Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20525 del 06/10/2011

Cassazione civile sez. I, 06/10/2011, (ud. 21/06/2011, dep. 06/10/2011), n.20525

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria C. – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 11811 del Ruolo Generale degli affari

civili dell’anno 2007, proposto da:

S.C., elettivamente domiciliata in Roma alla Via

Gaetano Donizetti n. 7, con l’avv. Buongiorno Girolamo, che la

rappresenta e difende, per procura speciale autenticata da notar V.

Cottone di Palermo, del 24 giugno 2008, rep. n. 49771.

– ricorrente –

contro

1) COMUNE DI AGRIGENTO, in persona del sindaco p.t. già

elettivamente domiciliato in Palermo alla Via Sciuti n. 106 b, presso

il sig. Carmelo Piscopo;

2) AC.FR., A.F., A.G.,

tutti già appellati contumaci.

– intimati –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Palermo n. 192/07, del

27 ottobre 2006 – 21 febbraio 2007.

Udita, all’udienza del 21 giugno 2011, la relazione del consigliere

dr. Fabrizio Forte.

Udito il P.M. dr. PATRONE Ignazio, che conclude per

l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso notificato il 29 marzo e 2 aprile 2007 al Comune di Agrigento, S.C. ha richiesto la cassazione della sentenza di cui in epigrafe della Corte d’appello di Palermo che ha accolto parzialmente il suo appello avverso la sentenza del Tribunale di Agrigento, che aveva dichiarato inammissibile la domanda di lei per il risarcimento del danno da occupazione acquisitiva della sua proprietà del locale Comune, insieme a quella degli altri privati intimati in questa sede, per essere intervenuto tempestivo decreto ablatorio che aveva impedito la consumazione dell’illecito, che a avviso della Corte di merito, vi era stato, per cui era condannato l’ente locale a pagare, a titolo risarcitorio, Euro 8.699,17, con gli interessi e le spese dell’intero giudizio.

Ad avviso della Corte, il gravame doveva accogliersi in quanto la proroga dell’occupazione applicata dal primo giudice non era per legge automatica, per cui era da escludere che l’espropriazione fosse avvenuta dopo l’acquisizione illecita delle aree destinate ad edilizia residenziale pubblica.

Al ricorso che precede non replica nessuno degli intimati in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. I due motivi di ricorso della Salomone denunciano la violazione della Convenzione europea, dei diritti dell’uomo, disapplicata, con la determinazione del risarcimento del danno ai sensi della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, per la quale già pendeva la questione di legittimità costituzionale successivamente accolta nell’ottobre 2007 dal giudice delle leggi e l’erronea determinazione della misura delle aree occupate, pure per difetto di motivazione.

Nessuno dei due motivi era concluso da quesito di diritto ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c..

2. Il ricorso è inammissibile ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., norma processuale applicabile ratione temporis anche dopo che è stata abrogata e per i ricorsi presentati fino alla sua abrogazione, per il principio tempus regit actum (Cass. 4 gennaio 2011 n. 80 e ord. 24 marzo 2010 n. 7119).

La mancanza del quesito per quanto attiene la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo comporta senza dubbio l’inammissibilità del ricorso. Anche la denuncia delle carenze motivazionali di cui al secondo motivo, in quanto priva; della sintesi conclusiva, con la chiara indicazione dei fatti rilevanti che rendono contraddittoria la sentenza e delle ragioni per le quali la motivazione della sentenza impugnata è inidonea a dare ragione della decisione, per cui si assume, omessa e/o insufficiente in ordine alla determinazione della misura delle aree illecitamente acquisite, violando in tal modo l’ultima parte dell’art. 266 bis previgente (S.U. 14 ottobre 2008 n. 25117, Cass. 26 febbraio 2009 n. 4589 e ord. 26 febbraio 2009 n. 4589).

2. In conclusione, il ricorso è inammissibile e nulla deve disporsi per le spese del giudizio di cassazione, non essendosi gli intimati difesi in questa sede.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 21 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2011

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