Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20579 del 07/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 07/10/2011, (ud. 13/04/2011, dep. 07/10/2011), n.20579

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ALONZO Michele – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.S.M. spa, elettivamente domiciliata in Rema, in via Giuseppe

Ferrari n. 2, presso l’avv. Stefanori Angelo che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma in via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria centrale, sezione

11, n. 10094/2005, depositata il 5 dicembre 2005.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13

aprile 2011 dal Relatore Cons. Antonio Greco;

udito l’avv. Angelo Stefanori per la ricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CICCOLO Pasquale Paolo Maria, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La spa CSM impugnò l’avviso di rettifica della dichiarazione IVA per l’anno 1986 con il quale si contestava l’indebita detrazione dell’imposta di cui alla fattura relativa ad un contratto con la spa INLEASUSK3, in forza del quale questa cedeva in proprietà dei macchinari – già condotti in locazione finanziaria da un terzo, la spa Dim Jeans, che aveva continuato ad utilizzare i beni pagandone il corrispettivo – alla contribuente, e quest’ultima a sua volta li cedeva in locazione finanziaria per un anno ad un canone mensile predeterminato alla cedente, che: al termine avrebbe potuto riacquistarne la proprietà. Secondo la contribuente, l’ufficio tributario aveva erroneamente assimilato l’operazione di compravendita, con contestuale concessione in leasing, ad un contratto di finanziamento, e la aveva perciò ritenuta non assoggettabile ad IVA, con conseguente indetraibilità dell’imposta.

Il ricorso era accolto in primo grado ed il giudice d’appello confermava la decisione.

La Commissione tributaria centrale, adita dall’Ufficio provinciale IVA di Treviso, accoglieva il ricorso.

Riteneva infatti che la fattispecie integrava non una compravendita di beni, ma un contratto di finanziamento con vendita in garanzia a condizioni non verificatesi – nulla per illiceità della causa ai sensi dell’art. 1344 cod. civ., avente comunque ad oggetto beni non strumentali all’attività d’impresa, requisito necessario per la detraibilità.

Per un verso, la funzione economico sociale del contratto non poteva che essere un prestito garantito dal macchinario, atteso che vi era stata solo una produzione cartacea senza effettivo trasferimento di proprietà di beni, anche in considerazione; dell’incongruenza delle risultanze: la contribuente “CSM avrebbe concluso un contratto a perdere spendendo per l’acquisto di macchinari la somma di L. 1.097.400.000 per darli in leasing di durata di un anno alla venditrice ricavando una somma complessiva inferiore, L. 988.115.858 oltre L. 9.300.000 per la rivendita del bene”. Una volta contestata l’indebita detrazione al contribuente, spettava a quest’ultimo di provarne la legittimità e la correttezza. Il diritto di detrazione poteva essere esercitato solo alle condizioni fissate dalla legge, non estendendosi all’imposta non dovuta che sia stata pagata, per il semplice fatto di essere stata indicata senza che le fatture riflettessero operazioni soggette ad IVA. Per altro verso, la detrazione non era ammissibile ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19 perchè relativa a beni non strumentali all’esercizio dell’impresa. Difettava infatti il requisito dell’inerenza dell’acquisto del bene all’attività dell’impresa acquirente, la quale non esercitava l’attività di leasing, “per cui, essendo l’acquisto dei beni effettuato al solo fine di darli in leasing, mancava il collegamento con l’attività d’impresa, requisito indispensabile per far sorgere il diritto all’IVA. corrisposta”.

Nei confronti della decisione la spa CSM propone ricorso per cassazione.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, denunciando “violazione e falsa applicazione degli artt. 1421 e 1424 c.c. e degli artt. 99 e 112 c.p.c., in relazione all’art. 111 Cost. e all’art. 360 c.p.c., n. 3”, la società ricorrente censura la sentenza assumendo che il potere del giudice tributario di dichiarare d’ufficio la nullità o l’inesistenza di un contratto, in qualsiasi stato e grado del giudizio, indipendentemente dall’attività assertiva delle parti, non può essere esercitato nel caso in cui sia in contestazione non già l’applicazione o l’esecuzione del contratto, ma il suo trattamento fiscale, dovendo il giudice, in ogni caso, necessariamente valutare la possibilità dell’eventuale conversione del contratto nullo ex art. art. 1424 c.c..

Con il secondo motivo, denunciando “violazione e falsa applicazione degli artt. 1322, 1344 e 2744 c.c., e dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 111 Cost. e all’art. 360 c.p.c., n. 3”, deduce che il contratto di sale and lease back, che assume riscontrare nella specie, si configurerebbe con un’operazione negoziale complessa consistente nell’alienazione di un bene strumentale allo scopo di acquisire una liquidità immediata e di conservare al tempo stesso l’uso del bene, con la facoltà di riacquistarne la proprietà al termine del rapporto. All’interno di tale operazione la vendita avrebbe scopo di leasing e non di garanzia e non si porrebbe in violazione del divieto del patto commissorio.

Con il terzo motivo, denunciando “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19 nel testo all’epoca vigente, in relazione all’art. 111 Cost. e all’art. 360 c.p.c., n. 3”, censura la sentenza deducendo che l’operazione di locazione finanziaria era stata posta in essere il 20 dicembre 1986, due giorni dopo l’integrazione dell’oggetto sociale di essa CSM per ricomprendervi anche le operazioni di leasing, sicchè l’operazione sarebbe stata assoggettata all’IVA, con la possibilità di operare la detrazione dell’imposta addebitata dal venditore dei beni. Presupposto necessario e sufficiente per l’esercizio della detrazione dell’IVA è il rapporto di inerenza o strumentalità tra il bene o il servizio acquistato e l’attività (imponibile) dell’impresa, talchè il diritto a detrazione sussisterebbe qualora possa essere ricostruito un nesso immediato e diretto tra una specifica operazione passiva ed una o più operazioni attive.

Il primo motivo è infondato.

Nel processo tributario, infatti, come questa Corte ha più volte affermato, “pur essendo l’oggetto del giudizio delimitato dalle ragioni poste a fondamento dell’atto di accertamento, il tema relativo all’esistenza, alla validità ed all’opponibilità ali “Amministrazione finanziaria del negozio da cui si assume che originino determinati costi o crediti deve ritenersi acquisito al giudizio per effetto dell’allegazione da parte del contribuente, il quale è gravato dell’onere di provare i presupposti di fatto per l’applicazione delle norme da cui discendono i costi ed i crediti vantati: ne consegue, anche in ragione dell’indisponibilita della pretesa tributaria, la rilevabilità d’ufficio delle eventuali cause di invalidità o di inopponibilità del negozio stesso, sempre che ciò non sia precluso, nella fase di impugnazione, dal giudicato interno eventualmente già formatosi su, punto o, nel giudizio di legittimità, dalla necessità di indagini di fatto” (Cass., sezioni unite, 23 dicembre 2008, n. 30057, Cass. n. 20398 del 2005).

Nella specie, come risulta dalla sentenza impugnata, il dibattito processuale fin dai gradi di merito ha avuto ad oggetto le contestazioni dell’ufficio in ordine all’effettiva funzione economico- sociale (perseguita e) realizzata dalla contribuente con lo schema negoziale utilizzato, sulla base del concreto atteggiarsi del rapporto e dell’equilibrio sinallagmatico delle prestazioni dedotte.

E la Commissione tributaria centrale, all’esito di una puntuale ricostruzione del rapporto, della quale ha dato ampio conto, non ha ravvisato, a lume del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19 la ricorrenza delle condizioni per la detrazione dell’imposta effettuata dalla spa CSM, “illegittima sia perchè basata su un’operazione da considerarsi inesistente o nulla, sia perchè comunque il contratto ha a oggetto beni non strumentali all’attività svolta dall’acquirente società, requisito necessario per la detraibilità dell’IVA”.

Quanto al secondo motivo del ricorso, le considerazioni svolte dalla ricorrente in ordine ai caratteri, alla funzione ed alla legittimità del contratto di sale and lease back non toccano la ratio decidendi della pronuncia impugnata, che, in presenza di una contestazione di indebita detrazione dell’imposta, ha ritenuto che la contribuente, sulla quale gravava il relativo onere, non avesse fornito la prova della “sussistenza dei requisiti per la validità del contratto di acquisto, come la consegna del bene, il pagamento del prezzo e dell’imposta IVA in quanto dovuta, nonchè le condizioni richieste dalla norma per la detraibilità”.

In ordine al terzo motivo, con il quale si assume che l’oggetto sociale della spa CSM, la costruzione di macchine speciali, era stato esteso alle operazioni di leasing in data 18 dicembre 1986, e quindi due giorni prima del contratto controverso, risalente al 20 dicembre 1986, sicchè l’acquisto dei beni, poi ceduti in locazione finanziaria, sarebbe stato operazione inerente all’attività dell’impresa, per il carattere strumentale di quei beni all’esercizio della stessa, la sentenza impugnata non incorre nella violazione di legge denunciata.

Il rilievo è invero diretto ad introdurre in sede di legittimità un fatto nuovo e diverso rispetto a quanto acquisito in sede di merito, secondo quanto risulta dalla sentenza della Commissione tributaria centrale, a tenore della quale “la società CSM spa, è pacifico, non esercitava attività di leasing, per cui, essendo l’acquisto di beni effettuato al solo fine di darli in leasing, manca il collegamento con l’attività d’impresa, requisito indispensabile per far sorgere il diritto alla detrazione dell’IVA corrisposta …”.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano cerne in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in complessivi Euro 3.500, oltre ad eventuali spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 13 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 ottobre 2011

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