Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20604 del 07/08/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 20604 Anno 2018
Presidente: ORILIA LORENZO
Relatore: GRASSO GIUSEPPE

ORDINANZA
sul ricorso 13032-2017 proposto da:
PAOLELLA GIOVANNINA, BARBERIO CARLO ILDO,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE REGINA
MARGHERITA 1, presso lo studio dell’avvocato SILVIO BOZZI,
che li rappresenta e difende;

– ricorrente Contro
DI LIBERO TERESA,’ elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
DEL MONTE OPPIO 5, presso lo studio dell’avvocato
FRANCESCO PASCUCCI, rappresentata e difesa dall’avvocato
LUIGI ROTONDI;

– controricorrente avverso la sentenza n. 2062/2016 della CORTE D’APPELLO di
NAPOLI, depositata il 20/05/2016;

Data pubblicazione: 07/08/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 27/04/2018 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE
GRASSO;
ritenuto che con la sentenza fatta oggetto del ricorso proposto da
Carlo lido Barberio e Giovannina Paolella, la Corte d’appello di Napoli

Distaccata di Guardia Sanframondi, che aveva disatteso la domanda
degli odierni ricorrenti, i quali avevano lamentato che la proprietaria
della casa limitrofa, Teresa Di Libero, costruendo sul confine,
omettendo di rispettare le distanze legali aveva occluso un’apertura
lucifera goduta dagli attori per usucapione ed accolto la domanda
riconvenzionale di regolarizzazione della luce avanzata dalla
controparte;
ritenuto che con i due motivi posti a corredo del ricorso il Barberio
lamenta: 1) la violazione dell’art. 904, cod. civ. e omesso esame di un
fatto controverso e decisivo, per avere il Giudice dell’appello negato
l’ammissibilità dell’acquisto per usucapione del diritto a mantenere le
luci, nonostante che le stesse avessero <>, tenuto conto della
<>, modificata in
modo tale da dare vita a <>, trasformato
dalla controparte <>; 2) la violazione
dell’art. 345, cod. proc. civ. e l’omesso esame di un fatto controverso e
decisivo, per avere la Corte d’appello sostanzialmente sostenuto che i
ricorrenti avevano introdotto in secondo grado la domanda nuova con
la quale avevano rivendicato la proprietà comune del muro, sul quale si
apriva la luce, ponendola a fondamento dell’acquisto per usucapione

Ric. 2017 n. 13032 sez. M2 – ud. 27-04-2018
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confermò la sentenza emessa dal Tribunale di Benevento, Sezione

del diritto al mantenimento dell’apertura, nel mentre trattavasi di una
<>;
ritenuto che Teresa Di Libero si difende con controricorso e che
entrambe le parti hanno depositato memoria;
considerato che il ricorso è manifestamente destituito di giuridico

da tempo risalente si spiega in giurisprudenza e dottrina) per la
semplice ragione che il proprietario del fondo sul quale si apre la luce
ha il diritto, oltre che di oscurarla, costruendovi in aderenza o
chiedendo la comunione del muro sul quale la stessa insiste (art. 904,
cod. civ.), di chiederne, in caso di non conformità della stessa alle
prescrizioni di cui all’art. 901, cod. civ., la regolarizzazione, giammai sia
ipotizzabile un atteggiamento abbandonino delle predette facoltà in
capo al proprietario del fondo sul quale si apre la luce, con la
conseguenza che il proprietario del fondo che gode della luce non
potrà vantare animo possessorio ad asutapionem; difatti, il possesso di
luci irregolari, sprovvisto di titolo e fondato sulla mera tolleranza del
vicino, non può condurre all’acquisto per usucapione o per
destinazione del padre di famiglia della relativa servitù, in quanto la
servitù di aria e luce – che è negativa, risolvendosi nell’obbligo del
proprietario del fondo vicino di non operarne la soppressione – non è
una servitù apparente, atteso che l’apparenza non consiste soltanto
nell’esistenza di segni visibili ed opere permanenti, ma esige che queste
ultime, come mezzo necessario all’acquisto della servitù, siano indice
non equivoco del peso imposto al fondo vicino in modo da fare
presumere che il proprietario di questo ne sia a conoscenza; né la
circostanza che la luce sia irregolare è idonea a conferire alla indicata
servitù il carattere di apparenza, non essendo possibile stabilire dalla
irregolarità se il vicino la tolleri soltanto, riservandosi la facoltà di
Ric. 2017 n. 13032 sez. M2 – ud. 27-04-2018
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fondamento per le ragioni di cui appresso: a) non è dubbio che, (come

chiuderla nel modo stabilito, ovvero la subisca come peso del fondo,
quale attuazione del corrispondente diritto di servitù o manifestazione
del possesso della medesima (ex multis, Sez. 2, n. 14384, 17/6/2004,
Rv. 11343; nello stesso, più di recente, ex multis, Sez. 6-2, n. 14384,
25/6/2014); b) la deroga alla quale fa improprio riferimento il

diversa ipotesi in cui il diritto della proprietà condominiale risulta
strutturato, per così dire connaturato, in maniera tale che, a cagione
della destinazione e del modo d’essere dell’edificio, ognuno dei
condomini debba sopportare la presenza di aperture nate con il
fabbricato e caratterizzanti lo stesso, sicché, nel caso in cui <> (Sez., 2, n. 15248,
20/7/2005); nonostante gli sforzi del ricorrente, è di tutta evidenza che
la fattispecie al vaglio, siccome insinclacabilmente accertata in fatto dai
Giudici del merito, non giustifica affatto la deroga per la basilare
ragione che non si è in presenza di una proprietà condominiale, e la
ricostruzione alternativa proposta è inammissibile, contrastando con le
risultanze di merito; c) il secondo motivo resta assorbito (assorbimento
Ric. 2017 n. 13032 sez. M2 – ud. 27-04-2018
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ricorrente, più volte esaminata da questa Corte, concerne la ben

improprio) dal rigetto della prima censura; d) costituisce una
evocazione senza costrutto il richiamo all’art. 360, n. 5, cod. proc. civ.,
non cogliendosi in che consista l’omesso esame su un fatto decisivo e
controverso;
considerato che spese legali debbono seguire la soccombenza e

della qualità della causa, nonché delle attività espletate.
considerato che ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02
(inserito dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12) applicabile ratione

temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30
gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento
del contributo unificato da parte dei ricorrenti, a norma del comma 1bis dello stesso art. 13;

P.Q.M.
rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento, in favore della
controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in
curo 2.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del
15 per cento, agli esborsi liquidati in curo 200,00, e agli accessori di
legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02, inserito dall’art.
1, comma 17 legge n. 228/12, dichiara la sussistenza dei presupposti
per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma il 27 aprile 2018
Il Presidente
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