Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20505 del 30/07/2019

Cassazione civile sez. II, 30/07/2019, (ud. 23/10/2018, dep. 30/07/2019), n.20505

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3607/2018 proposto da:

Ministero dell’Economia e delle Finanze, (OMISSIS), domiciliato per

legge in Roma, Via Dei Portoghesi 12, presso Avvocatura Generale

dello Stato, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

R.B., elettivamente domiciliato in Roma, Via Riccardo Lante

Grazioli 16, presso lo studio dell’avvocato Susanna Chiabotto, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 1805/2017 della Corte d’appello di Perugia,

depositata il 26/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/10/2018 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

Fatto

RILEVATO

che:

– il presente giudizio trae origine dal procedimento introdotto da R.B. avanti alla Corte dei conti di Roma con ricorso depositato il 16/06/1975, definito in primo grado con sentenza depositata il 27/10/2004, appellata con ricorso del 20/10/2005 e rigettato l’appello con sentenza depositata il 4/5/2007, cui era seguito in data 16/10/2009 ricorso per revocazione definito con sentenza del 28/12/2012;

– all’esito del procedimento presupposto il R. chiedeva la liquidazione dell’equa riparazione ai sensi della L. n. 89 del 2001, pari ad Euro 70.000,00, mentre la Corte d’appello di Perugia riconosceva l’irragionevole durata di 30 anni e, in applicazione dei criteri riconosciuti dalla giurisprudenza di legittimità (sentenze Cass. n. 14974/2012 e n. 5914/2012) che lo fissano in Euro 500,00 per ciascun anno di ritardo, determinava in complessivi Euro 30.000,00 il danno non patrimoniale subito dalla ricorrente;

– la cassazione del decreto emesso dalla Corte d’appello di Perugia n. 1805 del 26/6/2017 è stata chiesta dall’MEF con ricorso notificato il 16/1/2018 articolato su un unico motivo, cui resiste con controricorso R.B., che in prossimità dell’udienza ha altresì depositato memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– va preliminarmente rigettata l’eccezione del controricorrente di violazione dell’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 4, poichè il ricorrente ha specificamente esaminato i fatti della causa rilevanti e riguardanti la scansione del giudizio presupposto avanti la Corte dei conti;

– ha inoltre considerato la data di deposito del ricorso per equa riparazione, rilevante ai fini di delibarne l’ammissibilità prima ancora che la fondatezza dello stesso, così come ha individuato il vizio dedotto nei confronti del decreto impugnato, indicandone la ragione e le norme di diritto su cui si fonda il presente ricorso in cassazione;

– con l’unica censura il Ministero ricorrente, infatti, deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 4 della legge Pinto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che il ricorso per equa riparazione depositato il 3/8/2012 sarebbe tardivo per essere stato proposto oltre sei mesi dalla definitività della sentenza di secondo grado, emessa il 4/5/2007;

– in particolare, sostiene il ricorrente che non possa invocarsi la proposta revocazione introdotta il 16/10/2009 dopo il decorso dell’anno dalla sentenza, a nulla rilevando il rispetto del termine triennale per l’esperimento della revocazione, richiamando quanto statuito dalla Corte di cassazione nella sentenza 25180/2015;

– il motivo è fondato nei limiti di seguito precisati;

– si deve, infatti, ribadire il principio di diritto già espresso dal giudice di legittimità in relazione ad analoga fattispecie riguardante il ricorso per equa riparazione proposto nella vigenza della L. n. 89 del 2001, art. 4, secondo il testo previgente alla modifica introdotta con il D.L. n. 83 del 2012, convertito con modifiche nella L. n. 134 del 2012 (ed applicabile ai ricorsi depositati dopo l’11/9/2012);

– in tema di equa riparazione per l’irragionevole durata di un giudizio svoltosi dinanzi alla Corte dei conti in grado di appello, la domanda, secondo il testo dell’art. 4 applicabile ratione temporis al ricorso in esame depositato il 3/8/2012 e quindi prima del 11/9/2012, può essere proposta anche al termine del giudizio di revocazione ordinaria, sempre che il giudizio di revocazione sia stato introdotto non entro il termine di tre anni dalla data di deposito della sentenza che ha concluso il giudizio presupposto, ma nel termine di sei mesi da tale data (così Cass. 25179/2015 e 25180/2015; id. 120/2017);

– ritiene il collegio di dover dare continuità a tale principio, idoneo a contemperare la specifica disciplina del termine triennale per la revocazione prevista per le sentenze in materia pensionistica adottate dalla Corte dei conti in sede di appello ai sensi del R.D. n. 1214 del 1934, art. 68, con l’esigenza di non procrastinare la possibilità di proporre la domanda di equa riparazione in ragione di un termine di natura “straordinaria” per la sua entità;

– nel caso specifico, l’applicazione del principio comporta che, avendo la parte inteso proporre istanza di revocazione con ricorso del 16/10/2009, ben oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d’appello della Corte dei Conti avvenuta il 4/5/2007, quest’ultima ha assunto carattere di definitività ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 4;

– se ne deve perciò dedurre l’ulteriore conseguenza della tardività del ricorso per equa riparazione depositato il 3/8/2012 rispetto al processo di merito conclusosi con la sentenza d’appello emessa il 4/5/2007 della Corte dei conti;

– il ricorso risulta dunque fondato in relazione alla decisione di accoglimento della domanda di equa riparazione per tale frazione del processo e, pertanto, in relazione ad essa il decreto impugnato va cassato e dichiarata inammissibile la domanda relativa alle fasi merito del giudizio presupposto;

– nondimeno, la doglianza è infondata per la parte di decisione sulla domanda di equa riparazione riconosciuta con riferimento al giudizio di revocazione introdotto il 16/10/2009 e conclusosi con sentenza del 28/12/2012;

– rispetto a detto giudizio, la pronuncia non risulta impugnata dal ricorrente nè in via incidentale dal controricorrente, cosicchè non è contestato quanto ritenuto dalla Corte d’appello di Perugia sia con riguardo alla durata ragionevole del giudizio di revocazione, individuata in anni due, sia con riguardo all’entità dell’indennizzo riconosciuto in ragione di Euro 500,00 per ogni anno di durata irragionevole;

– e perciò da quanto sin qui considerato deriva che stante l’accoglimento solo parziale del ricorso e non essendo necessari ulteriori accertamenti, è possibile pronunciare nel merito ex art. 384 c.p.c.;

– in particolare atteso che rispetto al giudizio di revocazione la durata non ragionevole ammonta ad un anno e due mesi, il Ministero dell’Economia e della Finanze va condannato al pagamento in favore di R.B. della somma di Euro 500,00 per danno non patrimoniale, oltre interessi legali dalla domanda al saldo;

– ricorrono giusti motivi, in relazione all’esito del giudizio ed alla complessità della questione esaminata, per la compensazione delle spese di lite.

PQM

La Corte accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna il Ministero dell’Economia e della Finanza al pagamento in favore di R.B. della somma di Euro 500,00 oltre interessi legali dalla domanda al saldo.

Compensa le spese di lite per l’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2019

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