Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20502 del 06/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 06/10/2011, (ud. 06/07/2011, dep. 06/10/2011), n.20502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 20316/2009 proposto da:

R.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DI SANTA COSTANZA 27, presso lo studio dell’avvocato D’ALESSANDRO

SANDRO, rappresentata e difesa dall’avvocato IACONO Francesco giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) (Direzione Generale) in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

e contro

AMMINISTRAZIONE DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, SERIT SICILIA SPA;

– intimate –

avverso la sentenza n. 109/2007 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO del 10/12/07, depositata il 24/06/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO VALITUTTI;

è presente il P.G. in persona del Dott. RAFFAELE CENICCOLA.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

– rilevato che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“Con sentenza n. 109/29/07 la CTR della Sicilia accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Agrigento avverso la decisione di prime cure, con la quale era stato accolto il ricorso proposto da R.R. nei confronti dell’avviso di mora, con il quale le era stato intimato il pagamento dell’imposta di registro e dell’INVIM per l’anno 1984. Il giudice di appello riteneva, invero, applicabile alla fattispecie il termine di prescrizione decennale del D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 78 e non il termine triennale di decadenza ex art. 16 del medesimo decreto, sicchè il diritto dell’Erario a riscuotere le somme accertate non poteva ritenersi estinto.

Avverso la sentenza n. 109/29/07 ha proposto ricorso per cassazione la R. articolando quattro motivi, ai quali l’Agenzia delle Entrate ha replicato con controricorso.

Il ricorso appare inammissibile.

Le ricorrenti, con i primi tre motivi di ricorso deducono, invero, la nullità dell’impugnata sentenza per violazione di norme sul procedimento (art. 112 c.p.c.) e per omessa motivazione, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76 e sul diritto di difesa, nonchè il vizio di omessa pronuncia. E tuttavia, pur avendo le ricorrenti formulato i relativi quesiti di diritto, questi si palesano del tutto inidonei, in relazione allo scopo perseguito dalla norma di cui all’art. 366 bis c.p.c..

Ed invero, va rilevato che il principio di diritto che la parte è tenuta a formulare a pena di inammissibilità, deve consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, esposta in modo tale che dalla risposta (affermativa o negativa) che ad esso si dia, discenda in modo univoco l’accoglimento o il rigetto del gravame. Ne consegue, pertanto, che è certamente inammissibile il quesito che si risolva nella generica richiesta rivolta alla Corte di stabilire se sia stata o meno violata, o correttamente applicata, una certa norma, dovendo il quesito investire la ratio decidendi della sentenza impugnata, proponendone una alternativa e di segno opposto (Cass. 4044/09, S.U. 3519/08, S.U. 20360/07).

Nel caso di specie, con i quesiti formulati in relazione ai primi tre motivi di ricorso, la istante si limita a richiedere alla Corte di stabilire: “se la sentenza risulta resa in violazione dell’art. 112 c.p.c.”; “se la sentenza risulta emessa in violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, senza porre il rilievo della differenza tra i due principi di decadenza e di prescrizione”; “se la sentenza risulta resa in assenza del preventivo avviso di liquidazione, per consentire al contribuente di conoscere e difendersi sulle somme da pagare”.

Sicchè i proposti quesiti appaiono dedotti in forma del tutto astratta, senza riferimento alcuno alla fattispecie concreta ed alla ratio decidendi dell’impugnata sentenza. Per di più, la formulazione della censura di cui al primo motivo, con riferimento al vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, non contiene il momento di sintesi, omologo del quesito di diritto, e che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo operata dalla ricorrente (Cass. 8897/08, Cass. S.U. 11652/08).

Quanto al quarto motivo di ricorso, poi, concernente – a quanto sembra – un preteso vizio di extrapetizione, deducibile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, il quesito di diritto manca del tutto.

Di conseguenza, il ricorso può essere deciso in Camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1″;

– che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

-che non sono state depositate conclusioni scritte dal P.M., nè memorie;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, e pertanto, riaffermato il principio di diritto sopra richiamato, il ricorso va dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità, nella misura di cui in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00, oltre accessori di Legge.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2011

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