Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20586 del 30/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 30/08/2017, (ud. 31/05/2017, dep.30/08/2017),  n. 20586

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19038/2016 proposto da:

P.G., R.G.N., rappresentati e difesi

dall’avv. STEFANO CALOI, con domicilio in Roma presso la Corte di

Cassazione;

– ricorrenti –

contro

HABITAT SRL, rappresentata e difesa dagli avv.ti LORENZO PICOTTI E

GABRIELLA DE STROBEL, con domicilio in Roma presso la Corte di

Cassazione;

– controricorrenti –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL e TIONE IMMOBILIARE SRL;

– intimati –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di VERONA, depositata il

02/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

31/05/2017 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE

1 Con ordinanza 16.6.2016 il Tribunale di Verona ha dichiarato la litispendenza tra la causa (n. 7724/2015 R.G.) di risoluzione per inadempimento e risarcimento danni in relazione ad un articolato contratto di permuta, promossa dai coniugi R.G.N. e P.G. contro la Habitat srl e quella (n. 1503/2015 R.G.) pendente innanzi alla Corte d’Appello di Venezia su gravame della originaria attrice (OMISSIS) srl nei confronti dei predetti coniugi e – per quanto qui interessa – in contraddittorio anche con la Habitat srl, terzo chiamato in garanzia dai convenuti R. e P. e appellante incidentale.

Per giungere a tale conclusione il Tribunale veneto ha rilevato:

– che anche nel giudizio di appello proposto dalla (OMISSIS) srl contro il rigetto della domanda di rimborso da essa avanzata nei confronti dei coniugi, occorreva accertare l’esistenza e l’efficacia del “Contratto di permuta di quota d’area di pertinenza fabbricati a fronte dell’obbligo di eseguire una ristrutturazione/costruzione e divisione di immobile da edificare stipulato il 26.6.2008”, in considerazione della domanda di manleva spiegata dai coniugi;

– che nel caso di specie sussiste la concreta possibilità di giudicati contrastanti essendo ben possibile che si pervenga nei due giudizi a conclusioni difformi in ordine all’esistenza ed efficacia del contratto suddetto;

– che la pendenza dei giudizi in gradi diversi non è più di ostacolo alla configurabilità della litispendenza.

Il Tribunale ha quindi disposto la cancellazione della causa dal ruolo.

2 Contro tale provvedimento i coniugi R. – P. hanno proposto regolamento di competenza articolato su tre motivi, a cui resiste con memoria la Habitat srl.

3 Il Procuratore Generale ha depositato conclusioni scritte chiedendo anch’egli il rigetto del ricorso.

Le parti private Hanno depositato memorie.

4.1 Con un primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 39, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: i ricorrenti osservano innanzitutto che al momento della proposizione della causa n. 7724/2015 davanti al Tribunale di Verona, l’altro giudizio non era pendente perchè il termine per la proposizione dell’appello non era ancora scaduto; contestano inoltre la sussistenza della litispendenza, stante la differenza qualitativa e quantitativa dei petita azionati dalle parti nei due giudizi e trascrivono le rispettive richieste evidenziando che nessuna delle domande svolte in un processo viene reiterata nell’altro: al più ricorrerebbe una ipotesi di continenza di cause.

4.2 Con un secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 39 e 100, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: secondo la tesi dei ricorrenti, il G.U. ha errato nel ravvisare la possibilità di formazione di giudicati contrastanti con riferimento al contratto del 26.6.2008 perchè nell’altro giudizio, già in sede di conclusioni in primo grado e poi in appello in sede di comparsa di costituzione, essi avevano concluso, nei rapporti con la Habitat srl, per la cessazione della materia del contendere e la sopravvenuta carenza di interesse e per d conseguente rigetto di ogni domanda della Habitat, essendo logicamente incompatibile l’originaria domanda di manleva con l’effetto risolutorio ex art. 1454 c.c., verificatosi a seguito della diffida ad adempiere pacificamente rimasta inosservata.

4.3 Col terzo ed ultimo motivo i due ricorrenti denunziano infine violazione e falsa applicazione degli artt. 39 e 337, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osservano che nel caso in esame si sarebbe in presenza di una continenza di cause perchè in una si agisce per la risoluzione del contratto e il risarcimento danni e nell’altra per l’adempimento. Rilevano che qualora non sia possibile fissare il termine per la riassunzione ai sensi dell’art. 39 c.p.c., comma 2, allora occorrerà sospendere il processo ai sensi dell’art. 337 c.p.c..

Il primo e terzo motivo sono fondati.

La causa proposta dai coniugi R. – P. nel 2015 davanti al Tribunale di Verona contiene sia una domanda di risoluzione contrattuale (per l’inutile decorso del termine ad adempiere intimato all’Habitat con l’atto stragiudiziale di diffida ex art. 1454 c.c.) sia una domanda accessoria di risarcimento danni per Euro 559.064,00, mentre e quella pendente in grado di appello a Venezia (n. 1503/2015 R.G) contiene, tra l’altro – e per quanto di stretto interesse in questa sede – sostanzialmente solo una domanda di risoluzione del predetto contratto ex art. 1454 c.c., domanda avanzata in primo grado in via riconvenzionale nei confronti dei R. – P. dalla società Habitat chiamata in garanzia (e da questa riproposta in secondo grado in via di appello incidentale): è evidente che le due domande non sono identiche perchè se è vero che entrambe presuppongono la verifica della validità del contratto del 28.6.2008, quella proposta davanti al Tribunale contiene un quid pluris, cioè una richiesta accessoria di danni.

Si tratterebbe quindi di rapporti di continenza e non di litispendenza.

In linea di principio, in tema di continenza di cause, le norme dettate dall’art. 39 c.p.c., non operano sia con riguardo a cause pendenti in gradi diversi che nell’ipotesi in cui la causa preveniente sia già in fase di decisione, perchè in entrambi i casi non sarebbe comunque più possibile procedere ad una trattazione congiunta delle cause in rapporto di continenza.

Sulla scorta di tale principio, pertanto, assorbito l’esame della seconda censura, va dichiarata la competenza del Tribunale di Verona a decidere sulla domanda di risoluzione e risarcimento danni avanzata dai coniugi contro la Habitat srl salva la possibilità di disporre la sospensione del procedimento ex art. 337 c.p.c., in attesa della definizione di quello pendente in appello, soluzione che la giurisprudenza ritiene ammissibile in ipotesi di continenza tra un giudizio di appello e uno in primo grado proprio per soddisfare l’esigenza di coordinamento tra le due cause (Sez. 3, Ordinanza n. 16446 del 2009; Cass. 17/09/2004, n. 18819; Cass. 6 giugno 2003, n. 9141; v. altresì Sez. 6-3, Ordinanza n. 5455 del 10/03/2014 Rv. 630197; Sez. 3, Ordinanza n. 19525 del 21/09/2007 Rv. 600488) e sulla quale concorda in subordine anche la società Habitat a pagg. 19 e 20 della memoria difensiva.

Il medesimo giudice provvederà anche sulle spese del presente procedimento.

PQM

 

accoglie il ricorso; cassa l’ordinanza impugnata e rinvia, previa riassunzione nei termini di legge, al Tribunale di Verona che provvederà anche sulle spese del presente procedimento.

Così deciso in Roma, il 31 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 agosto 2017

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