Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20433 del 06/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 06/10/2011, (ud. 14/07/2011, dep. 06/10/2011), n.20433

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

FINCASA 44 S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via Giovanni Paisiello n. 15,

presso lo studio dell’avv. Brugnoli Graziano, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale dei Lazio, sez. 5^, n. 254 del 17 ottobre 2006;

Letta la relazione scritta redatta dal consigliere relatore dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3;

udito, per la società controricorrente, l’avv. Graziano Brugnoli;

udito il P.M., in persona del sostituto procuratore generale dott.

LETTIERI Nicola, che ha concluso, in adesione alla relazione, per

l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

– che Fincasa 44 s.p.a. propose istanza di rimborso della somma di L. 232.032.000 versata a titolo di imposta sul patrimonio netto per l’anno 1997, deducendo l’illegittimità dell’imposta in rapporto alla normativa comunitaria, e impugnò, quindi, il silenzio-rifiuto dell’Agenzia, conseguentemente formatosi sulla predetta istanza;

– che, con memoria integrativa D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 24 la società contribuente, nel ribadire l’illegittimità dell’imposta patrimoniale, precisò di avere, in realtà, pagato, per l’imposta, la maggior somma di L. 258.143.000, ne richiese la restituzione integrale e, in subordine, la restituzione della somma di L. 26.111.000 (pari ad Euro 13.485,21), sostenendo di averla, in ogni caso, corrisposta in eccedenza sul dovuto;

– che l’adita commissione provinciale accolse la richiesta subordinata, condannando l’Amministrazione al rimborso della somma di Euro 13.485,21, con decisione confermata, in esito all’appello dell’Agenzia, dalla commissione regionale;

– che i giudici di appello ritennero che la memoria aggiuntiva presentata dalla società doveva essere considerata una mera emendatio libelli, “che trova fondamento sulla domanda principale di cui costituisce una riduzione”;

rilevato:

– che, avverso la decisione di appello, L’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione, in unico motivo, deducendo “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 e formulando il seguente quesito:

“Costituisce modifica del petitum e, quindi, domanda nuova, come tale inammissibile in appello, la richiesta di rimborso dell’imposta pagata in eccedenza, quando la stessa sia richiesta per la prima volta in giudizio senza essere stata preventivamente presentata in via amministrativa all’Aqenzia delle Entrate, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 non essendosi sulla stessa formato il silenzio, espresso o tacito, il solo atto impugnabile ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19”;

che la società contribuente ha resistito con controricorso, illustrando le proprie ragioni anche con memoria;

osservato:

che alla luce delle risultanze fattuali, come concordemente esposte dalle parti nei rispettivi atti difensivi, il ricorso dell’Agenzia delle Entrate si rivela manifestamente fondato;

che – accogliendo la domanda subordinatamente avanzata della società contribuente, con memoria D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 24 in merito ad asserito versamento di eccedenza d’imposta – il giudice a quo ha, invero, indebitamente avallato pretesa restitutoria affatto estranea al silenzio-rifiuto impugnato (giacchè non prospettata all’Amministrazione, quanto meno sotto il profilo della causa petendi) e, quindi, priva del presupposto indefettibilmente richiesto (cfr. il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19) per la stessa devoluzione al giudice tributario;

– che deve, peraltro, considerarsi che – anche in base alla disciplina dettata dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, art. 19 e art. 24, comma 2, – il giudizio tributario risulta caratterizzato da un meccanismo di instaurazione di tipo impugnatorio, circoscritto alla verifica della legittimità della pretesa avanzata con l’atto impugnato, alla stregua dei presupposti di fatto e di diritto in esso atto indicati, ed ha un oggetto rigidamente delimitato dalle contestazioni mosse dal contribuente con i motivi specificamente dedotti nel ricorso introduttivo in primo grado, onde delimitare sin dalla nascita del rapporto processuale tributario le domande e le eccezioni proposte dalle parti;

che da ciò consegue che – impugnato il silenzio – rifiuto opposto dall’Agenzia al rimborso di imposta ritenuta corrisposta per titolo illegittimo – la richiesta di restituzione di un’asserita eccedenza dell’imposta versata rispetto al titolo contestato, avanzata con memoria integrativa (in assenza dei presupposti di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24, comma 2), risulterebbe, comunque, inammissibile, introducendo nuovi motivi di censura all’atto (in ipotesi silenzio-rifiuto) impugnato (cfr. Cass. 20516/06, 9754/03, 15317/02);

considerate:

– che, alle stregua delle considerazioni che precedono, s’impone l’accoglimento del ricorso dell’Agenzia delle Entrate, nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;

ritenuto:

– che la sentenza impugnata va, dunque, cassata e che, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, ult. parte, va decisa nel merito, con il rigetto del ricorso introduttivo della società contribuente;

– che, per la natura della controversia e tutte le peculiarità della fattispecie, si ravvisano le condizioni per disporre la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

la Corte: accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate e, decidendo nel merito, rigetta il. ricorso introduttivo della società contribuente; compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2011

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