Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20462 del 02/08/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 20462 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: MAROTTA CATERINA

SENTENZA

sul ricorso 15254-2016 proposto da:
R.F.I. – RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A,

.,(già

FERROVIE DELLO STATO SOCIETA’ DI TRASPORTI E SERVIZI
PER AZIONI) C.F. 0155570581, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio
2018
1468

dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati ROSA PINO, ANTONINO
SACCA’,

giusta delega in atti;
– ricorrente contro

Data pubblicazione: 02/08/2018

SCARCELLA GIUSEPPE, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA ANGELO EMO

106,

presso lo studio

dell’avvocato GIOVANNI TODINI, rappresentato e difeso
dall’avvocato MARIA GATTUSO, giusta delega in atti;
– controricorrente

22/2016 della CORTE D’APPELLO

di MESSINA, depositata il 25/02/2016 R.G.N. 531/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/04/2018 dal Consigliere Dott. CATERINA
MAROTTA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. RITA SANLORENZO che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
uditi gli Avvocati ARTURO MARESCA, ANTONINO SACCA’;
udito l’Avvocato MARIA GATTUSO.

avverso la sentenza n.

R.G. 15254/2016

FATTI DI CAUSA

1.1. Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Messina
decidendo sulle impugnazioni principale e incidentale proposte da Rete
Ferroviaria Italiana S.p.A. e Giuseppe Scarcella, in riforma della
decisione del Tribunale della stessa sede, previa conferma della
declaratoria di illegittimità del primo dei contratti di arruolamento

tra le parti di un rapporto a tempo indeterminato sin dal contratto
dell’11/3/1996 nonché della commisurazione dell’indennità risarcitoria

ex art. 32 della I. n. 183/2010 in 12 mensilità, condannava, altresì, la
società a corrispondere al lavoratore anche la retribuzione dovuta dalla
data della sentenza di secondo grado fino alla riassunzione.
1.2. Riteneva la Corte territoriale, concordando, sul punto, con
quanto osservato dal Tribunale, che l’illegittimità fosse derivata dalla
genericità delle indicazioni contenute nel contratto (stipulato ‘per più
viaggi sulla rotta Messina Villa S.G. e viceversa e Messina Reggio Cal.
e viceversa’) e dall’insufficienza delle stesse a configurare un pieno
adempimento delle disposizioni del codice della navigazione,
evidenziando in particolare che da una lettura unitaria delle
disposizioni di cui all’art. 332, co. 1, n. 4 e 2, cod. nav. l’arruolamento
non potesse essere stipulato ‘a viaggio’ se non risultavano indicati il
viaggio o i viaggi da compiere.
2. Avverso tale sentenza Rete Ferroviaria S.p.A. propone ricorso
per cassazione affidato a tre motivi.
3. Giuseppe Scarcella resiste con controricorso.
4. Non sono state depositate memorie.
RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Con il primo motivo la società denuncia violazione e falsa
applicazione degli artt. 332, co. 2, 325 e 373 cod. nav. in relazione alla
ritenuta nullità parziale del contratto di arruolamento ed alla affermata
continuità del rapporto. Osserva che l’art. 332 cod. nav. prevede la
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stipulati (a viaggio e/o a termine) dal 1996 al 2008 e della sussistenza

R.G. 15254/2016

sanzione della trasformazione di diritto del contratto esclusivamente
quando dal contratto stesso o dal ruolo dell’equipaggio non risulti che
l’arruolamento sia stato stipulato ‘a viaggio’ o ‘a tempo determinato’
e che tale sanzione, invece, non è prevista per il caso in cui non risulti
dal contratto di arruolamento il viaggio o i viaggi da compiere; nella
specie, dunque, la mancanza della specificazione del viaggio non

l’apposizione di un termine nullo. In conseguenza non poteva essere
respinta la formulata eccezione di prescrizione essendo decorsi i due
anni dallo sbarco.
1.2. Con il secondo motivo la società denuncia la violazione
dell’art. 32 I. n. 183/2010. Sostiene che la Corte territoriale avrebbe
violato i criteri per la quantificazione dell’indennità ed in particolare ed
erroneamente disatteso la richiesta di riduzione dell’indennità
risarcitoria formulata da R.F.I. S.p.A..
1.3. Con il terzo motivo la società denuncia la violazione dell’art.
91 cod. proc. civ.. Lamenta che la Corte territoriale avrebbe
applicato, ai fini della regolamentazione delle spese, il principio della
soccombenza totale mentre delle domande del lavoratore in appello
era stata accolta solo una parte.
2.1. Il primo motivo, quanto alla doglianza relativa alla disposta
trasformazione, è inammissibile alla luce del consolidato orientamento
di questa Corte del quale la Corte di appello ha fatto corretta
applicazione (art. 360 bis cod. proc. civ.): rif. Cass. 17 marzo 2001, n.
3869; Cass. 17 gennaio 2005, n. 777; Cass. 11 aprile 2005, n. 7368;
Cass. 8 giugno 2005, n. 11939; Cass. 14 luglio 2005, n. 14814, Cass.
16 settembre 2014, n. 19494 che hanno ritenuto la tesi restrittiva
prospettata dalla società di navigazione (secondo cui, in sostanza, è
sufficiente la spendita delle espressioni ‘a viaggio’ o ‘a termine’
perché non possa trovare applicazione l’art. 332, co. 2, cod. nav.)
contraria a principi di carattere generale e alla ratio della previsione
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poteva determinare l’equiparazione al contratto di diritto comune con

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legislativa che non ha affatto inteso affermare che la astratta
denominazione del contratto come contratto a termine o a viaggio sia
sufficiente all’effettiva qualificazione dello stesso in tal senso, anche
in mancanza della effettiva specificazione del termine o del viaggio.
Infondata è la questione relativa alla prescrizione atteso che nella
specie non si tratta di diritti nascenti dal contratto di arruolamento

imprescrittibile (Cass. 8 giugno 2005, n. 11939; Cass., Sez. U, 16
gennaio 2003, n. 575; Cass. 20 ottobre 2014, n. 22146).
2.2. Il secondo motivo è infondato.
La Corte di merito ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto
corretta la determinazione in dodici mensilità dell’indennità di cui
all’art. 32 cit. individuandole, da un lato, nelle dimensioni aziendali, e
dall’altro, nel numero dei contratti stipulati tra le parti e nell’anzianità
del lavoratore. Si tratta, all’evidenza, di una corretta applicazione dei
criteri di cui al citato art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604
involgente, peraltro, valutazioni di merito che non possono essere
sindacate in questa sede (v. Cass. 22 gennaio 2014, n. 1320; Cass. 5
marzo 2014, n. 5198; Cass. 17 marzo 2014, n. 6122; Cass. 8
settembre 2014, n. 18902).
2.3. Il terzo motivo è del pari infondato.
Corretta è stata la valutazione della Corte di merito che ha
ritenuto, nel complesso, prevalente la soccombenza della società. Si
ricorda che, come ripetutamente affermato da questa Corte, non è
neppure sufficiente a supportare una pronuncia di compensazione
delle spese la mera riduzione della domanda, permanendo comunque
una sostanziale soccombenza della controparte che deve essere
adeguatamente riconosciuta anche sotto il profilo della suddivisione
del carico delle spese (v., per tutte, Cass. 11 febbraio 2016, n. 2709;
Cass. 23 gennaio 2012, n. 901; Cass. 8 marzo 2010, n. 5598). Del
resto, il criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza
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bensì dall’azione di nullità (parziale) del contratto che ha natura

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non può essere basato sul numero delle domande accolte o respinte
per ciascuna delle parti ma comporta una valutazione nel suo
complesso dell’oggetto della lite (cfr. Cass. 24 gennaio 2013, n.
1703). Egualmente, nel caso di rigetto tanto dell’appello principale
quanto di quello incidentale (e nella specie l’appello incidentale è

compensazione totale o parziale delle spese processuali, il cui
regolamento, fuori della ipotesi di violazione del principio della
soccombenza per essere stata condannata la parte totalmente
vittoriosa, è rimesso, anche per quanto riguarda la loro
compensazione, al potere discrezionale del giudice di merito (Cass. 2
luglio 2008 n. 18173, Cass. 23 maggio 1980, n. 3405).
3. Conclusivamente il ricorso va rigettato.
4. La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.
5. Va dato atto dell’applicabilità dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R.
30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, co. 17, legge
24 dicembre 2012, n. 228
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento in
favore del controricorrente delle spese di lite che liquida in euro
200,00 per esborsi ed euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre
accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15%.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002 dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso art.
13.
Così deciso in Rom –nella camera di consiglio del 5 aprile 2018

stato anche parzialmente accolto) non obbliga il giudice a disporre la

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