportante la turbativa del possesso dell’attrice;

tale ordinanza fu confermata in sede di merito del giudizio possessorio mentre fu rigettata la richiesta di risarcimento del danno da parte di radio serena srl in quanto non provato;

secondo il ricorrente, il merito possessorio avrebbe dovuto concludersi con una pronuncia di cessata materia del contendere perchè nelle more del giudizio, radio serena aveva iniziato la procedura c.d. di compatibilizzazione, ai sensi della L. n. 122 del 1998 a seguito della quale aveva perso il possesso della frequenza in oggetto;

preliminarmente deve ribadirsi che il titolare di impianto di trasmissioni radiotelevisive via etere in ambito locale, il quale, anche senza autorizzazione amministrativa, utilizzi di fatto e con preuso una certa banda di frequenza, è portatore, nei confronti di altro privato che, anch’esso privo di autorizzazione, interferisca sulla frequenza stessa, di posizioni soggettive tutelabili in sede possessoria, dovendosi, nella specie, configurare come turbativa del possesso non soltanto un comportamento di immediata ed agevole percezione, quale lo spossessamento dell’impianto o di altre attrezzature accessorie, ma anche un’attività di interferenza nelle trasmissioni irradiate dall’emittente titolare del “preuso” per effetto di altra trasmissione irradiata sul medesimo canale dalla seconda emittente (Sez. 2, n. 7553 del 2000 Rv. 537287);

dunque il titolare di autorizzazione provvisoria all’esercizio di impianto di radiodiffusione in ambito locale è legittimato ad esperire, sulla base del semplice preuso della propria banda di frequenza, le azioni a tutela di quest’ultima contro le interferenze provenienti da altre emittenti;

la decisione della Corte d’Appello (e prima ancora del Tribunale) è conforme a tale giurisprudenza e non assume alcuna rilevanza la circostanza, prospettata come motivo di ricorso, della successione o meno nel possesso ex art. 1146 c.c., comma 2, da parte della Semir srl;

il fondamento dell’azione di manutenzione o di spoglio, infatti, va apprezzato al momento dello spoglio o della turbativa e non con riguardo agli eventi successivi alla proposizione del ricorso che sono irrilevanti rispetto alla tutela della situazione di fatto e che, al più, attengono alla sfera del petitorio, Sez. 3, n. 3549 del 1998 Rv. 514284;

in altri termini la tutela possessoria è concessa a salvaguardia della situazione di fatto e non di diritto, con la conseguente irrilevanza del venir meno del titolo della detenzione qualificata in epoca successiva al fatto lesivo, attenendo tale modificazione alla sfera del petitorio;

secondo la giurisprudenza di questa Corte ciò che è necessario ai fini dell’utile esercizio dell’azione di manutenzione è che vi sia una molestia in atto al momento della proposizione della domanda e addirittura è possibile che la medesima azione abbia una funzione preventiva, per impedire future turbative analoghe a quelle ripetutamente poste in essere (Sez. 2, n. 1800 del 1984 Rv. 433868);

ne consegue che risultano del tutto irrilevanti le vicende successive rispetto alla turbativa del possesso che la società radio serena aveva subito a causa dell’interferenza nelle trasmissioni irradiate sulla medesima frequenza da radio Effe, in quanto il giudizio possessorio verteva sulla situazione di fatto esistente nel 1991;

inoltre, deve evidenziarsi come il ricorrente cada in contraddizione, perchè da un lato afferma che la Corte d’Appello doveva accogliere il suo motivo di appello e dichiarare cessata la materia del contendere per difetto di interesse e dall’altro rivendica di aver appellato la sentenza del Tribunale anche in relazione al preuso della frequenza da parte di Radio serena;

risulta evidente che sulla base di questi motivi di appello, unitamente all’appello incidentale di radio serena volto ad ottenere il risarcimento del danno sofferto a causa della turbativa del possesso subita ad opera della cooperativa Teiba, non vi erano le condizioni per una pronuncia di cessazione della materia del contendere per carenza di interesse;

nel caso in esame, quantomeno ai fini della richiesta di risarcimento del danno, andava effettuato l’accertamento in ordine alla turbativa del possesso subito da Radio Serena e non poteva dichiararsi cessata la materia del contendere;

com’è noto, infatti, si può dichiarare cessata la materia del contendere solo quando si accerti una situazione di diritto sostanziale tale che tutte le parti abbiano perduto ogni interesse a proseguire il giudizio (Sez. L, n. 1068 del 1999 Rv. 523043);

la sentenza della Corte d’Appello, pertanto, risulta corretta anche laddove, tenuto conto dei motivi di appello proposti, aveva ritenuto che la sentenza del Tribunale fosse passata in giudicato rispetto all’esistenza in capo a Radio Serena del preuso della frequenza al momento della domanda possessoria e all’illegittima interferenza sull’uso della frequenza operata da radio Effe allora di proprietà della Cooperativa Teiba;

l’affermazione della Corte d’Appello sulla cessione di ramo d’azienda non era diretta ad affermare la continuità del possesso da parte di Semir s.r.l., come sembra prefigurare il ricorrente, ma semplicemente ad affermare che il processo ai sensi dell’art. 111 c.p.c. doveva proseguire tra le parti originarie;

risulta corretta, infine, alla luce di quanto detto, la valutazione di irrilevanza della Corte d’Appello circa il documento ministeriale del 2012 che ipotizzava una mancanza di continuità nel possesso di Semir srl rispetto a quello a suo tempo esercitato da radio serena;

in conclusione il ricorso deve essere interamente rigettato e le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo;

ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio, liquidate in Euro 3.700,00 (tremilasettecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge;

dichiara la parte ricorrente tenuta al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 30 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2017

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