Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20545 del 06/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 06/10/2011, (ud. 06/07/2011, dep. 06/10/2011), n.20545

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 20601/2009 proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, AGENZIA DELLE ENTRATE

(OMISSIS), in persona dei legali rappresentanti pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrenti –

contro

Z.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA RUFFINI 2/A, presso lo studio dell’avvocato SANTINI

CLAUDIO, rappresentata e difesa dall’avvocato COMELLA Antonio giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 147/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI del 26/06/08, depositata il 10/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO VALITUTTI;

è presente il P.G. in persona del Dott. RAFFAELE CENICCOLA.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

– rilevato che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“Con sentenza n. 147/23/08 la CTR della Campania rigettava il gravame proposto dall’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Napoli (OMISSIS), avverso la sentenza di prime cure, con la quale era stata accolto il ricorso proposto da Z.S. nei confronti dell’avviso di accertamento, ai fini dell’IRAP per l’anno di imposta 1998, intestato alla società La Commerciale Friulana s.a.s. di Federico Ciro & C..

Il giudice di appello riteneva, invero, che l’Ufficio non avesse fornito la prova del nesso esistente tra la società suindicata e la contribuente, e – segnatamente – della sua qualità di socio, quantunque occulto e, quindi, coinvolto nelle illecite operazioni poste in essere da detta società.

Avverso la sentenza n. 147/23/08 hanno proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate articolando un unico motivo, al quale l’intimata ha replicato con controricorso, il ricorso appare inammissibile.

L’amministrazione ricorrente – la quale ha dedotto con l’unico motivo di ricorso vizi della motivazione dell’impugnata sentenza – ha, invero, del tutto omesso di formulare un’indicazione riassuntiva e sintetica, contenente la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., comma 2, a tenore del quale la formulazione della censura ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, deve contenere un momento di sintesi omologo del quesito di diritto, che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo operata dalla ricorrente (Cass. 8897/08, Cass. S.U. 11652/08).

L’amministrazione si è limitata, per contro, ad esporre una serie di ragioni per le quali la sentenza sarebbe affetta dal denunciato vizio motivazionale, talune delle quale neppure aderenti al thema decidendi, ed altre palesemente attinenti a questioni di merito, indeducibili in questa sede.

Di conseguenza, il ricorso può essere deciso in Camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1”;

– che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti;

– che non sono state depositate conclusioni scritte dal P.M., nè memorie.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, e pertanto, riaffermato il principio di diritto sopra richiamato, il ricorso va dichiarato inammissibile, con conseguente condanna dell’amministrazione ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso; condanna l’amministrazione ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.000,00, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2011

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