Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20417 del 02/08/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 20417 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: POSITANO GABRIELE

ORDINANZA
sul, ricorso 26421-2016 proposto da:.
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO
DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ .E DELLA RICERCA,
MINISTERO DELLA SALUTE, MINISTERO DELL’ECONOMIA
E DELLE FINANZE, in persona dei rispettivi rappresentanti legali
p.t., domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta
e difende ope legis;
– ricorrenti contro
BL\ MONTE ANNA, elettivamente dorniciliato in ROMA, VIA E.
NIORDIM n.14, presso lo studio dell’avvocato NLARIA LUDOVICA

POLTRONIERI, rappresentata e difesa dall’avvocato VINCENZO
S.C_\ITUCC1;

Data pubblicazione: 02/08/2018

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 1143/2015 della CORTE D’APPELLO di
L’AQUILA, depositata il 15/10/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 22/02/2018 dal Consigliere Dott. GABRIELE

POSITANO.

ic

2016 n. 26421 sez. M3 – ud. 22-02-2018

Rilevato che:
Anna Biamonte, medico iscritto ad un corso di specializzazione per le
professioni sanitarie in anni accademici successivi al 1999 ed anteriori al
2006/2007, ha agito in giudizio nei confronti della Presidenza del Consiglio dei
Ministri, dell’Università degli Studi di L’Aquila, nonché del Ministero
dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero della Salute e del

differenza economica tra la borsa di studio percepita (pari ad C 11.603,52
annui, ai sensi del d.lgs. 8 agosto 1991 n. 257) ed il compenso previsto dal
d.lgs. 17 agosto 1999 n. 368, con il quale erano state recepite
nell’ordinamento italiano le direttive comunitarie n. 75/362, n. 82/76 e n.
93/16 (con le successive integrazioni), ma la concreta operatività dei cui effetti
economici era stata differita fino all’anno accademico 2006/2007;
la domanda è stata accolta dal Tribunale di L’Aquila nei confronti di tutti gli
enti convenuti. La Corte d’Appello di L’Aquila ha dichiarato il difetto di
legittimazione passiva dell’Università dell’Aquila ed ha confermato la decisione
di primo grado nei confronti degli altri appellanti;
ricorrono la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Istruzione
dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute e il Ministero
dell’Economia e delle Finanze, sulla base di due motivi. Resiste il professionista
con controricorso. Parte ricorrente deposita memoria ex art. 380 bis c.p.c.
Considerato che:
con il primo motivo del ricorso si denunzia «Violazione dell’art. 3 del D.Lgs.
n. 303 del 30 luglio 1999 in combinato disposto con l’art. 101 c.p.c. – Difetto di
legittimazione passiva dei Ministeri convenuti in giudizio, ex art. 360, comma 1
n. 3 c.p.c.»;
con il secondo motivo si denunzia «Violazione o falsa applicazione di norme
di diritto, ex art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. In particolare: – dell’art. 11
comma 1 delle Disposizioni sulla legge in generale; – dell’art. 6 D.Lgs. n. 257
del 1991; – degli artt. 37, 39, 41, 46 del D.Lgs. n. 368 del 1999; – dell’art. 8
del D.Lgs. n. 517 del 1999; – della L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma
3

Ministero dell’Economia e delle Finanze, per ottenere il riconoscimento della

300; – degli artt. 234, 249 Trattato Cee, e delle Direttive nn. 82/76; 75/363;
75/362, dell’art. 13 Direttiva n. 82/76 Cee e dell’art. 1, comma 1, Direttiva
93/16, dei principi enunciati dalla Corte di Giustizia con sentenze 25 febbraio
1999 – causa C-131/97 (CARBONARI) e 3 ottobre 2000 – causa C-371/97
(GOZZA); – dell’art. 7 D.L. n. 384 del 1992, convertito nella L. n. 483 del
1992, dell’art. 3 comma 36 della L. n. 537/1993, dell’art. 1, comma 33, L. 2

dell’art. 32 comma 12 Legge n. 449/1997, dell’art. 22 L. n. 488/1999, dell’art.
36 L. n. 289/2002 (finanziaria 2003)»;
va preliminarmente disattesa l’eccezione di tardività del ricorso, sollevata
dalla parte controricorrente. La sentenza impugnata è stata pubblicata in data
3.3.16 ed il ricorso è stato notificato a mezzo PEC in data 3.10.16. Nella specie
è certamente applicabile il termine cd. lungo di cui all’art. 327 c.p.c.
(diversamente da quanto dedotto dal controricorrente), in quanto la sentenza
non risulta notificata alle amministrazioni soccombenti. Il giudizio di primo
grado ha avuto inizio nel 2006, e quindi il termine in questione ha durata
annuale, ed è soggetto alla sospensione feriale (pari a 31 giorni, sia nell’anno
2015 che nell’anno 2016, dal 10 al 31 agosto). Detto termine scadeva quindi
esattamente il giorno 4.4.17: il ricorso è pertanto tempestivo;
è logicamente preliminare ed assorbente l’esame del secondo motivo attinente alla fondatezza nel merito delle domande proposte – che è
manifestamente fondato;
secondo la Corte d’Appello, l’Italia avrebbe adeguatamente recepito le
direttive comunitarie che impongono il riconoscimento ai medici specializzandi
di una “adeguata remunerazione” solo con il d.lgs. 17 agosto 1999 n. 368 (di
recepimento della Direttiva CEE n. 93/16), e con effetti economici decorrenti
esclusivamente dall’anno accademico 2006/2007, in relazione al contratto di
formazione-lavoro (oggi denominato di “formazione specialistica”) introdotto
da tale legge; di conseguenza, agli specializzandi che hanno percepito
compensi inferiori negli anni accademici anteriori al 2006 andrebbe
riconosciuta la relativa differenza economica, a titolo risarcitorio;
4

dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica),

tale assunto non risulta però conforme all’indirizzo di questa Corte, già
espresso con le sentenze della Sezione Lavoro n. 794 del 16/01/2014 e n.
15362 del 04/07/2014 ed al quale si intende dare continuità, secondo il quale il
recepimento delle direttive comunitarie che hanno previsto una adeguata
remunerazione per la frequenza delle scuole di specializzazione (direttive non
applicabili direttamente nell’ordinamento interno, in considerazione del loro

carattere non dettagliato) è avvenuto con la legge 29 dicembre 1990 n. 428 e
con il d.lgs. 8 agosto 1991 n. 257 (che ha riconosciuto agli specializzandi una
borsa di studio pari ad C 11.603,52 annui), e non in forza del nuovo
ordinamento delle scuole di specializzazione di cui al d.lgs. 17 agosto 1999 n.
368;
quest’ultimo decreto, nel recepire la Direttiva CEE n. 93/16 (che ha
codificato, raccogliendole in un testo unico, le precedenti direttive n. 75/362 e
n. 75/363, con le relative successive modificazioni), ha riorganizzato
l’ordinamento delle scuole universitarie di specializzazione in medicina e
chirurgia, istituendo e disciplinando un vero e proprio contratto di formazione
(inizialmente denominato “contratto di formazione-lavoro” e successivamente
“contratto di formazione specialistica”) da stipulare, e rinnovare annualmente,
tra Università (e Regioni) e medici specializzandi, con un meccanismo di
retribuzione articolato in una quota fissa ed una quota variabile, in concreto
periodicamente determinate da successivi decreti ministeriali;
tale contratto, secondo l’indirizzo ormai consolidato di questa Corte, non dà
luogo ad un rapporto inquadrabile nell’ambito del lavoro subordinato, né è
riconducibile alle ipotesi di para-subordinazione, non essendo ravvisabile una
relazione sinallagmatica di scambio tra l’attività degli specializzandi e gli
emolumenti previsti dalla legge, restando conseguentemente inapplicabili l’art.
36 Cost. ed il principio di adeguatezza della retribuzione ivi contenuto (cfr, ex
plurimis: Cass, Sez. L, Sentenza n. 27481 del 19/11/2008, Rv. 605890 – 01;
Sez. L, Sentenza n. 20403 del 22/09/2009, Rv. 610255 – 01; Sez. L,7
Ordinanza n. 18670 del 27/07/2017, Rv. 645008 – 01);

5

5 –Y-

ai sensi dell’art. 1, comma 300, della legge 23 dicembre 2005 n. 266,
peraltro, gli effetti delle nuove disposizioni, contenute negli articoli da 37 a 42
del D.Lgs. n. 368 del 1999 (le quali prevedono sia la stipula del nuovo
contratto di formazione, con gli specifici obblighi che ne derivano, sia il
corrispondente trattamento economico), sono applicabili solo a decorrere
dall’anno accademico 2006/2007. Il trattamento economico spettante ai medici

concreto fissato con i D.P.C.M. 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007;
per gli iscritti alle scuole di specializzazione negli anni accademici
precedenti al 2006/2007 è stato espressamente disposto che continuasse ad
operare la precedente disciplina di cui al d.lgs. 8 agosto 1991 n. 257 (sia sotto
il profilo ordinamentale che sotto il profilo economico);
la Direttiva CEE n. 93/16 (che costituisce, dichiaratamente, un testo
meramente compilativo, di coordinamento e aggiornamento delle precedenti
disposizioni comunitarie già vigenti) non ha d’altra parte carattere innovativo,
con riguardo alla misura dei compensi da riconoscersi agli iscritti alle scuole di
specializzazione. La previsione di una adeguata remunerazione per i medici
specializzandi è infatti contenuta nelle precedenti direttive n. 75/362, n.
75/363 e n. 82/76 (le cui disposizioni la Direttiva n. 93/16 si limita a recepire e
riprodurre senza alcuna modifica), e i relativi obblighi risultano già attuati dallo
Stato italiano con l’introduzione della borsa di studio di cui al d.lgs. 8 agosto
1991 n. 257;
l’importo della predetta borsa di studio è da ritenersi di per sé sufficiente
ed idoneo adempimento agli indicati obblighi comunitari, rimasti immutati dopo

specializzandi in base al contratto di formazione specialistica è stato in

la Direttiva n. 93/16, quanto meno sotto il profilo economico, come
confermano le pronunzie di questa Corte che ne hanno riconosciuto
l’adeguatezza, nella sua iniziale misura, anche a prescindere dagli ulteriori
incrementi connessi alla svalutazione monetaria, originariamente previsti dallo
stesso d.lgs. n. 257 del 1991 e poi sospesi dalla successiva legislazione,
sottolineando che «nella disciplina comunitaria non è rinvenibile una
definizione di retribuzione adeguata, né sono posti i criteri per la ,./()/-6

determinazione della stessa (vedi: Cass. 26 maggio 2001 n. 11565)» (Cass,
Sez. L. Sentenza n. 12346 del 15 giugno 2016; Sez. L, Sentenza n. 18710 del
23 settembre 2016; l’indirizzo trova indiretta conferma nella stessa sentenza
n. 432 del 23 dicembre 1997 della Corte Costituzionale, che ha escluso
l’illegittimità costituzionale delle disposizioni legislative che avevano disposto la
sospensione degli adeguamenti della borsa alla svalutazione monetaria);

medicina e chirurgia introdotto con il d.lgs. n. 368 del 1999 (a decorrere
dall’anno accademico 2006/2007, in base alla legge n. 266 del 2005), e il
relativo meccanismo di retribuzione, non possono pertanto ritenersi il primo
atto di effettivo recepimento ed adeguamento dell’ordinamento italiano agli
obblighi derivanti dalle direttive comunitarie, in particolare per quanto riguarda
la misura della remunerazione spettante ai medici specializzandi, ma
costituiscono il frutto di una successiva scelta discrezionale del legislatore
nazionale, non vincolata o condizionata dai suddetti obblighi;
l’inadempimento dell’Italia agli obblighi comunitari, sotto il profilo in
esame, è cessato con l’emanazione del d.lgs. n. 257 del 1991;
infine, non emergono ragioni di inammissibilità del motivo, che evoca in
modo chiaro una violazione di legge, né si prospetta la denunciata novità del
tema, posto che la censura non presuppone circostanze di fatto non accertate
e nuove, ma attiene esclusivamente alle ragioni di diritto. Ed invero le nuove
questioni di diritto non sono consentite, fermo il limite del giudicato interno,
soltanto se implichino indagini ed accertamenti di fatto non effettuati dal
giudice di merito (fra le tante da ultimo Cass. 25 ottobre 2017, n. 25319);
in definitiva vanno ribaditi i seguenti principi di diritto:
gli obblighi di attuazione della normativa comunitaria in tema di adeguata
remunerazione per la frequenza delle scuole universitarie di specializzazione in
medicina e chirurgia derivanti dalle direttive CE n. 75/362, n. 75/363 e n.
82/76 – che non prevedono una precisa misura del compenso minimo spettante
agli specializzandi – devono ritenersi adempiuti dallo Stato italiano con la borsa

7

il nuovo ordinamento delle scuole universitarie di specializzazione in

di studio introdotta dal decreto legislativo n. 257 del 1991, nella sua misura
originaria;
la direttiva comunitaria n. 93/16 non introduce alcun nuovo ed ulteriore
obbligo con riguardo alla misura della suddetta adeguata remunerazione;
la previsione di un trattamento economico più elevato per i medici
specializzandi, a decorrere dall’anno accademico 2006/2007, in coincidenza

l’introduzione del contratto di formazione specialistica operate nell’ordinamento
interno con il decreto legislativo n. 368 del 1999, non costituisce il primo atto
di adempimento dei suddetti obblighi comunitari in relazione all’adeguatezza
della remunerazione, e non comporta alcun obbligo dello Stato di estendere il
nuovo trattamento economico ai medici che hanno frequentato le scuole di
specializzazione negli anni accademici anteriori al 2006/2007;
l’accoglimento del secondo motivo determina l’assorbimento del primo
motivo. Non essendo necessari altri accertamenti di fatto, la causa può essere
decisa nel merito, con il rigetto della domanda. L’intervento dirimente della
giurisprudenza di legittimità nel corso del giudizio costituisce motivo di
compensazione delle spese, sia del giudizio di legittimità che dei gradi di
merito.
P. Q. M.
accoglie il secondo motivo del ricorso, con assorbimento del primo motivo;
cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e, decidendo la causa nel
merito, rigetta la domanda;
dispone la compensazione delle spese sia del giudizio di legittimità che dei
gradi di merito.
Così deciso in Roma, in data 22 febbraio 2018.
Il Presidente

con la riorganizzazione dell’ordinamento delle scuole di specializzazione e con

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