Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20572 del 29/09/2020

Cassazione civile sez. II, 29/09/2020, (ud. 23/06/2020, dep. 29/09/2020), n.20572

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. BELLINI Ugo – Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20610-2019 proposto da:

O.I., rappresentato e difeso dall’avvocato ENNIO CERIO e

domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE RICONOSCIMENTO

PROTEZIONE INTERNAZIONALE SALERNO SEZIONE DISTACCATA CAMPOBASSO,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CAMPOBASSO depositato il

28/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/03/2020 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il ricorrente, cittadino della Nigeria, interponeva ricorso avverso il provvedimento della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Salerno, sezione distaccata di Campobasso, con il quale gli era stato negato l’accesso alla protezione internazionale e umanitaria.

Con il decreto impugnato la domanda veniva rigettata.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione O.I. affidandosi a tre motivi.

Il Ministero dell’Interno ha depositato atto di costituzione ai soli fini della partecipazione all’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la nullità della decisione per violazione del principio del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c., perchè il Tribunale avrebbe deciso senza procedere all’audizione del richiedente la protezione, che pure aveva formulato la relativa richiesta ed aveva insistito in udienza. Ad avviso del ricorrente, quando il racconto non viene ritenuto credibile sotto il profilo della coerenza logica o intrinseca l’audizione va disposta per consentire all’interessato di poter meglio circostanziare la propria richiesta.

La censura è infondata. L’audizione del richiedente è infatti prevista nei soli casi di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, commi 10 e 11, che non ricorrono nella fattispecie. Ed invero non risulta, nè dal ricorso, nè dal decreto impugnato, che il giudice abbia ritenuto necessaria l’audizione dell’ O. dopo aver visionato la videoregistrazione del colloquio svoltosi innanzi la Commissione territoriale (comma 10, lett. a) o che abbia ritenuto necessario chiedere chiarimenti alle parti (comma 10, lett. b); nè risulta (indisponibilità della videoregistrazione (comma 11, lett. a) ovvero che il richiedente avesse allegato, a sostegno della propria richiesta di essere sentito, una specifica motivazione, tale da rendere l’incombente indispensabile per la decisione (comma 11 lett. b), o ancora che il richiedente avesse dedotto, nel proprio ricorso, fatti non dichiarati innanzi la Commissione territoriale (comma 11, lett. c). Nel difetto delle predette condizioni, che era preciso onere del ricorrente indicare e specificare nel motivo di censura, la mancata audizione del richiedente non si traduce in violazione della norma processuale.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il giudice di merito avrebbe erroneamente negato il riconoscimento della protezione internazionale senza procedere ad un esame della situazione interna del Paese di origine del richiedente.

La censura è fondata, posto che il decreto impugnato non indica alcuna fonte internazionale, ma si limita ad affermare che “… la regione di provenienza del richiedente non è interessata da situazioni di conflitto armato e tantomeno di conflitto di intensità tale da comportare un effettivo rischio per la sua vita in caso di ritorno (cfr. fonti indicate nel provvedimento di rigetto)” (cfr. pag. 2). Tale motivazione non soddisfa i requisiti minimi indicati da questa Corte, dovendosi sul punto riaffermare il principio secondo cui “Il riferimento operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, alle fonti informative privilegiate deve essere interpretato nel senso che è onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 13449 del 17/05/2019, Rv. 653887; Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 13897 del 22/05/2019, Rv. 654174).

L’accoglimento del secondo motivo implica l’assorbimento del terzo, la cassazione della decisione impugnata ed il rinvio della causa, nei limiti della censura accolta, al Tribunale di Campobasso, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte rigetta il primo motivo del ricorso, accoglie il secondo e dichiara assorbito il terzo. Cassa la decisione impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Campobasso in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della seconda sezione civile, il 23 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2020

 

 

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