Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20562 del 30/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2019, (ud. 10/01/2019, dep. 30/07/2019), n.20562

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6086-2018 proposto da:

V.C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI TRASONE

N. 22, presso lo studio dell’avvocato ANNAMARIA LAMANNA SIMONA,

rappresentato e difeso dagli avvocati FEDERICO CARBONARA, ANTONIO

FALAGARIO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI PUTIGNANO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1409/2017 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 26/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/01/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELE,

POSITANO.

Fatto

RILEVATO

che:

con atto di citazione del 5 novembre 2004, V.C.V. evocava in giudizio, davanti al Tribunale di Bari, sezione distaccata di Putignano, il relativo Comune per sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta verificatasi in data 8 febbraio 2004, mentre partecipava alla sfilata dei carri allegorici allestiti per il carnevale, a causa di una buca stradale. Si costituiva il Comune di Putignano contestando la domanda;

istruita la causa a mezzo di prova documentale, anche fotografica, prova orale e consulenza, il Tribunale, con sentenza n. 137 del 2013 rigettava la domanda, condannando l’attore al pagamento delle spese di lite;

avverso tale sentenza proponeva appello il danneggiato lamentando l’illogicità della parte motiva, la mancata analisi delle risultanze istruttorie e l’assenza di motivazione. L’amministrazione comunale deduceva l’infondatezza del gravame;

con sentenza del 26 settembre 2017 la Corte d’Appello di Bari rigettava l’appello provvedendo sulle spese;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione V.C.V. sulla base di due motivi. Il Comune di Putignano non svolge attività processuale in questa sede. Il ricorrente deposita tardivamente memoria ex art. 380 bis c.p.c., in data 7 gennaio 2019.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si deduce la violazione agli artt. 2043 e 2051 c.c., degli artt. 113 e 115 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4; con il secondo motivo si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5;

in particolare, e per entrambi i profili, i giudici di merito non avrebbero valutato che la causa della caduta era rappresentata dall’esistenza di uno scalino fra la carreggiata e il ciglio erboso, occultato dalla vegetazione folta, limitandosi a esaminare solo il comportamento del danneggiato quale fattore idoneo ad interrompere il nesso eziologico. Sotto tale profilo l’amministrazione comunale non avrebbe dimostrato che la condotta del danneggiato sarebbe stata tale da rendere irrilevanti le altre cause preesistenti;

i motivi, da trattare congiuntamente per identità delle censure, non sono specifici perchè non si confrontano con la principale argomentazione della Corte d’Appello che individua nel fatto del danneggiato l’elemento che, come il caso fortuito, interrompe il nesso causale;

preliminarmente, il primo motivo presenta un profilo revocatorio nella parte in cui si deduce che l’estensore non avrebbe correttamente percepito il tenore letterale dell’atto di citazione;

per il resto, la Corte d’Appello ha adottato una doppia e autonoma motivazione. In primo luogo ha evidenziato, in fatto, il dato assolutamente decisivo e rilevante secondo cui V. partecipava ad una sfilata percorrendo la strada sui trampoli, sottolineando che ciò avrebbe costituito un profilo assorbente rispetto alla responsabilità per i danni dedotta in giudizio, poichè la condotta del danneggiato si poneva “come abnorme e di per sè idonea a recidere il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno subito”. Tale precario modo di procedere avveniva nel contesto di una sfilata di carnevale, laddove la percorrenza della strada non poteva avere un andamento “regolare” a causa dei continui rallentamenti e delle interruzioni, nè ordinato, e ciò impediva di avere uno sguardo di insieme del percorso e di avvedersi di eventuali irregolarità del manto stradale. Lo stesso attore avrebbe confermato che la strada presentava tratti sconnessi e una linearità non perfetta e che vi erano molti coriandoli per terra. Pertanto, secondo la Corte, lo stato dei luoghi, peraltro riconosciuto dall’attore, avrebbe dovuto indurlo a non percorrere quel tratto di strada sui trampoli;

con seconda e autonoma motivazione la Corte ha evidenziato che la caduta non è avvenuta a causa di una buca, quanto piuttosto su “un dislivello in discesa, insidioso solo per colui che procede in equilibrio instabile e non certo per il comune utente della strada”. Da tali elementi e dal contenuto delle riproduzioni fotografiche, secondo la Corte territoriale, emergerebbe con evidenza che la limitata stabilità dell’uso dei trampoli non avrebbe consentito di affrontare con sicurezza il dislivello in discesa e porre in essere eventuali manovre di protezione nel caso di caduta;

sulla base di quanto precede appare evidente che la decisione della Corte d’Appello si fonda, in primo luogo, sulla ragione più liquida, che costituisce oggetto della prima argomentazione, mentre le caratteristiche della strada e della presunta buca sono oggetto della seconda e autonoma motivazione. Le censure della ricorrente, come si è osservato, non si correlano alla ratio decidendi e aggrediscono adeguatamente la prima motivazione (Cass. SU n. 7074/17; SU n. 16598/2017e n. 22226/16) che individua nella condotta del danneggiato un profilo abnorme di per sè idoneo a recidere il nesso causale, come appare evidente dalla circostanza che il danneggiato procedesse durante una sfilata di Carnevale sui trampoli, percorrendo una strada con un dislivello in discesa, che presentava tratti sconnessi, di cui il V. si era avveduto, peraltro parzialmente coperti dai numerosi coriandoli;

inoltre i motivi sono dedotti in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, riguardo ai richiami alle risultanze istruttorie e non contiene la specificazione delle norme violate, mentre il riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, esula dal perimetro della norma come definito da Cass. S.U. n. 8053 e 8054 del 2014;

ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; nulla per le spese del presente giudizio di cassazione perchè la parte intimata non ha svolto attività processuali in questa sede. Infine, va dato atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile-3, il 10 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2019

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