Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20440 del 29/07/2019

Cassazione civile sez. II, 29/07/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 29/07/2019), n.20440

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CORRENTI Vincenzo – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CASADONTE Anna Maria – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18242-2015 proposto da:

B.A., L.L. e B.B.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PIEDILUCO n. 22, presso lo

studio dell’avvocato FEDERICO PERNAZZA, che li rappresenta e difende

unitamente agli avvocati ENRICO MERLI e STEFANO DAFFONCHIO;

– ricorrenti –

contro

S.U., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DON MINZONI n.

9, presso lo studio dell’avvocato ENNIO LUPONIO, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato PATRIZIA TUIS;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 15/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 09/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/05/2019 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione notificato il 18.11.2001 B.A., L.L. e B.B., insieme a P.I. – in seguito deceduta nel corso del giudizio lasciando unica erede L.L. – evocavano S.U. innanzi il Tribunale di Tortona invocando in via principale l’accertamento in loro favore del diritto di comproprietà, in tesi in base a titolo ed in subordine per intervenuta usucapione, di una strada vicinale, con la condanna del convenuto ad eliminare il cancello che aveva installato e a rimuovere i materiali che aveva depositato lungo il tracciato di essa. Gli attori assumevano in particolare che la predetta strada, dipartentesi dalla pubblica viabilità mediante un sottopassaggio (in realtà costituente un androne di accesso al cortile interno di un edificio) era utilizzata da tempo immemore per l’accesso ai fondi di loro proprietà esclusiva e che lo stato dei luoghi non coincideva con quanto risultante dal catasto. Deducevano ancora che gli atti di provenienza della proprietà del convenuto S. non includevano l’area di terreno consistente nel predetto sottopassaggio e che quindi in cancello che il convenuto aveva ivi apposto e gli altri materiali che erano stati dallo stesso depositati nell’androne costituivano un’illecita lesione del loro diritto di comproprietà su detta area.

Si costituiva il S. contestando la domanda ed eccependo, in via riconvenzionale, l’accertamento della sua proprietà esclusiva sull’area di sedime coincidente con il sottopassaggio-androne, in tesi in base ai suoi titoli di provenienza, ed in subordine comunque per intervenuta usucapione dell’area predetta.

Con sentenza n. 158/2013 il Tribunale accertava la proprietà esclusiva del S. sull’area di sedime corrispondente al sottopassaggio-androne; accertava inoltre la proprietà comune a tutte le parti del restante tratto di strada, costituente strada vicinale adibita a consentire l’accesso ai fondi degli attori; condannava il convenuto a rimuovere gli ostacoli frapposti lungo il percorso; rigettava le restanti domande, compensando per intero le spese di lite.

Il primo giudice riteneva in particolare che le risultanze della C.T.U. esperita in corso di causa e dell’atto di acquisto del S. evidenziassero che egli aveva acquistato la proprietà esclusiva di una “casa vecchia e diroccata in (OMISSIS), composta di due camere, una sovrastante all’altra, e vano uso ingresso sovrastante l’androne carraio, con terreno sottostante la proprietà dei compratori”, interpretando l’espressione “terreno sottostante” come riferita, per l’appunto, all’area dell’androne di accesso alla corte interna del fabbricato.

Interponevano appello avverso detta decisione gli originari attori, insistendo per l’accertamento del loro diritto di comproprietà anche sull’area di sedime corrispondente all’androne-sottopassaggio di accesso alla corte interna del fabbricato e per la condanna del S. a rimuovere il cancello da egli installato in loco. Si costituiva il S. resistendo al gravame e spiegando a sua volta appello incidentale.

Con la sentenza oggi impugnata, n. 15/2015, la Corte di Appello di Torino rigettava i gravami confermando la decisione impugnata. Riteneva in particolare il giudice di seconda istanza, sulla base di una articolata ricostruzione delle risultanze dell’atto di acquisto del S., della C.T.U. e delle deposizioni dei testi escussi in prime cure, che non potesse configurarsi un compossesso utile ad usucapionem sull’area corrispondente all’androne di accesso alla corte interna. Riteneva tuttavia che il Tribunale avesse confermato l’esistenza di un diritto di servitù di passaggio, pedonale e carrabile, sull’androne predetto. Riteneva infine che le condotte di molestia lamentate dal S. con l’impugnazione incidentale da quegli svolta non potessero essere configurate come tali, in quanto esse costituivano la naturale esplicazione del predetto diritto di passaggio.

Propongono ricorso per la cassazione di detta decisione B.A., L.L. e B.B. affidandosi ad un unico motivo. Resiste con controricorso S.U., spiegando a sua volta ricorso incidentale egualmente affidato ad un unico motivo.

Ambo le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo i ricorrenti principali lamentano la violazione o falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 perchè la Corte di Appello avrebbe erroneamente interpretato la volontà delle parti desumibile dall’atto di acquisto del S. e, in generale, non adeguatamente apprezzato le risultanze dell’istruttoria esperita nel corso giudizio di merito.

Con l’unico motivo del ricorso incidentale il S. lamenta invece la violazione dell’art. 111 Cost. e l’incomprensibilità della motivazione con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5 perchè la Corte torinese avrebbe omesso di pronunciarsi sull’appello incidentale ritenendolo condizionato all’accoglimento dell’impugnazione principale. Ad avviso del ricorrente incidentale, invece, detto vincolo non sussisteva avendo egli proposto impugnazione incidentale relativamente alla parte della sentenza di prime cure con cui era stata accertata l’esistenza di una strada vicinale e la comproprietà di essa in capo a tutte le parti del giudizio.

Le due censure, che per la loro connessione meritano un esame congiunto, sono inammissibili. Esse infatti si risolvono in un’istanza di revisione del giudizio di fatto e della valutazione delle risultanze istruttorie condotti dal giudice di merito. Sotto il primo profilo, va ribadito che il motivo di ricorso non può mai risolversi in una mera richiesta di riesame del merito della controversia (Cass. Sez. U, Sentenza n. 24148 del 25/10/2013, Rv.627790). Sotto il secondo, invece, va ribadito il principio secondo cui “L’esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonchè la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 12362 del 24/05/2006, Rv.589595: conf. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 11511 del 23/05/2014, Rv.631448; Cass. Sez. L, Sentenza n. 13485 del 13/06/2014, Rv.631330).

Nè sussiste il profilo di omesso esame dell’appello incidentale lamentato dal S., poichè la Corte territoriale ha esaminato l’impugnazione incidentale predetta e la ha respinta sul presupposto che, una volta accertata l’esistenza del diritto di servitù di passaggio sull’androne oggetto di causa a favore degli attori -odierni ricorrenti principali – le attività di utilizzazione dello spazio corrispondente all’androne predetto da essi poste in essere non costituissero molestia, ma piuttosto esercizio del diritto di servitù loro spettante, e fossero pertanto da considerare lecite. La Corte torinese ha peraltro aggiunto che “Se, invece, parte appellante incidentale con il generico riferimento alle molestie avesse inteso riferirsi ad altre molestie, allora di esse non v’è prova” (cfr. pag.19 della decisione impugnata). Il ricorrente incidentale non attinge specificamente tale affermazione, nè indica a quali molestie “ulteriori” rispetto a quelle ricostruite dalla Corte territoriale si riferisse la sua impugnazione incidentale. Nè, per altro verso, si potrebbe comunque ravvisare un profilo di omesso esame del motivo di gravame in questione, posto che la Corte di Appello ha proceduto ad una complessiva ed articolata revisione di tutto il compendio istruttorio acquisito in atti di causa (atti di provenienza, C.T.U., prove orali) confermando la natura vicinale e la comproprietà della strada di cui è causa; confermando del pari l’esistenza del diritto di servitù di passaggio pedonale e carrabile sull’androne a favore degli appellanti, già ravvisato dal primo giudice; dichiarando la liceità delle condotte da questi poste in essere; confermando infine la condanna del S. a rimuovere i materiali da egli depositati nell’androne, in quanto costituenti ostacolo al diritto di transito degli attori.

E’ appena il caso di precisare – trattandosi di statuizione implicita nella decisione tanto del Tribunale che della Corte di Appello – che tra gli ostacoli che il S. è tenuto a rimuovere rientra anche il cancello, ove ancora in loco, posta la sua idoneità ad impedire di fatto il diritto di passaggio degli attori.

In definitiva, tanto il ricorso principale che quello incidentale sono inammissibili.

In ragione della reciproca soccombenza, le spese del presente giudizio di Cassazione vengono integralmente compensate tra le parti.

Poichè il ricorso per cassazione è stato proposto successivamente al 30.1.2013 ed è dichiarato inammissibile, va dichiarata la sussistenza, ai sensi del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dei presupposti per l’obbligo di versamento, tanto da parte dei ricorrenti principali che del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile tanto il ricorso principale che quello incidentale e compensa per intero tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento tanto da parte dei ricorrenti principali che del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile, il 21 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 29 luglio 2019

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