Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20487 del 28/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 28/08/2017, (ud. 23/02/2017, dep.28/08/2017),  n. 20487

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11067/2016 proposto da:

D.B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

avvocati ANTONINO BORDONARO e GIOACCHINO AIELLO;

– ricorrente –

contro

DI.BE.GI.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 266/2016 del TRIBUNALE di RAGUSA, depositata

il 10/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 23/02/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. D.B.G. impugnava presso il Tribunale di Ragusa la sentenza emessa dal Giudice di Pace di Ragusa con cui era stato condannato al pagamento di una quota di spese funerarie, a causa di un grave errore di persona, al posto di Di.Be.Gi.. Affermava che la citazione in appello non seguita da iscrizione della causa a ruolo nei termini di legge non consumava il potere di impugnazione, essendo comunque ammessa la tempestiva riproposizione del gravame entro il termine ad impugnare.

2. Il Tribunale di Ragusa, quale giudice dell’appello, ha dichiarato l’appello proposto da D.B.G. inammissibile perchè tardivo.

3. Avverso tale pronunzia D.B.d.C.G. propone ricorso in Cassazione con un motivo.

3.1. L’intimato non svolge attività difensiva.

4. E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di inammissibilità del ricorso. Il ricorrente ha depositato memoria.

4.1. Il collegio ha deliberato di adottare una motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio con le seguenti precisazioni, di condividere le conclusioni cui perviene la detta proposta.

6. Con il primo ed unico motivo si duole il ricorrente che il giudice del merito ha ritenuto inammissibile l’appello perchè tardivo senza considerare che la sentenza era stata notificata alla controparte personalmente anzichè al procuratore costituito e pertanto non idonea a far decorrere il termine breve.

Il motivo è inammissibile.

Il motivo non si correla all’effettiva motivazione della sentenza impugnata, la quale, pur dando atto che l’appellante ed attuale ricorrente aveva egli stesso allegato di avere ricevuto la notificazione, dopo avere osservato che l’appello era tardivo con riferimento a tale notificazione, ha rilevato, facendone piuttosto che una motivazione alternativa, l’effettiva ratio decidendi, che in ogni caso esso era tardivo rispetto alla notificazione di un precedente appello, la quale aveva fatto decorrere il termine di impugnazione.

Questa che è stata l’effettiva ratio decidendi della sentenza e che è espressa, con pertinenti citazioni di giurisprudenza, in chiusura della seconda pagina ed in apertura della terza, non risulta in alcun modo censurata.

Ne consegue che il ricorso appare inammissibile per tale preliminare ragione, alla stregua del consolidato principio di diritto di cui a Cass. n. 359 del 2005.

Peraltro, se si volesse intendere la sentenza come espressiva di due distinte alternative motivazionali, cioè l’una attestante la tardività dell’appello con riferimento al decorso dalla notificazione della sentenza di primo grado e l’altra dalla notifica del primo appello dichiarato improcedibile, il ricorso risulterebbe inammissibile per la mancata impugnazione anche di questa seconda ratio decidendi.

In ogni caso si sarebbe configurata anche un’ulteriore causa di inammissibilità.

E principio consolidato di questa Corte che in tema di ricorso per cassazione, l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, oltre a richiedere l’ indicazione degli atti, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento risulti prodotto; tale prescrizione va correlata all’ulteriore requisito di procedibilità di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per cui deve ritenersi, in particolare, soddisfatta: a) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo, purchè nel ricorso si specifichi che il fascicolo è stato prodotto e la sede in cui il documento è rinvenibile; b) qualora il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento è prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non si costituisca in sede di legittimità o si costituisca senza produrre il fascicolo o lo produca senza documento; c) qualora si tratti di documento non prodotto nelle fasi di merito, relativo alla nullità della sentenza od all’ammissibilità del ricorso (art. 372 p.c.) oppure di documento attinente alla fondatezza del ricorso e formato dopo la fase di merito e comunque dopo l’esaurimento della possibilità di produrlo, mediante la produzione del documento, previa individuazione e indicazione della produzione stessa nell’ambito del ricorso (Cass. S.U. n. 7161/2010; Cass. S.U. n. 28547/2008). La mancanza di uno solo di tali adempimenti rende il ricorso inammissibile (Cass. n. 19157/12; Cass. n. 22726/11; Cass. n. 19069/2011).

In particolare, nel ricorso non si indica se e dove gli atti di appello e la sentenza notificata di cui si discorre sarebbero esaminabili in questo giudizio di legittimità.

7. Ai sensi degli artt. 380-bis e 385 c.p.c., la Corte dichiara inammissibile il ricorso. Non occorre disporre sulle spese in quanto l’intimato non ha svolto attività difensiva.

PQM

 

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 23 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 agosto 2017

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