Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20536 del 30/08/2017


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Cassazione civile, sez. II, 30/08/2017, (ud. 06/04/2017, dep.30/08/2017),  n. 20536

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12842-2013 proposto da:

B.D., (OMISSIS), B.S. (OMISSIS),

B.V. (OMISSIS), N.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA PANAMA 77, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA

BARNESCHI, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

REGINA PIEROBON;

– ricorrenti –

contro

S.E.P., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA FABIO MASSIMO 107, presso lo studio dell’avvocato MARIA MELE,

rappresentata e difesa dagli avvocati MICHELA BELLON, MONICA BELLON;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 88/2013 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 15/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/04/2017 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI;

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Venezia, con sentenza depositata il 15 gennaio 2013 e notificata il 20 marzo 2013, ha rigettato l’appello proposto da N.M., B., B.S. e B.V. avverso la sentenza del Tribunale di Treviso – sez. distaccata di Castelfranco Veneto n. 90 del 2009, e nei confronti di S.E.P..

1.1. Il Tribunale aveva rigettato la domanda proposta dai sigg. N.- B., eredi di B.L., per ottenere la condanna della convenuta S. a pagare il corrispettivo del mutuo acceso dal de cuius sull’immobile oggetto del preliminare di vendita del maggio 1976, nonchè l’indennizzo, ai sensi dell’art. 2041 c.c., per le migliorie apportate all’immobile, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria, ed aveva rigettato altresì la domanda riconvenzionale subordinata di risarcimento danni, dichiarando inammissibili le ulteriori domande.

2. La Corte d’appello di Venezia ha confermato la decisione, ritenendo che il giudicato formatosi sulla sentenza n. 914 del 1998 copriva anche la questione del saldo del prezzo, poichè si era discusso, nel pregresso giudizio, dell’accollo del mutuo e dell’inadempimento dell’acquirente Quanto alla domanda di arricchimento senza causa per migliorie e quant’altro asseritamente speso per l’immobile, la Corte territoriale ha ritenuto che, nella pendenza del primo giudizio, il venditore B. era consapevole del rischio che l’immobile potesse essere trasferito alla controparte, sicchè non sussisteva il depauperamento senza causa del venditore resosi inadempiente all’obbligazione di trasferimento del bene.

3. Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso N.M., B.D., B.S. e B.V., sulla base di due motivi. Resiste con controricorso S.E.P.. Le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è improcedibile ai sensi dell’art. 369 c.p.c..

2. La previsione di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2 dell’onere di deposito a pena di improcedibilità, entro il termine di cui al primo comma della stessa norma, della copia della decisione impugnata con la relazione di notificazione, ove questa sia avvenuta, è funzionale al riscontro, da parte della Corte di cassazione – a tutela dell’esigenza pubblicistica (e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata formale della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, il quale, una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è esercitabile soltanto con l’osservanza del cosiddetto termine breve (ex plurimis, Cass., Sez. U. 16/04/2009, n. 9005).

3. Nel caso in esame, a fronte della indicazione, nel ricorso, dell’avvenuta notificazione della sentenza d’appello, non è stata depositata copia della sentenza d’appello recante la relata di notificazione (come da attestazione della cancelleria in data odierna), nè quest’ultima risulta comunque nella disponibilità di questa Corte, non essendo stata prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio (da ultimo, Cass., Sez. U. 02/05/2017, n. 10648).

4. Alla declaratoria di improcedibilità del ricorso segue la condanna dei ricorrenti alle spese del presente giudizio, nella misura indicata in dispositivo. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte dichiara il ricorso improcedibile e condanna i ricorrenti al pagamento, in favore della resistente, delle spese del presente giudizio liquidate in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 agosto 2017

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