Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20464 del 28/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 28/08/2017, (ud. 21/06/2017, dep.28/08/2017),  n. 20464

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4709-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

P.F.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3293/12/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 14/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/06/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti di P.F. (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 3293/12/2015, depositata in data 14/07/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di nuovo avviso di liquidazione di maggiori imposte di Registro, ipotecarie e catastali, conseguente a sentenza della C.T.R. della Lombardia, con la quale era stato dichiarato inammissibile l’appello proposto avverso la decisione dei giudici di primo grado, di accoglimento parziale dell’impugnazione dell’originario atto impositivo, emesso in rettifica del valore di cessione dei terreni venduti dalla contribuente alla DOMA srl, – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso della contribuente.

In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere parzialmente il gravame della contribuente, hanno sostenuto che, pur non ricorrendo alcuna ipotesi di duplicazione di imposta (atteso che l’avviso impugnato era conseguente alla sentenza n. 79/12/2011 della C.T.R. della Lombardia, passata in giudicato, “emessa nei confronti dell’altra parte cointeressata dell’atto fiscale”), essendo tenuta la contribuente in via solidale “al versamento della differenza”, “scomputato quanto già versato dalla società”, (non potendo la stessa invocare l’estensione dei giudicato favorevole ottenuto dall’altro debitore in solido), il valore di riferimento dell’immobile, sul quale calcolare le imposte dovute, era quello rideterminato, nel giudizio già conclusosi nei suoi riguardi, dalla C.T.P., in “Euro 373.000,00”.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti; il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, per motivazione contraddittoria e palesemente illogica, avendo errato nel ritenere, da un lato, che la sentenza della C.T.R. “n. 79/12/2011” non riguardasse direttamente la P., ma l’altra parte, e, dall’altro lato, che, con detta pronuncia, valore del terreno risultante fosse di Euro 373.000,00, mentre la stessa era stata emessa proprio nei confronti di detta contribuente, dichiarando inammissibile l’appello avverso la sentenza della C.T.P. n. 2/36/2010, che aveva determinato il valore dell’immobile in Euro 445.500,00, sui quale dovevano essere calcolate le imposte dovute. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta poi la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 1306 c.c. e dell’art. 2909 c.c., non essendo estensibile al coobbligato solidale, che abbia separatamente impugnato l’atto impositivo a lui diretto, il giudicato più favorevole, ottenuto dall’altro debitore solidale.

2. Preliminarmente, il ricorso deve essere dichiarate inammissibile, in quanto tardivamente notificato.

Invero, a fronte della tempestività (cfr. Cass. 27338/2016) dei primo tentativo di notifica, presso il domiciliatario della contribuente, Dr. P.G., all’indirizzo di (OMISSIS), risultante anche dall’intestazione della sentenza impugnata, notifica non andata a buon fine per “irreperibilità del destinatario”, non si conosce l’esito della seconda notifica, tentata il 1°/04/2016, cui ha fatto seguito, poi, una terza notifica, spedita il 6/6/2016, questa volta con esito positivo, presso il domiciliatario della contribuente, ma in (OMISSIS), in data 6/6/2016.

Questa Corte a S.U. (Cass.14594/2016) ha affermato che caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari ai suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa”.

In conformità, questa Corte (Cass.5974/2017) ha quindi precisato che “in tema di giudizio di legittimità, il ricorrente, appreso l’esito negativo della notifica del ricorso per causa a lui non imputabile, ha l’onere e non la mera facoltà, in ossequio ai principio di ragionevole durata del processo, di richiedere la ripresa del procedimento notificatorio in un tempo pari alla metà dei termini di cui all’art. 325 c.p.c., senza attendere un provvedimento giudiziale che autorizzi la rinnovazione, salvo circostanze eccezionali di cui va data prova rigorosa, sicchè, nel caso di mancata riattivazione, il ricorso va dichiarato inammissibile per omessa notifica”.

Nella specie, alla luce del principio di diritto da ultime affermato dalle Sezioni Unite, la riattivazione del procedimento notificatorio, nel giugno 2016, deve ritenersi tardiva.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso, per sua tardività.

Non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali, non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

Essendo l’amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel caso di prenotazione a debito il contributo non è versato ma prenotato al fine d consentire, in caso di condanna della controparte alla rifusione delle spese in favore dei ricorrente, il recupero dello stesso in danno della parte soccombente).

PQM

 

Dichiara inammissibile il ricorso.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 21 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 agosto 2017

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