Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20530 del 30/07/2019

Cassazione civile sez. II, 30/07/2019, (ud. 25/09/2018, dep. 30/07/2019), n.20530

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9304-2017 proposto da:

L.G., rappresentata e difesa dall’avvocato EUGENIA PERRI;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE SPA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

TARANTO N. 9, presso lo studio dell’avvocato EMMA CERSOSIMO,

rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCA IACOE;

– controricorrente –

e contro

PREFETTURA DI COSENZA; PREFETTURA DI CROTONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 845/2016 del TRIBUNALE di CROTONE, depositata

il 19/09/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/09/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO.

Fatto

RILEVATO

che:

è stata impugnata da L.G. la sentenza n. 644/2014 del Tribunale di Crotone con ricorso fondato su cinque ordini di motivi e resistito con controricorso della parte intimata.

Giova, anche al fine di una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, riepilogare, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

La sentenza impugnata, decidendo su appello interposto dall’odierna controricorrente Equitalia Sud S.p.a., accoglieva il gravame e, per l’effetto, riformava decisione del Giudice di Pace di Cirò n. 977/2013.

Con tale sentenza il Giudice di prime cure aveva accolto l’opposizione dell’odierno ricorrente avverso la comunicazione di iscrizione di fermo amministrativo di beni mobili registrati.

Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in ordine alle quali la Corte devi pronunciare.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c..

Parte ricorrente lamenta la mancata declaratoria di inammissibilità dell’appello proposto dall’odierna parte contro ricorrente.

Il motivo è del tutto infondato in quanto il gravame proposto innanzi al Giudice di appello rispondeva ai criteri previsti ex lege al fine dell’ammissibilità dell’impugnazione.

Nella fattispecie risultava rispettato il dettato normativo di cui all’art. 342 c.p.c. (Euro 8/2013) e la indicazione delle parti del provvedimento impugnate con le relative modifiche proposte.

La sentenza oggi impugnata innanzi a questa Corte risulta, quindi, corretta in punto di valutazione di ammissibilità dell’appello.

Il motivo va, dunque, respinto.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di omessa e/o insufficiente motivazione.

Il motivo non è ammissibile.

Al riguardo non può che ribadirsi che, quanto alla doglianza relativa alla pretesa carenza motivazionale della gravata decisione il motivo è inammissibile poichè presuppone come ancora esistente (ed applicabile nella concreta fattispecie) il controllo di legittimità sulla motivazione della sentenza nei termini in cui esso era possibile prima della modifica dell’art. 360 c.p.c., n. 5 apportata dal D.L. n. 83 del 2012, convertito nella L. n. 134 del 2012, essendo viceversa denunciabile soltanto l’omesso esame di uno specifico fatto decisivo che sia stato oggetto di discussione tra le parti, rimanendo – alla stregua della detta novella legislativa -esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass. civ., SS.UU., Sent. n. 8053/2014).

3.- Con il terzo motivo si lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e art. 2909 c.c..

La doglianza attiene al preteso mancato ricevimento di alcuna notifica dei verbali presupposti ed al prospettato intervenuto “giudicato interno” (su tale omessa notifica degli atti presupposti) a seguito della pronuncia del giudice di primo grado.

Il motivo è infondato.

Il Giudice di prime cure aveva annullato l’atto impugnato ovvero la comunicazione di preavviso di fermo amministrativo e, solo conseguentemente, gli atti presupposti dello stesso sulla base della rilevante, ma errata valutazione della mancata “notifica delle cartelle presupposte” (aspetto – questo – ora esclusivamente rilevante).

Deve evidenziarsi che, all’esito della pronuncia – in punto – del Giudice di appello, è risultato che nessuna omessa notifica della dette cartelle sussisteva.

Il Giudice di appello ha correttamente affermato (v. pag 5 della sentenza gravata) che “Equitalia Sud S.p.a. nel costituirsi ha depositato le prove delle notifiche delle cartelle”.

Per di più il Giudice di appello (a differenza di quanto erroneamente lamentato oggi dal ricorrente) aveva il potere di pronunciarsi sulla prova del perfezionamento della notificazione data dalla produzione della relazione di notificazione e/o avviso di ricevimento” (Cass. civ., Sez. Sesta – 3, 11 ottobre 2018, n. 23902). E tanto a seguito dell’apposito motivo di gravame relativo all’avvenuta produzione delle cartelle notificate che esclude del tutto il preteso intervenuto giudicato interno.

Il motivo va, pertanto, rigettato.

4.- Con il quarto motivo del ricorso si prospetta il vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.

Il motivo non è ammissibile.

Non ricorre la lamentata violazione della invocata norma di cui all’art. 2697 c.c. non risultando sussistente una errata attribuzione dell’onere probatorio.

La pretesa violazione, infatti, “si configura solo nella ipotesi in cui il Giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne è gravata, secondo le regole dettate da quella norma, non quando – a seguito di una valutazione delle acquisizioni istruttorie – abbia viceversa ritenuto che la parte onerata abbia o meno assolto tale onere. In tale caso vi è soltanto un erroneo apprezzamento dell’esito della prova sindacabile in sede di legittimità solo per il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5” (Cass. 16 maggio 2007, n. 11216). Nella fattispecie in esame il Giudice di appello non ha invertito gli oneri probatori e ne ha ritenuto il loro assolvimento da parte di Equitalia con accertamento che il ricorrente “non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento dei fatti svolto dai giudici di merito, tratto dall’analisi degli elementi disponibili ed in sè coerente, atteso – per di più – che l’apprezzamento dei fatti e delle prove è sottratto al sindacato di legittimità” (Cass. civ., Sez. VI – Quinta, Sent. 7 aprile 2017, n. 9097).

5.- Con il quinto ed ultimo motivo del ricorso si deduce una “errata o mancata applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 28” con censura non distinguibile dalle precedenti. Il tutto sul presupposto ipotetico in base al quale “per quanto detto il Tribunale di Crotone avrebbe dovuto dichiarate non dovute le somme”. Il motivo è, quindi, del tutto inammissibile.

6.- Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

7.- Le spese seguono la soccombenza e, per l’effetto, si determinano così come in dispositivo.

8.- Deve rilevarsi che, a corredo della mera prodotta istanza di ammissione al gratuito patrocinio, non risulta depositata in atti l’apposita delibera di ammissione al suddetto beneficio.

Pertanto sussistono, allo stato degli atti, i presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13 da parte del ricorrente soccombente.

PQM

LA CORTE

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della parte contro ricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 1.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.

Sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13 da parte del ricorrente soccombente.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 25 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2019

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