Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20581 del 07/08/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 20581 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: D’ASCOLA PASQUALE

ORDINANZA

sul ricorso 23803-2012 proposto da:
REMEDI MARZIA (RMDMRZ55D65F0351), VENTURELLI EGIDIO
(VNTGDE50D11G480V), elettivamente domiciliati in ROMA,
VIALE DELLE MILIZIE 9, presso lo studio dell’avvocato
GIUSEPPE MATTINA, che li rappresenta e difende;
– ricorrenti contro

MARTINENGHI CLAUDIO (MRTCLD55D16F025S), elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA CICERONE 44, presso lo studio
dell’avvocato LUCA PARDINI, rappresentato e difeso
dall’avvocato ANDREA VERONA;
– controricorrent enonchè contro

Data pubblicazione: 07/08/2018

MARTINENGHI CECILIA, MARTINENGHI ALEXANDRA;
– intimati –

avverso la sentenza n. 1124/2011 della CORTE D’APPELLO
di FIRENZE, depositata il 14/09/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 22/06/2017 dal Consigliere Dott.

PASQUALE D’ASCOLA.

Fatti di causa e ragioni della decisione

1)

Dalla sentenza impugnata, resa dalla corte di appello di Firenze il 14

settembre 2011, si apprende che i signori Martinenghi, titolari di servitù di

maggio 2005 aprirono un varco nel muretto di recinzione tra la loro villetta e la
strada, onde accedere con automezzi alla loro proprietà; che i proprietari del
fondo servente agirono in via possessoria, lamentando di essere stati spogliati
della possibilità di parcheggiare davanti al varco aperto dai Martinenghi; che il
tribunale di Lucca-Viareggio respinse la domanda, riproposta in appello dai
Remedi-Venturelli deducendo l’aggravamento della servitù preesistente.
La Corte di appello ha rigettato il gravame, osservando che non sussisterebbe
aggravamento di servitù perché la possibilità di accesso ulteriore dei
Martinenghi “non influisce in alcun modo sull’esercizio della servitù di transito”.
Ha inoltre rilevato che in precedenza gli appellanti non avevano esercitato “il
possesso del parcheggio davanti il varco aperto dagli appellati”, ritenendo che
pertanto non vi era stata lesione possessoria.
Gli attori hanno proposto ricorso per cassazione avverso questa sentenza.
Il solo intimato Claudio Martinenghi ha resistito con controricorso.
2)

Il primo motivo lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 1168 e

1170 c.c. e omessa motivazione.
Parte ricorrente lamenta che la Corte di appello, confondendo profili possessori
e petitori, non abbia compreso che parte attrice lamentava lo spossessamento
e che non abbia motivato l’affermazione secondo cui l’apertura di nuovi varchi
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passo carrabile su una strada di proprietà dei signori Remedi-Venturelli, nel

non avrebbe costituito aggravamento di servitù, posto che era originariamente
previsto un solo varco “venduto alla Coli e Pascaglini” (società dante causa
degli intimati).
Il secondo motivo denuncia violazione anche dell’art. 1140 c.c. e vizi di

che i ricorrenti siano possessori della striscia di terreno che è gravata soltanto
da servitù di passaggio carrabile in favore dei convenuti «giusto per entrare
nel “loro” varco carrabile», secondo l’estensione acquistata dalla società
sopraindicata.
Il ricorso ricorda che le molestie di controparte erano iniziate mediante
parcheggio di autovetture sulla striscia di terreno, condotta cui gli attori
avevano reagito con altre azioni possessorie, chiusesi con verbali di
conciliazione in cui i convenuti e altri proprietari nella loro stessa condizione si
erano impegnati a non parcheggiare più sulla striscia di terreno. Si diffonde poi
nell’illustrazione delle possibili ricadute dell’interpretazione, data dai giudici di
merito, della nozione di possesso sul fondo servente da parte del titolare del
diritto dominicale.
3)

Nel resistere al ricorso per cassazione, l’intimato Claudio Martinenghi ha

ricordato che il verbale di conciliazione con l’impegno a non parcheggiare sulla
striscia di terreno era stato firmato solo dopo aver creato il varco con cancello
oggetto della azione possessoria; che la servitù era estesa sulla intera striscia
con l’accordo che nessuno vi avrebbe parcheggiato sopra; che l’apertura di un
varco non costituiva aggravio in considerazione del pregresso uso dell’area
antistante da parte dei resistenti.
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motivazione: parte ricorrente lamenta che i giudici di merito abbiano negato

4)

Preliminarmente va disattesa l’eccezione di inammissibilità sollevata dal

resistente deducendo che il ricorso era relativo a questioni decise dal tribunale
e non oggetto di appello da parte degli attori. Si tratta delle affermazioni con
cui il tribunale avrebbe ritenuto che solo i convenuti avessero parcheggiato il

richiesta prova testimoniale.
Il rilievo è manifestamente infondato.
L’esame dell’atto di appello datato 24. 11. 2008 – consentito dalla natura
processuale della eccezione – già a pag. 4 evidenzia, con apposita
numerazione e distinzione analitica, che parte appellante ebbe ben chiari i tre
profili su cui si imperniava la sommaria decisione manoscritta dal giudice di
primo grado.
In particolare il secondo profilo, relativo alla configurabilità del possesso, è
stato attaccato da pag. 6 e seguenti osservando l’esistenza di un vizio logico
nel negare la qualità di possessore in capo a chi aveva «reagito allo
spossessamento» e citando, nel capo successivo, giurisprudenza coerente
con questa tesi.
5) Il ricorso è fondato.
La giurisprudenza in tema di tutela possessoria, ambito al cui rispetto parte
ricorrente si è richiamata, afferma reiteratamente: «poiché il possessore di
un fondo ha il potere di usarne e goderne secondo la normale destinazione di
esso, qualunque intervento del vicino titolare di una servitù di passo su parte
di tale fondo, diretto a limitare tale uso e godimento oltre il necessario per il
godimento di quella servitù, costituisce turbativa del possesso del fondo e
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veicolo sulla striscia e posseduto l’area, questioni su cui non era stata più

legittima il possessore a chiedere la cessazione della turbativa stessa» (Cass.
n. 168 del 11/01/1993; n. 1032 del 25/02/1989).
Questa premessa è stata ignorata dalla Corte di appello, che ha affermato che
non vi sarebbe aggravamento di servitù perché l’apertura di un secondo varco

loro spazio privato non influisce in alcun modo sull’esercizio della servitù di
transito».
L’affermazione, contrastante con il principio di diritto riportato, è palesemente
illogica, giacchè nell’ottica dell’azione possessoria intrapresa dai proprietari
serventi contro i proprietari del fondo dominante, l’attenzione va portata non
tanto sull’esercizio della servitù, quanto sull’esistenza o meno di un maggior
asservimento del fondo rispetto a quanto esercitato in precedenza (quando vi
era un solo varco, come pattuito).

E’ rispetto agli utilizzi preclusi al fondo

servente dall’apertura del varco che va commisurata la doglianza possessoria
rivolta contro una nuova manifestazione della servitù, per la raddoppiata
potenzialità di accesso e transito di più veicoli, eventualmente anche
contemporaneo, da e per la proprietà Martinenghi.
6)

La lesione lamentata poteva essere fatta valere in via petitoria, ma

anche, come si è detto, in via possessoria, sulla base del possesso esercitato
sulla striscia di terreno, possesso che include tutte le manifestazioni sia già
manifestate che non ancora esercitate, ma possibili, in base alla conformazione
del fondo.
E’ la loro compressione che viene lamentata da chi subisce una modifica
dell’esercizio del possesso del diritto di passo da parte del titolare del fondo

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al fine di dare nuova possibilità ai Martinenghi «di accedere dalla strada al

dominante. Ove quest’ultimo vanti una servitù convenzionale che prevede una
determinata modalità di esercizio, il mutamento strutturale (il nuovo varco)
delle condizioni di esercizio può costituire turbativa del possesso del fondo e
legittimare il possessore a chiedere la cessazione della turbativa stessa.

attenzione sulla sola utilizzazione a parcheggio dell’area posta davanti al nuovo
varco, indicata da parte ricorrente come concreta manifestazione possessoria
del diritto di proprietà da essa vantato, ma che non è l’unica estrinsecazione
del possesso.
Peraltro anche a questo proposito la decisione di appello risulta carente, atteso
che ha rimproverato ai ricorrenti di non aver mai esercitato in alcun modo tale
forma di possesso, senza tener conto e analizzare, come sarebbe stato
doveroso, la circostanza che erano stati i convenuti a impedire questa forma di
possesso dei proprietari, perché parcheggiando colà la loro vettura avevano
indotto i Remedi-Venturelli a precedenti iniziative giudiziali, senz’altro
significative al fine di manifestare sotto ogni profilo il possesso vantato sulla
striscia di terreno.
Ed è sempre per via di questo uso anteatto della parte di terreno antistante il
nuovo varco che resta insufficientemente argomentata, alla luce delle vicende
descritte dalle parti concordemente (su questo punto), l’affermazione
conclusiva resa in sentenza. Si legge infatti che un eventuale parcheggio
«sarebbe incompatibile con la destinazione della strada al transito>>,
incompatibilità che sembra però smentita dalla circostanza che le parti
miravano e mirano a questo uso, pur non negando che la striscia – di mutevole
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La sentenza impugnata non si è conformata a questi principi, ma ha portato

larghezza – sia preminentemente destinata all’esercizio del passaggio di una
pluralità di aventi diritto.
7)

Discende da quanto esposto l’accoglimento del ricorso e il rinvio al

giudice di merito per un più esauriente esame dell’atto di appello, esame che si

La sentenza impugnata va cassata e la cognizione rimessa ad altra sezione
della Corte di appello di Firenze anche per la liquidazione delle spese di questo
giudizio.
PQM
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra
sezione della Corte di appello di Firenze, che provvederà anche sulla
liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma nella Camera di consiglio della 2″ sezione civile tenuta il
22 giugno 2017

nna

atterrà ai principi di diritto enunciati al paragrafo 5.

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