Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20546 del 30/08/2017


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Cassazione civile, sez. II, 30/08/2017, (ud. 30/05/2017, dep.30/08/2017),  n. 20546

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 24142-2013 proposto da:

CURATELA DEL FALLIMENTO (OMISSIS) S.r.l. (p.iva (OMISSIS)), in

persona del Curatore e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE GIUSEPPE MAZZINI 6, presso

lo studio dell’avvocato SERGIO LIO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

C.E. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

SOMALIA 250, presso lo studio dell’avvocato PUNZO FRANCESCO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO LO VERDE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1261/2012 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 11/09/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/05/2017 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1 In parziale riforma della sentenza di primo grado – appellata da C.E. e, in via indentale, dalla Curatela del Fallimento (OMISSIS) srl la Corte d’Appello di Palermo, con sentenza 11.9.2012 ha eliminato le statuizioni di condanna emesse nei confronti dell’appellante principale, compensando interamente le spese tra le parti; ha inoltre respinto l’appello incidentale della Curatela, condannandola al rimborso delle spese in favore dell’altra appellata C.G..

Per giungere a tale conclusione la Corte territoriale ha rilevato:

– che avendo entrambe le parti chiesto la risoluzione del contratto di opzione e promessa di vendita per inadempimento dell’altra, il Tribunale di Palermo era incorso nel vizio di ultrapetizione per avere dichiarato lo scioglimento per mutuo dissenso, avendo in tal modo basato la propria pronuncia risolutoria su un titolo diverso da quello dedotto dalle parti;

– che la domanda di risoluzione per inadempimento avanzata dalla Curatela doveva ritenersi inammissibile perchè la società, quando era in bonis aveva rinunziato ai propri diritti nascenti dal contratto in questione con atto unilaterale 3.5.1990, ad eccezione del diritto alle restituzioni;

– che pertanto, come correttamente dedotto dall’appellante principale, non poteva trovare accoglimento la domanda restitutoria avanzata dalla Curatela in quanto tale domanda traeva il proprio titolo dalla dedotta risoluzione per inadempimento;

– che quest’ultima domanda non poteva utilmente fondarsi sulla risoluzione di diritto del contratto previsto dall’art. 6 del contratto, trattandosi di domanda nuova proposta per la prima volta in sede di gravame;

– che non poteva neanche essere accolta la domanda di inadempimento della società formulata dai C..

2 Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la Curatela del Fallimento (OMISSIS) srl, sulla base di quattro motivi a cui resiste il solo C.E., mentre C.G. non ha svolto difese in questa sede.

Le parti hanno depositato memorie.

3.1 Con il primo motivo la ricorrente curatela denuncia la violazione dell’art. 1372 c.c., artt. 112 e 113 c.p.c., per aver la Corte d’Appello ritenuto non consentita la pronuncia di risoluzione per mutuo dissenso a fronte di contrapposte domande di risoluzione per inadempimento: a dire della ricorrente, la domanda di risoluzione per inadempimento racchiude in se quella di risoluzione per mutuo dissenso.

3.2 Con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione delle stesse disposizioni richiamate nel precedente motivo, ma sotto un diverso profilo: si rimprovera alla Corte d’Appello di avere ritenuto inammissibile la domanda di restituzione in quanto collegata a quella di risoluzione; precisa la ricorrente che la dichiarazione del 3.5.1990 per essere valida richiedeva una specifica approvazione dei signori C..

3.3 Con il terzo motivo la Curatela denunzia la violazione degli artt. 345,112 e 113 c.p.c., rimproverando alla Corte di merito di avere erroneamente considerato nuova la domanda di restituzione proposta ai sensi dell’art. 6 del contratto di opzione, stante la sua formulazione nell’atto di citazione.

3.4 Con il quarto ed ultimo motivo la Curatela denunzia la violazione dell’art. 91 c.p.c., per avere la Corte d’Appello pronunciato la sua condanna al pagamento delle spese di lite e chiede che, per effetto della cassazione della sentenza le spese di tutti i gradi siano imputate a C.E..

4. Rileva il Collegio che il ricorso per cassazione risulta notificato solo a C.E. e non anche a C.G., che pure era stata parte nei giudizi di merito.

E’ vero che nel ricorso (v. pag. 13) la Curatela ha dichiarato di voler impugnare la sentenza “solo ed esclusivamente in relazione alle statuizioni riguardanti il sig. C.”, ma è altrettanto vero che il quarto motivo di ricorso attacca espressamente la pronuncia di condanna “al pagamento delle spese di lite” e, a ben vedere, l’unica pronuncia di condanna della Curatela alle spese riguarda proprio la condanna al pagamento in favore di C.G., essendo state invece compensate le spese nei rapporti tra Curatela e C.E., avendo la Corte ravvisato una reciproca soccombenza (v. pagg. 6 e 7 sentenza impugnata).

Si rende pertanto necessaria la partecipazione al giudizio anche di C.G. nei cui confronti occorre integrare il contraddittorio.

PQM

 

rinvia il procedimento a nuovo ruolo ordinando alla parte ricorrente di integrare il contraddittorio nei confronti di C.G. entro sessanta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza.

Così deciso in Roma, il 30 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 agosto 2017

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