Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20543 del 06/08/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 20543 Anno 2018
Presidente: ORICCHIO ANTONIO
Relatore: ABETE LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso n. 4697 – 2014 R.G. proposto da:
AUTOTECNEDIL s.r.l. – c.f./p.i.v.a. 05419360721 – in persona del legale
rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa in virtù di procura speciale a
cocc.i0e- margine del ricorso dall’avvocato Antiel-e -1-i-p94944s ed elettivamente domiciliata in
Roma, alla via Trionfale, n. 5637, presso lo studio dell’avvocato Domenico
Battista.
RICORRENTE
contro
PALOPOLI PAOLA – c.f. PLPPLA32H69H579H – elettivamente domiciliata, con
indicazione dell’indirizzo di p.e.c., in Bari, alla via Argiro, n. 56, presso lo studio
dell’avvocato Giovanni Chicco, che la rappresentata e difende in virtù di procura
speciale a margine del controricorso.
CONTRORICORRENTE
e
SAMAG EUROPA s.r.l. – p.i.v.a. 06086080725 – in persona del legale
rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa in virtù di procura speciale a

Data pubblicazione: 06/08/2018

margine del controricorso dall’avvocato Fabio Pozzi ed elettivamente domiciliata
in Roma, alla via XX Settembre, n. 1, presso lo studio dell’avvocato Gianfranco
Arpea.
CONTRORICORRENTE
e

INTIMATA
avverso la sentenza della corte d’appello di Bari n. 1549 dei 4/28.12.2012,
udita la relazione nella camera di consiglio del 5 febbraio 2018 del consigliere
dott. Luigi Abete,
MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO
Con atto notificato in data 12.3.2001 la “Autotecnedil” s.r.l. citava a
comparire dinanzi al tribunale di Bari i coniugi Dante Fiordalisi e Paola Palopoli.
Esponeva che dall’1.1.2000 conduceva in locazione e gestiva, in quanto
subentrata alla “Amendola Car Service” s.r.I., il garage e l’autoparco, di proprietà
della “Samageb” s.r.I., ubicati, rispettivamente, al piano cantinato e nel cortile
interno al piano terra dello stabile in Bari alla via Zanardelli, nn. 26 e 46; che i
convenuti erano suoi debitori per l’importo di lire 8.060.000 per l’utilizzo sino al
mese di novembre 2000 dell’autorimessa e dell’autoparco, segnatamente a titolo
di corrispettivo per i servizi, tra gli altri, idrici, fognari, di custodia, di
illuminazione, di pulizia, di prevenzione incendi, di assicurazione.
Esponeva altresì che i coniugi Fiordalisi – Palopoli le avevano comunicato che
nulla dovevano, poiché la “Samageb” era obbligata a riservar loro, senza
corrispettivo, nel piano cantinato e nel cortile uno spazio di mq. 51,18.

SOCIETA’ EDILIZIA IMMOBILIARE – Soc. Ed. Imm. s.p.a.

Chiedeva che i convenuti fossero condannati a corrisponderle la somma
anzidetta e le ulteriori maturate e maturande.
Si costituivano Dante Fiordalisi e Paola Palopoli.
Deducevano che erano titolari, in virtù della sentenza n. 502/1991 della corte
d’appello di Bari passata in giudicato, di un diritto reale d’uso limitatamente alla

servizi connessi all’uso dell’autoparco.
Instavano per il rigetto dell’avversa domanda ed in riconvenzionale per la
condanna dell’attrice e della “Samageb” – alla cui chiamata in causa facevano
luogo – alla consegna delle chiavi delle serrande di accesso al piano cantinato ed
al cortile interno.
Si costituiva la “Samageb” s.r.I..
Instava per il rigetto della domanda nei suoi confronti esperita.
Riassunto il giudizio, interrotto a seguito della scissione della “Samageb” scissione da cui scaturivano la “Samag Europa” s.r.l. e la “Società Edilizia
Immobiliare” s.r.l. – si costituiva unicamente la “Samag Europa”.
Con sentenza n. 1678/2006 il tribunale di Bari rigettava e la domanda
principale e la domanda riconvenzionale.
Interponevano appello Dante Fiordalisi e Paola Palopoli.
Resisteva la “Autotecnedil” s.r.I.; proponeva appello incidentale.
Si costituiva la “Samag Europa” s.r.I..
Si costituiva la “Società Edilizia Immobiliare” s.r.I..
Con sentenza n. 1549 dei 4/28.12.2012 la corte d’appello di Bari accoglieva
l’appello principale nei confronti della “Autotecnedil”, rigettava l’appello
incidentale ed, in parziale riforma della gravata sentenza, in ogni altra parte

superficie di mq. 51,18 e che mai era stata da loro richiesta la fruizione dei

confermata, condannava l’ “Autotecnedil” a consegnare a Dante Fiordalisi e a
Paola Palopoli le chiavi ovvero qualsivoglia altro strumento, anche elettronico,
idoneo all’apertura delle serrande del piano cantinato e del cortile interno al
piano terra dello stabile; regolava le spese del grado.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’ “Autotecnedil” s.r.l.; ne ha

statuizione anche in ordine alle spese di lite.
Paola Palopoli ha depositato controricorso; ha chiesto rigettarsi l’avverso
ricorso con vittoria di spese da distrarsi in favore del difensore anticipatario.
La “Samag Europa” s.r.l. del pari ha depositato controricorso; ha chiesto
accogliersi il ricorso esperito dalla “Autotecnedil”; con il favore delle spese.
Dante Fiordalisi è deceduto in data 3.12.2012.
La “Società Edilizia Immobiliare” s.p.a. non ha svolto difese.
Con l’unico motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1° co., n. 3,
cod. proc. civ. la violazione e falsa applicazione dell’art. 41 sexies della legge n.
1150/1942, degli artt. 1362 e ss. e 2041 cod. civ.; ai sensi dell’art. 360, 1° co.,
n. 5, cod. proc. civ. l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto
di discussione tra le parti.
Deduce che la sentenza n. 502/1991 della corte d’appello di Bari fa salva la
regolamentazione delle modalità di esercizio del diritto d’uso dei coniugi Fiordalisi
Palopoli eventualmente concorrente con quello di altri soggetti.
Deduce inoltre che è pacifico che giammai ha negato i suoi servizi agli usuari,
i quali sistematicamente hanno provveduto a beneficiarne, sicché,
contrariamente all’assunto della corte di merito, un vincolo negoziale è senza
dubbio insorto tacitamente, per facta concludentia.

4-

chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni susseguente

Deduce ancora, in ordine all’ingiustificato arricchimento, che i coniugi
Fiordalisi – Palopoli hanno non solo accettato, ma pur voluto le condizioni di
favore correlate ai rapporti obbligatori da essa ricorrente siglati con i clienti terzi;
che d’altronde, contrariamente del pari all’assunto della corte distrettuale, non vi
è stata violazione dell’art. 41 sexies della legge n. 1150/1942; che infatti il diritto

che giustificano la richiesta all’usuario di date prestazioni.
Il ricorso va respinto.
E’ innegabile – lo riconosce del resto la stessa ricorrente (cfr. ricorso, pag.

10) – che la sentenza n. 502/1991 della corte d’appello di Bari ha valenza di
giudicato “esterno”.
Ed è innegabile poi che il giudicato (“esterno”) va assimilato agli elementi
normativi, sicché la sua interpretazione deve essere effettuata alla stregua
dell’esegesi delle norme e non già degli atti e dei negozi giuridici, gli eventuali
errori interpretativi sono sindacabili sotto il profilo della violazione di legge e
questa Corte di legittimità può direttamente accertarne, con cognizione piena,
l’esistenza e la portata

(cfr. Cass. 5.10.2009, n. 21200; Cass. sez. un.

28.11.2007, n. 24664).
Tuttavia, nei suindicati termini, non può che osservarsi quanto segue.
In primo luogo, l’esperito motivo di ricorso si risolve nella sollecitazione tout

court a rimeditare la portata della sentenza n. 502/1991 della corte di Bari in
relazione ai profili che la corte pugliese, con la statuizione in questa sede
impugnata, ha viceversa vagliato ineccepibilmente.
In particolare la corte territoriale ha evidenziato che i coniugi Dante Fiordalisi
e Paola Palopoli erano titolari, in virtù di sentenza passata in giudicato, del diritto
reale d’uso ex art. 41 sexies della legge n. 1150/1942 su di uno spazio non

d’uso può coesistere con altre situazioni soggettive che non valgono a limitarlo e

”fisicamente” individuato, di mq. 51,18, all’interno del piano cantinato e del
cortile al piano terra del fabbricato alla via Zanardelli, di cui i medesimi coniugi
erano condomini, ossia all’interno dell’autoparco gestito dalla “Autotecnedil”; che
dunque tal ultima società non aveva diritto di pretendere dai principali appellanti
il pagamento e dei canoni e del corrispettivo per i servizi accessori resi in favore

Su tale scorta, ovvero in dipendenza del carattere non “fisicamente”
individuato dello spazio oggetto del diritto reale, la corte pugliese ha
ulteriormente puntualizzato, per un verso, che, se, ai fini dell’accesso agli spazi
di parcheggio, i clienti dell’ “Autotecnedil” erano obbligati ad avvalersi del
servizio di custodia e non avevano diritto alla consegna delle chiavi, del tutto
diversa era invece la posizione, siccome usuari, degli appellanti principali; per
altro verso, che il contratto di locazione intercorso tra la “Samageb” e l’
“Amendola Car Service”, contratto in cui l’ “Autotecnedil” era subentrata,
contemplava espressamente il diritto reale d’uso dei coniugi appellanti e l’obbligo
della conduttrice di assicurarlo, sicché andavano senz’altro forniti agli usuari i
dispositivi di apertura.
Del tutto ingiustificate sono pertanto le prospettazioni della ricorrente.
Ovvero la prospettazione secondo cui i coniugi “non hanno mai chiesto
giudizialmente la determinazione o localizzazione che sia, dei mq 51,18
costituenti lo spazio loro spettante per esercitare lo speciale diritto d’uso (…),
fatto questo che (…) concorre oggettivamente a togliere qualunque fondamento
alla loro pretesa di disporre delle chiavi relative ad uno specifico accesso” (così
ricorso, pag. 11).

dei clienti dell’autorimessa.

Ovvero la prospettazione secondo cui, “se i coniugi pretendono l’alternativa
della localizzazione (…), devono (…) pagare i servizi forniti (…)” (così ricorso,
pag. 11).

In secondo luogo, l’esperito motivo di ricorso si risolve nella sollecitazione a
rimeditare la portata del giudicato “esterno” e quindi l’obbligo dei coniugi

della prova documentale costituita “dalla lettera del 3.4.98 in atti (…), con la
quale Fiordalisi chiede ” (così ricorso, pagg. 11 – 12).

In terzo luogo, l’esperito motivo di ricorso si risolve nella sostanziale
disapprovazione (“va (…) eccepita la erroneità della statuizione (…) del Giudice di
Appello, laddove nega (…) l’efficacia degli acta concludentia ritenendo che non
sussistano manifestazioni di volontà negoziali (…)”: così ricorso, pag. 12)

del

giudizio “di fatto” alla cui stregua la corte di merito ha disconosciuto
l’acquisizione di elementi idonei perché si ritenesse che l’ “Autotecnedil” ed i
coniugi Fiordalisi – Palopoli avessero “stipulato, anche per facta concludentia, un
contratto di utilizzazione dei servizi di parcheggio, e dei servizi accessori, offerti
alla clientela dalla Autotecnedil” (così sentenza d’appello, pag. 15).
Infine, l’esperito motivo di ricorso si risolve nella sostanziale disapprovazione
(“va (…) eccepita la erroneità della statuizione (…) del Giudice di Appello, laddove
nega (…) che possa essere invocato l’arricchimento senza causa (…)”: così
ricorso, pag. 12) del giudizio “di fatto” alla cui stregua la corte distrettuale ha

affermato che “non può affatto sostenersi che Fiordalisi e Palopoli ricevano una
ingiusta locupletazione dall’utilizzo dei servizi resi dall’autoparco” (così sentenza
d’appello, pag. 24).

7

Fiordalisi – Palopoli a pagare i servizi prestati dalla “Autotecnedil” alla stregua

or
Ebbene, in relazione alle surriferite ulteriori ragioni di censura, è innegabile
che il motivo di ricorso si qualifica in modo specifico ai sensi della previsione del
n. 5 del 10 co. dell’art. 360 cod. proc. civ. (è propriamente il motivo di ricorso ex

art. 360,

10 co., n. 5, cod. proc. civ. che concerne l’accertamento e la

valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia: cfr. Cass.

Più esattamente, gli asseriti vizi motivazionali rilevano, ratione temporis, nei
limiti della novella formulazione del n. 5 del 1° co. dell’art. 360 cod. proc. civ. e
nei termini enunciati dalle sezioni unite di questa Corte con la pronuncia n. 8053
del 7.4.2014.
In quest’ottica si osserva quanto segue.
Da un canto, che è da escludere recisamente che taluna delle figure di
“anomalia motivazionale” destinate ad acquisire significato alla luce della
pronuncia a sezioni unite testé menzionata, possa scorgersi in relazione alle
motivazioni cui la corte territoriale ha ancorato il suo dictum.
Segnatamente, con riferimento al paradigma della motivazione “apparente” che ricorre allorquando il giudice di merito non procede ad una approfondita
disamina logico – giuridica, tale da lasciar trasparire il percorso argomentativo
seguito (cfr. Cass. 21.7.2006, n. 16672) – la corte di Bari ha compiutamente ed
intellegibilmente esplicitato il proprio iter argomentativo.
Dall’altro, che la corte ha sicuramente disaminato i fatti storici dalle parti
discussi, a carattere decisivo, connotanti in partis quibus la res litigiosa, ossia
l’asserita stipulazione per facta concludentia e la pretesa sussistenza in concreto
delle condizioni dell’arricchimento senza giusta causa.

sez. un. 25.11.2008, n. 28054; cfr. Cass. 11.8.2004, n. 15499).

In ogni caso l’iter motivazionale che sorregge il dictum della corte di merito
risulta ineccepibile sul piano della correttezza giuridica ed assolutamente congruo
e esaustivo sul piano logico – formale.
Con precipuo riferimento all’arricchimento senza giusta causa la corte barese
ha specificato, peraltro, che difettava il nesso causale diretto tra l’arricchimento

principali, (…) fonte dell’asserita locupletazione, costituiscono gli effetti dei singoli
rapporti obbligatori che il gestore dell’autoparco instaura con i clienti terzi” (così
sentenza d’appello, pag. 25). Tanto evidentemente in linea con l’elaborazione
giurisprudenziale secondo cui il requisito essenziale dell’azione generale di
arricchimento – costituito dall’arricchimento di un soggetto e dalla diminuzione
patrimoniale di un altro, collegati da nesso di causalità – sussiste quando i due
correlativi effetti dipendono da un fatto costitutivo unico; quando, invece, lo
squilibrio patrimoniale tra due soggetti, ancorché ingiustificato, sia conseguenza
di una serie di fatti distinti che hanno inciso su due diverse situazioni patrimoniali
soggettive in modo del tutto indipendente l’uno dall’altro, viene meno il nesso di
causalità fra l’impoverimento di un soggetto e l’arricchimento dell’altro e, con
esso, il fondamento dell’indennizzo (cfr. Cass. 4.5.1978, n. 2087; Cass. sez. un.
8.10.2008, n. 24772).
D’altra parte, la ricorrente sollecita una valutazione “di merito” di segno
diverso alla luce della lettera datata 3.4.1998, della nota del 5.12.2000 e delle
lettere in atti, costituenti “la prova documentale della volontà dei coniugi
Fiordalisi di volerne approfittare senza rinunciare ad alcunché” (così ricorso, pag.
13).

E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non
legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con

ed il depauperamento, “atteso che i servizi di cui usufruiscono gli appellanti

il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360,
1° co., n. 5, cod. proc. civ., né in quello del precedente n. 4, disposizione che per il tramite dell’art. 132, n. 4, cod. proc. civ. – dà rilievo unicamente
all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge
costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892).

Europa” s.r.l. (che, siccome si è premesso, ha concluso per l’accoglimento del

ricorso: cfr. Cass. 23.2.2007, n. 4213, secondo cui è soccombente rispetto alla
parte vincitrice, e può perciò essere condannata al rimborso delle spese del
processo, non solo la parte che propone domande, ma anche quella che
interviene nel processo per sostenere le ragioni di una parte o che, chiamata nel
processo da una delle parti, ne sostiene le ragioni contro l’altra)

vanno

condannate in solido a rimborsare all’avvocato Giovanni Chicco, difensore della
controricorrente, Paola Palopoli, il quale ha dichiarato di aver anticipato le spese
e di non aver riscosso gli onorari, le spese del presente giudizio di legittimità. La
liquidazione segue come da dispositivo.
La “Società Edilizia Immobiliare” s.p.a. non ha svolto difese. Nessuna
statuizione va perciò assunta nei suoi confronti in ordine alle spese.
Il ricorso è datato 11.2.2014. Si dà atto della sussistenza dei presupposti
perché, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115/2002, la ricorrente,
“Autotecnedil” s.r.I., sia tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma del
comma 1 bis dell’art. 13 del medesimo d.p.r..

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la “Autotecnedil” s.r.l. e la “Samag
Europa” s.r.I., in solido, a rimborsare all’avvocato Giovanni Chicco, difensore

In dipendenza del rigetto del ricorso la “Autotecnedil” s.r.l. e la “Samag

anticipatario della controricorrente, Paola Palopoli, le spese del presente giudizio
di legittimità, che si liquidano in euro 2.700,00, di cui euro 200,00 per esborsi,
oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa
come per legge; ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 30.5.2002, n. 115,
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della

unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ai sensi dell’art. 13,
comma 1 bis, d.p.r. n. 115/2002.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della II sez. civ. della Corte
Suprema di Cassazione, il 5 febbraio 2018.
Il presidente
dott. Antonio Oricchio

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

Roma,

06 AGO. 2018

ricorrente “Autotecnedil” s.r.I., dell’ulteriore importo a titolo di contributo

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