Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20463 del 06/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 06/10/2011, (ud. 12/07/2011, dep. 06/10/2011), n.20463

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

COM. S. TAMMARO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 47/2005 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 14/04/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/07/2011 dal Consigliere Dott. CARLO PARMEGGIANI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FEDELI Massimo, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Comune di S. Tammaro impugnava una cartella esattoriale relativa ad omesso o ritardato versamento di ritenute d’acconto IRPEF per i dipendenti nell’anno 1996, emessa a seguito di controllo e liquidazione ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis.

Instauratosi il contraddittorio innanzi alla CTP di Caserta, con memoria integrativa ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24, comma 2, il Comune eccepiva la decadenza della Amministrazione dalla pretesa impositiva in quanto la liquidazione era stata effettuata dopo il decorso del termine di un anno successivo alla presentazione della dichiarazione ai sensi dello stesso art. 36 bis cit.

La Commissione accoglieva il ricorso e dichiarava la decadenza.

Proponeva appello l’Ufficio e la Commissione Tributaria Regionale della Campania, con sentenza n. 47 in data 13-4-2005, depositata in data 14-4-2005, respingeva il gravame, con diversa motivazione.

Avverso la sentenza propone ricorso la Agenzia delle Entrate, con cinque motivi.

Il Comune non svolge attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la Agenzia deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. per extrapetizione, avendo la CTR ritenuto la sussistenza di una decadenza derivante dal decorso del termine di cui al combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17 prendendo in considerazione non solo la data di iscrizione a ruolo del tributo, ma anche quella di notifica della cartella, con violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, avendo il Comune fondato la eccezione di decadenza unicamente sul decorso del termine annuale di cui all’art. 36 bis. cit.

Con il secondo motivo deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. sotto diverso profilo, nel senso che, avendo ritenuto la CTR rilevante la data di notifica della cartella, il contraddittorio doveva essere integrato nei confronti del concessionario alla riscossione, come da istanza dell’Ufficio in primo grado.

Con il terzo motivo deduce violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21 e art. 24, comma 2 in quanto la eccezione di decadenza era stata formulata in primo grado nella memoria integrativa , e quindi era tardiva, non essendo la relativa questione rilevatale d’Ufficio, atteso che l’assunto giustificativo della parte, fondato sulla produzione di nuovi documenti da parte dell’Ufficio legittimanti a parere della medesima l’integrazione dei motivi di ricorso ai sensi dell’art. 24 cit., comma 2 era infondato in quanto il Comune non aveva specificato il motivo per cui solo a seguito della produzione documentale dell’Ufficio fosse possibile formulare la eccezione di decadenza.

Con il quarto ed il quinto motivo sostiene violazione da parte della CTR del ius superveniens di cui al D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 bis e ter, lett. b) convertito nella L. n. 156 del 2005 avente effetto retroattivo, che per le cartelle notificate entro il 31-12-2001, prende unicamente in considerazione, ai fini della verificazione della decadenza, la notifica della cartella entro il termine del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

Occorre prendere in considerazione, per motivi di priorità logica, il terzo motivo, relativo alla supposta tardività della eccezione di decadenza formulata dal Comune in primo grado.

Il motivo è inammissibile in quanto formulato unicamente nei confronti della sentenza di primo grado, senza prendere in considerazione le argomentazioni della CTR sul punto, che, sole, dovevano essere oggetto di censura. Peraltro, il motivo manca palesemente di autosufficienza, in quanto, dopo avere affermato che il Comune in primo grado non aveva motivato in ordine alla natura dei documenti presentati del Comune a suo dire legittimanti la proposizione della eccezione di decadenza con la memoria integrativa ex art. 24 c.p.c., comma 2, non riporta il testo relativo della memoria di parte, rendendo impossibile il controllo sulla veridicità della affermazione.

E’ invece fondato il primo motivo. Poichè la decadenza della pretesa impositiva della Amministrazione non è rilevabile d’ufficio ma solo su eccezione di parte, questa è circoscritta alla ipotesi addotta in tale eccezione, senza possibilità per il giudice di individuare una causa decadenziale diversa da quella indicata dalla parte medesima.

Nella specie, la CTR senza prendere in considerazione, al fine di dichiararla o meno fondata, la eccezione sollevata dalla parte relativa unicamente all’asserito decorso del termine annuale per la liquidazione della imposta D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis come espressamente indicato nelle premesse della sentenza, ha ritenuto verificata la decadenza per superamento del termine quinquennale di notifica della cartella di cui al combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17 e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 sulla scorte di giurisprudenza di questa Corte (n. 21498 del 2004), ipotesi nettamente diversa da quella prospettata dal Comune, col che concretando il vizio di extrapetizione lamentato. Gli altri motivi risultano assorbiti.

La sentenza deve quindi essere cassata per il motivo accolto e rinviata per nuovo esame, anche per le spese, a diversa sezione della CTR della Campania.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta il terzo, assorbiti i rimanenti; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Campania.

Così deciso in Roma, il 12 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2011

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