Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2056 del 29/01/2018


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 2056 Anno 2018
Presidente: TRAVAGLINO GIACOMO
Relatore: SCARANO LUIGI ALESSANDRO

“in re ipsa”

ORDINANZA

Data pubblicazione: 29/01/2018

Configurabilità

sul ricorso 26479-2014 proposto da:

– Esclusione
– Fondamento

REGIONE EMILIA ROMAGNA in persona del legale

– Danno
consistito

rappresentante pro tempore VASCO ERRANI,

in stress,
stato

elettivamente domiciliata in ROMA, P.ZZA GRAZIOLI 5,
presso lo studio dell’avvocato MARIA ROSARIA RUSSO

depressivo,
turbamento,
nel “dormire

VALENTINI, che la rappresenta e difende giusta

malissimo” Danno c.d.
esistenziale

procura speciale a margine del ricorso;
– ricorrente –

Configurabilità
– Esclusione

contro

2017
834

– Fondamento

GUAITOLI GIANMARCO, AZIENDA USL MODENA, GESTIONE R.G.N. 26479/2014
LIQUIDATORIA USL 17 SASSUOLO;

Cron.

Nonché da:

intimati

Rep.
Cd. 05/04/2017

GUAITOLI GIANMARCO, domiciliato ex lege in ROMA, CC
presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato SILVIA ODORICI
giusta procura speciale a margine del controricorso e
ricorso incidentale;
– ricorrente incidentale –

REGIONE EMILIA ROMAGNA

AZIENDA USL MODENA

GESTIONE LIQUIDATORIA USL 17 SASSUOLO ;

intimati

avverso la sentenza n. 456/2014 della CORTE D’APPELLO
di BOLOGNA, depositata il 11/02/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 05/04/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI
ALESSANDRO SCARANO;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero,
in persona del Sostituto Procuratore generale CORRADO
MISTRI, che ha chiesto il rigetto del ricorso
principale dell’EMILIA ROMAGNA e per l’accoglimento
del ricorso incidentale di GIANMARCO GUAITOLI,
limitatamente al primo motivo di ricorso, rigettato
invece il secondo;

2

contro

GUAITOLI GIANMARCO, domiciliato ex lege in ROMA,
presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato SILVIA ODORICI
giusta procura speciale a margine del controricorso e
ricorso incidentale;

contro

REGIONE EMILIA ROMAGNA , AZIENDA USL MODENA
GESTIONE LIQUIDATORIA USL 17 SASSUOLO ;

intimati

avverso la sentenza n. 456/2014 della CORTE D’APPELLO
di BOLOGNA, depositata il 11/02/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 05/04/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI
ALESSANDRO SCARANO;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero,
in persona del Sostituto Procuratore generale CORRADO
MISTRI, che ha chiesto il rigetto del ricorso
principale dell’EMILIA ROMAGNA e per l’accoglimento
del ricorso incidentale di GIANMARCO GUAITOLI,
limitatamente al primo motivo di ricorso, rigettato
invece il secondo;

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– ricorrente incidentale –

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza dell’11/2/2014 la Corte d’Appello di Bologna, rigettato
quello in via principale interposto dalla Regione Emilia Romagna, in parziale
accoglimento del gravame in via incidentale spiegato dal sig. Gianmarco
Guaitoli e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Modena n.
1773/07 ha riconosciuto la sussistenza del danno patrimoniale da lucro

l’ammontare liquidato dal giudice di prime cure in favore di quest’ultimo a
titolo di risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’illegittima formazione
e approvazione della graduatoria per la copertura di un posto di medico di base
in convenzione con il Comune di Palagano , nonché per l’inottemperanza alla
decisione del Presidente della Repubblica 26/8/1993 di accoglimento del ricorso
in relazione alla suddetta graduatoria.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la Regione Emilia
Romagna propone ora ricorso per cassazione, affidato a 3 motivi.
Resiste con controricorso il Guaitoli, che spiega altresì ricorso incidentale
sulla base di 2 motivi, illustrati da memoria.
Con requisitoria scritta del 14/3/2017 il P.G. presso la Corte Suprema di
Cassazione ha chiesto il rigetto del ricorso principale e l’accoglimento del 10
motivo del ricorso incidentale, rigettato il 2°.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il 1° motivo la ricorrente in via principale denunzia «violazione e/o
falsa applicazione» degli artt. 48 L. n. 833/1978, 8 d.lgs. n. 502/1992, degli
Accordi Collettivi approvati con d.p.r. n. 884 del 1984, d.p.r. n. 289 del 1987,
d.p.r. n. 314 del 1990, in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 3, c.p.c.; nonché
«omesso esame» di fatto decisivo per il giudizio, in riferimento all’art. 360,
10 co. n. 5, c.p.c.
Si duole che la corte di merito abbia ritenuto provato che controparte
avrebbe in breve tempo raggiunto un elevato numero di assistiti, laddove «la
scelta del medico di base è una scelta del tutto discrezionale e libera da parte
del cittadino, e quindi nessun medico ha diritto a un numero minimo di pazienti

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cessante e, escluso quello non patrimoniale, ha rideterminato in aumento

se non conquista la fiducia e la stima della popolazione con il proprio lavoro
quotidiano».
Con il 2° motivo denunzia «violazione e/o falsa applicazione» dell’art.
2043 c.c., in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 3, c.p.c.; nonché «omesso
esame» di fatti decisivi per il giudizio, in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 5,
c.p.c.

laddove «nel caso di specie non sussiste alcuna colpa o negligenza in capo ai
funzionari della pregressa Usl n. 17 di Sassuolo», in quanto, «come già si è
rilevato in primo grado, la delibera di Giunta regionale … di recepimento
dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di
medicina generale non era di facile interpretazione, se è vero, come è vero,
che l’opzione ermeneutica scelta dal Comitato di Gestione della Usl di Sassuolo
venne condivisa sia dalla Commissione Consultiva di cui all’art. 8 del d.p.r. n.
882/84 ( si veda il doc. 3 del fascicolo di primo grado ), sia dal Comitato
Regionale di Controllo … (doc. 1 fascicolo di primo grado ultima pagina)».
Con il 3° motivo denunzia «violazione e/o falsa applicazione» dell’art.
1227 c.c.; nonché «omesso esame» di fatti decisivi per il giudizio, in
riferimento all’art. 360, 1° co. n. 5, c.p.c.
Si duole che la corte di merito abbia escluso il concorso di colpa di
controparte per la «scelta volontaria e colposa di un mezzo di tutela lento e
inappropriato ( il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica invece del
ricorso al T.A.R., e per di più senza promuovimento dell’istanza di sospensione
del provvedimento impugnato )».
Con il 1° motivo il ricorrente in via incidentale denunzia «violazione e/o
falsa applicazione» dell’art. 2059 c.c.; nonché «omesso esame» di fatti
decisivi per il giudizio, in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 5, c.p.c.
Si duole che la corte di merito non abbia ritenuto il danno non
patrimoniale in re ipsa, nonché erroneamente valutato le emergenze probatorie
dalle quali risultava che aveva subito stress, stato depressivo, trauma
psicologico, «era sempre turbato, depresso e soprattutto dormiva
malissimo».

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Si duole che la corte di merito abbia erroneamente ritenuto la sua colpa,

Con il 2° motivo denunzia «motivazione inesistente e/o omesso
esame» di fatti decisivi per il giudizio, in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 5,
c.p.c.
Si duole che la corte di merito abbia non correttamente valutato le
emergenze processuali, e in particolare il dato del minor numero di assistiti.
I motivi dei ricorsi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto

Essi risultano anzitutto formulati in violazione dell’art. 366, 1° co. n. 6,
c.p.c., atteso che i ricorrenti pongono a rispettivo fondamento atti e documenti
del giudizio di merito [ es., la «testimonianza dei dottori Coviti, Valentini e
Lantieri … riportata nel verbale di udienza 27 settembre 2001 qui riprodotto
come doc. 6», la «perizia di parte depositata ex adverso e posta a base
della pronuncia di condanna oggi impugnata», i «chiarimenti» richiesti
«nella seduta del 20 luglio 1987», il «parere favorevole», la ricorrente
in via principale; l’«atto introduttivo del giudizio», le «risultanze
istruttorie», i «documenti allegati da parte attrice ( articoli di stampa …
doc. 10, fascicolo di parte di I grado; doc. 12 fascicolo di parte
documentazione prodotta all’udienza del 10/10/2000 nel giudizio di I grado;
docc. 2 e 3 fascicolo di parte di II grado», i «certificati medici attestanti le
conseguenze psicofisiche che i fatti oggetto di giudizio hanno avuto sul Dottor
Guaitoli -doc. 8 fascicolo di parte di I grado; doc. 11, fascicolo di parte di parte
documentazione prodotta all’udienza del 10/10/2000 nel giudizio di I
grado)», le «risultanze testimoniali ( testi Bernardi, Franchini e Koyama,
assunte all’udienza del 27/09/2001 nel procedimento di primo grado, allegato
numero 8 al presente atto )»,

i ricorrenti in via incidentale ] limitandosi

meramente a richiamarli, senza invero debitamente -per la parte d’interesse in
questa sede- riprodurli nel ricorso ( cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016,
n. 7701 ).
A tale stregua non deducono le rispettivamente formulate censure in
modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura dei rispettivi ricorsi,
non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito
istituzionale di verificare il relativo fondamento ( v. Cass., 18/4/2006, n. 8932;

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connessi, sono in parte inammissibili e in parte infondati.

Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n.
16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass.,
12/5/1998 n. 4777 ) sulla base delle deduzioni contenute nei medesimi (v.
Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1°/2/1995, n.
1161).
Non sono infatti sufficienti affermazioni -come nel caso- apodittiche, non

Va ulteriormente posto in rilievo, quanto al ricorso principale, che la
ricorrente si limita invero a meramente riproporre le doglianze già sottoposte
all’attenzione del giudice del gravame e dal medesimo disattese; con
riferimento al ricorso in via incidentale, che i ricorrenti inammissibilmente si
dolgono dell’asseritamente erronea valutazione delle emergenze probatorie,
laddove solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio
convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la
concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a
dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di
prova.
Va altresì sottolineato come, diversamente da quanto sostenuto dagli
odierni ricorrenti in via incidentale, anche in caso di lesione di valori della
persona il danno non può considerarsi in re ipsa,

risultando altrimenti

snaturata la funzione del risarcimento, che verrebbe ad essere concesso non in
conseguenza dell’effettivo accertamento di un danno bensì quale pena privata
per un comportamento lesivo (v. Cass., Sez. Un., 11/11/2008,
nn. 26972, 26973, 26974, 26975), ma va provato dal danneggiato secondo la
regola generale ex art. 2697 c.c.
A tale stregua, (pure) il danno non patrimoniale deve essere allora
sempre allegato e provato, in quanto l’onere della prova non dipende dalla
relativa qualificazione in termini di “danno-conseguenza”, ma tutti i danni
extracontrattuali sono da provarsi da chi ne pretende il risarcimento, e
pertanto anche il danno non patrimoniale, nei suoi vari aspetti, la prova
potendo essere d’altro canto data con ogni mezzo, anche per presunzioni
(v. Cass., 3/10/2013, n. 22585; Cass., 20/11/2012, n. 20292; Cass.,

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seguite da alcuna dimostrazione ( v. Cass., 21/8/1997, n. 7851 ).

16/2/2012, n. 2228. V. altresì, successivamente alle pronunzie delle Sezioni
Unite del 2008, Cass., 23/1/2014, n. 1361; Cass., 6/4/2011, n. 7844; Cass.,
5/10/2009, n. 21223; Cass., 22/7/2009, n. 17101; Cass., I/7/2009, n. 1540 ).
Con particolare riferimento al c.d. danno esistenziale, atteso che giusta
principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità esso consiste non già
nel mero “sconvolgimento dell’agenda” o nella mera perdita delle abitudini e

fastidi, disappunti, ansie, stress o violazioni del diritto alla tranquillità (v.
Cass., 3/10/2016, n. 19641; Cass., 20/8/2015, n. 16992; 23/1/2014, n. 1361.
E già Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n.

26973; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26974), bensì nel radicale
cambiamento di vita, nell’alterazione/cambiamento della personalità del
soggetto, nello sconvolgimento dell’esistenza in cui di detto aspetto ( o voce )
del danno non patrimoniale si coglie il significato pregnante (cfr. Cass.,
16/11/2017, n. 27229; Cass., 11/4/2017, n. 9250; Cass., 19/10/2016, n.
21059; Cass., 20/8/2015, n. 16992; Cass., 30/6/2011, n. 14402), si è da
questa Corte più volte avuto modo di affermare che esso va dal
danneggiato allegato e provato, secondo la regola generale ex art. 2697
c.c. (v. Cass., 16/2/2012, n. 2228; Cass., 13/5/2011, n. 10527), e
l’allegazione a tal fine necessaria deve concernere fatti precisi e specifici del
caso concreto, essere cioè circostanziata, e non già purchessia formulata, non
potendo invero risolversi in mere enunciazioni di carattere del tutto generico e
astratto, eventuale ed ipotetico (v. Cass., 13/5/2011, n. 10527; Cass., 25
settembre 2012, n. 16255; Cass., 20/8/2015, n. 16992 ).
Orbene, nella specie lo sconvolgimento dell’esistenza non risulta dai
ricorrenti in via incidentale nemmeno allegato.
Nel motivo di ricorso essi sintomaticamente si dolgono del non essere
stato dalla corte di merito considerato e liquidato il danno consistito nello
stress, nello stato depressivo, nel trauma psicologico asseritamente subito dal
Guaitoli; nell’essere il medesimo rimasto «sempre turbato, depresso» e
nella circostanza che «soprattutto dormiva malissimo».

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dei riti propri della quotidianità della vita, e in particolare da meri disagi,

Orbene, si evince con tutta evidenza come a tale stregua non risulta dai
medesimi in realtà allegato un danno da sconvolgimento della vita
nell’accezione accolta da questa Corte, bensì al più integrante la diversa voce
del c.d. danno biologico, che pure compendia la categoria generale del danno
non patrimoniale.
Emerge evidente, a tale stregua, come lungi dal denunziare vizi della

sia in via principale che incidentale-, oltre a risultare formulate secondo un
modello difforme da quello delineato all’art. 366, 10 co. n. 6, c.p.c., in realtà si
risolvono nella mera doglianza circa la dedotta erronea attribuzione da parte
del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato
difformi dalle loro rispettive aspettative ( v. Cass., 20/10/2005, n. 20322 ), e
nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da
quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).
Per tale via in realtà sollecitano, cercando di superare i limiti istituzionali
del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo
principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio
di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici
della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici
di merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr.
Cass., 14/3/2006, n. 5443).
All’inammissibilità ed infondatezza dei rispettivi motivi consegue il rigetto
di entrambi i ricorsi.
Stante la reciproca soccombenza va disposta la compensazione tra le
parti delle spese del giudizio di cassazione.
P. Q. M.

La Corte rigetta i ricorsi. Compensa tra le parti le spese del giudizio di
cassazione.

Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, come modi?.
dalla I. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per
il versamento da parte dei ricorrenti, principale ed incidentale, dell’ulteriore

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sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni dei ricorrenti –

importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto -rispettivamenteper il ricorso principale ed incidentale, a norma del comma 1 bis dello stesso
art. 13.

Roma, 5/4/2017

Il Consigliere estensore
C

T

/

Il Pr9tyente

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