Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20390 del 01/08/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. L Num. 20390 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: BALESTRIERI FEDERICO

SENTENZA

sul ricorso 7873-2015 proposto da:
VARCHETTA GIUSEPPINA, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA PANAMA 74, presso lo studio dell’avvocato
GIANNI EMILIO IACOBELLI, che lo rappresenta e difende
giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2018
1109

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona del
legale rappresentante pro tempore,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo
studio

dell’avvocato

ARTURO

MARESCA,

che

la

Data pubblicazione: 01/08/2018

rappresenta e difende giusta delega in atti;
– controricorrente contro

KELLY SERVICES S.P.A.;
– intimata

di NAPOLI, depositata il 21/11/2014 r.g.n. 10782/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 15/03/2018 dal Consigliere Dott. FEDERICO
BALESTRIERI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PAOLA MASTROBERARDINO, che ha concluso
per l’accoglimento parziale del secondo motivo,
assorbito il terzo motivo, respinto il primo motivo;
udito l’Avvocato GIULIO RAFFAELE IPPOLITO per delega
verbale Avvocato GIANNI EMILIO IACOBELLI;
udito l’Avvocato CESIRA TERESINA SCANU per delega
verbale Avvocato ARTURO MARESCA.

avverso la sentenza n. 6844/2014 della CORTE D’APPELLO

RG 7873/15

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Tribunale di Napoli, Varchetta Giuseppina premetteva in
di essere stata occupata, ai sensi dell’art. 3 L. n.196\97 e degli artt. 20
e 21 del d.lgs 276\03, dalla Kelly Services s.p.a. (somministratrice)
presso Poste Italiane (impresa utilizzatrice), in virtù di tre distinti
contratti (dal 1.8.05 al 30.9.05 e dal 1.10.05 al 31.1.06) presso
l’Ufficio postale di Napoli, nonché dal 1.2.06 al 31.5.06 presso l’u.p. di
Afragola per “ragioni di carattere produttivo od organizzativo” connessi
al “progetto gestione cliente”; che aveva svolto svariati compiti e non
solo quelli indicati nel contratto di lavoro; che non vi era esubero
presso l’u.p. in cui era stata applicata, avendo ricoperto un posto
vacante; che la società datrice di lavoro aveva superato negli anni
2004 e 2005 il limite percentuale di assunzioni temporanee con il
contratto di somministrazione.
Deduceva l’illegittimità dei contratti in questione per la genericità della
motivazione che giustificava il ricorso al contratto di somministrazione
a tempo determinato.
Chiedeva quindi che fosse accertata la costituzione del rapporto alle
dipendenze della società Poste Italiane sin dal 1.8.2005 con condanna
di quest’ultima al pagamento, anche a titolo risarcitorio, delle
retribuzioni maturate, maggiorate degli accessori dalla data di fine
rapporto sino al ripristino; che fosse altrimenti accertata la nullità del
termine apposto al contratto con la Kelly Services con conseguente
instaurazione di un rapporto con la stessa dal 5.8.05, e comunque
l’inefficacia e\o la nullità del termine apposto ai singoli contratti in
quanto in frode alla legge o comunque per simulata interposizione di
manodopera con ordine di riammissione in servizio e condanna di Poste
al pagamento di tutte le competenze retributive.
Si costituiva in giudizio la società Poste deducendo la legittimità dei
contratti di somministrazione recanti l’espressa indicazione della
ragione giustificatrice dei contratti, riconducibile a “ragioni di carattere
produttivo ed organizzativo derivanti dall’aumento delle attività
nell’ambito degli Uffici Postali interessati al progetto “gestione del

3

RG 7873/15

cliente” ed in particolare che la fornitura era finalizzata a garantire la
fase di lancio ed estensione del progetto.
Si costituiva anche la Kelly Services che contestava parimenti la
fondatezza della domanda.
Con sentenza resa in data 10.11.2009 il Tribunale rigettava il ricorso,
ritenendo specifica e non contestata la causale.
Avverso tale sentenza proponeva appello la lavoratrice; resisteva Poste

Con sentenza depositata il 21.11.14, la Corte d’appello di Napoli
rigettava il gravame e compensava le spese, confermando le
argomentazione del primo giudice.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la Varchetta, affidato
a tre (pur numerati 4) motivi, poi illustrati con memoria.
Resiste Poste Italiane con controricorso, poi illustrato con memoria,
mentre la Kelly Services s.p.a. è rimasta intimata.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Deve pregiudizialmente rilevarsi l’inammissibilità del presente ricorso,
eccepita da Poste nel controricorso, per essere questo stato notificato
(il 7.4.15) ben oltre il termine di 60 giorni dalla notificazione della
sentenza impugnata (22.1.15).
Ed invero seppure risulta dagli atti che la Varchetta notificò un primo
ricorso a Poste in data 23.3.15 (di cui difetta tuttavia la cartolina di
ritorno) presso un domicilio errato (C.so V.Emanuele 122, Napoli, in
luogo di via G. Martucci 56, Napoli, risultante dalla intestazione della
sentenza impugnata), è altrettanto vero che la prima notificazione
rituale avvenne in data 7.4.15, oltre il termine breve per impugnare di
cui all’art. 325 c.p.c.
Né, in uno col silenzio serbato dalla Varchetta nella memoria ex art.
378 c.p.c., può applicarsi il principio di cui alla sentenza resa a sezioni
unite da questa Corte n. 14594\16, secondo cui in caso di notifica di
atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al
notificante,

questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli

effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo

4

Italiane mentre la Kelly Services restava contumace.

RG 7873/15

notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti
necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di
tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c. (salvo
circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa), posto che nella
specie non ricorre l’ipotesi, del resto, come detto, neppure dedotta
dalla Varchetta, di ragioni non imputabili alla notificante, considerato
che l’esatto domicilio di Poste risultava chiaramente dalla sentenza

Il ricorso deve pertanto dichiararsi inammissibile.
Le spese di causa seguono la soccombenza e si liquidano come da
dispositivo, in favore di Poste Italiane s.p.a., mentre non vi è luogo per
provvedere sul punto quanto alla s.p.a. Kelly Service, rimasta intimata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al
pagamento, in favore di Poste Italiane s.p.a., delle spese del presente
giudizio di legittimità, che liquida in (.200,00 per esborsi, (.4.000,00
per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%,
i.v.a, e c.p.a. Nulla per le spese quanto alla Kelly Service s.p.a.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115\02, nel testo
risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, la Corte dà atto della sussistenza
dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello
dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art.13.

Roma, così deciso nella camera di consiglio del 15 marzo 2018

impugnata.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA