Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20557 del 30/08/2017


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Cassazione civile, sez. II, 30/08/2017, (ud. 07/07/2017, dep.30/08/2017),  n. 20557

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al N.R.G. 10808 del 2016 proposto da:

I.F. e M.F., rappresentati e difesi

dall’Avvocato Danilo Motta;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore;

– intimato –

avverso il decreto della Corte d’appello di Messina depositato in

data 6 ottobre 2015;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 7

luglio 2017 dal Consigliere Alberto Giusti.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con decreto in data 6 ottobre 2015, la Corte d’appello di Messina ha rigettato il ricorso in opposizione di I.F. e M.F., relativamente al mancato riconoscimento dell’indennizzo per equa riparazione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, in relazione ad un giudizio presupposto svoltosi dinanzi al TAR Sicilia, sezione distaccata di Catania.

La Corte d’appello ha ritenuto il ricorso per equa riparazione, depositato in data 13 settembre 2013, tardivo per mancato rispetto del termine di sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza in data 2 febbraio 2012 che ha concluso il procedimento protrattosi oltre il termine di durata ragionevole. Quanto alla fonte normativa applicabile, la Corte d’appello ha richiamato l’art. 2 delle norme transitorie, contenute nell’allegato 3 del codice del processo amministrativo, rilevando che il nuovo termine lungo di sei mesi si applica a tutte le sentenze pubblicate successivamente alla data di entrata in vigore del codice (16 settembre 2010), e dunque anche alla fattispecie in esame, essendo stata pubblicata la sentenza che ha definito il processo presupposto, appunto, in data 2 febbraio 2012.

2. – Per la cassazione del decreto della Corte d’appello l’ I. e il M. hanno proposto ricorso, con atto notificato al Ministero presso l’Avvocatura distrettuale di Messina 1’11 aprile 2016, sulla base di un motivo.

L’intimato Ministero non ha resistito con controricorso.

In prossimità dell’adunanza camerale i ricorrenti hanno depositato una memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico mezzo, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. n. 69 del 2009, artt. 58 e 44, artt. 92 e 39 cod. proc. amm. nonchè 2 dell’allegato 3 stesso cod. proc. amm., ed invocano l’applicazione del termine lungo precedente (L. n. 69 del 2009, ex art. 58), non essendo (nè potendo) il regime transitorio di cui al citato art. 58 essere stato modificato dal nuovo codice del processo amministrativo; ed in via subordinata sollevano questione di legittimità costituzionale dell’art. 92 cod. proc. amm. in relazione all’art. 76 Cost. e art. 77 Cost., comma 1, alla luce della L. n. 69 del 2009, art. 58.

2. – Il motivo è privo di fondamento.

L’art. 92 cod. proc. amm., prevede che, in difetto della notificazione della sentenza, l’appello si propone entro sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, mentre l’ultrattività della disciplina previgente (e quindi del termine annuale per proporre impugnazione), disposta dall’art. 2 dell’allegato 3 medesimo codice, vale “per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del codice”. In questo quadro normativo, l’ultrattività della disciplina previgente è prevista non per i processi in corso in primo grado alla data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo, ma, appunto, “per i termini che sono in corso alla data di entrata in vigore del codice” per essere già stata pubblicata la sentenza di primo grado e pendente il termine per proporre impugnazione: di conseguenza, alle sentenze pubblicate dopo l’entrata in vigore del codice del processo amministrativo si applica la nuova disciplina dei termini per le impugnazioni (Cass., Sez. 6-2, 1 settembre 2015, n. 17377; Cass., Sez. 6-2, 22 febbraio 2017, n. 4637).

Tale interpretazione trova riscontro anche nella giurisprudenza del Consiglio di Stato, ove pure è stato affermato più volte che l’art. 2 dell’allegato 3 codice del processo amministrativo, il quale con norma transitoria dispone che per i termini in corso alla data di entrata in vigore del codice stesso (16 settembre 2010) continuano ad operare le norme previgenti, non trova applicazione ai casi in cui il mutamento del termine – come quello c.d. lungo per proporre appello – sia già entrato in vigore anteriormente al deposito della sentenza impugnata. Ciò in quanto già prima dell’entrata in vigore del codice del processo amministrativo, le norme del codice di procedura civile si applicavano al giudizio amministrativo in quanto compatibili e salvo non fosse diversamente previsto. Tra dette norme si applicava l’art. 327 c.p.c., che nel testo modificato dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17, entrato in vigore il 4 luglio 2009, prevede per l’impugnazione il termine (non più di un anno, ma) di sei mesi (v. Cons. Stato nn. 4055/13, 6646/12 e 5793/11).

La contraria tesi dei ricorrenti si scontra con la costante giurisprudenza di questa Corte e pertanto non coglie nel segno, mentre la questione di legittimità costituzionale per eccesso di delega è manifestamente infondata: la Legge di delega n. 69 del 2009, art. 44, comma 2, lett. g) prevedeva espressamente che i decreti legislativi di cui al comma 1, oltre che ai principi e criteri direttivi di cui alla L. n. 59 del 1997, art. 20, comma 3, in quanto applicabili, si attenessero ai seguenti principi e criteri direttivi: “g) riordinare il sistema delle impugnazioni, individuando le disposizioni applicabili, mediante rinvio a quelle del processo di primo grado, e disciplinando la concentrazione delle impugnazioni, l’effetto devolutivo dell’appello, la proposizione di nuove domande, prove ed eccezioni”.

Come si vede, in materia di impugnazioni, la delega non prevedeva rinvii al processo civile in tema di disciplina transitoria e limitava invece il campo di operatività del delegato ad altri temi (rinvio alle norme del processo di primo grado, concentrazione delle impugnazioni ed effetto devolutivo dell’appello, disciplina dei nova): dunque l’eccesso di delega non sussiste così come non sussiste compressione del diritto di difesa, essendo più che ragionevole il termine di sei mesi.

Nè può parlarsi in questa sede di mutamento di regole a giudizio in corso e di violazione del principio di affidamento ed in ogni caso la disposizione transitoria del processo amministrativo che ha disciplinato le regole sui termini dell’appello nel giudizio presupposto è entrata in vigore ben prima della pubblicazione della sentenza: ben diversa sarebbe stata l’ipotesi se le regole fossero mutate in pendenza del termine per impugnare, ma tale evenienza è stata espressamente esclusa dal legislatore, come si è visto.

3. – In conclusione, il ricorso va respinto.

L’infondatezza del ricorso assorbe la questione della ritualità della notifica del ricorso per cassazione, nella specie effettuata al Ministero dell’economia e delle finanze presso l’Avvocatura distrettuale di Messina anzichè presso l’Avvocatura generale dello Stato.

4. – In assenza di attività difensiva svolta dall’intimato Ministero non vi è luogo a statuizione sulle spese.

5. – Trattandosi di procedimento esente, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile, il 7 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 agosto 2017

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