Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2038 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2020, (ud. 19/06/2019, dep. 30/01/2020), n.2038

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 122-2018 proposto da:

R.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ADALGISA BARTOLO;

– ricorrente –

Contro

M.L.M.M., elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARIANO CAMPO;

– controricorrente –

per regolamento di competenza avverso l’ordinanza n. R.G. 6345/2013

del TRIBUNALE di MESSINA, depositata il 04/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. BESSO

MARCHEIS CHIARA;

lette le conclusioni scritte del PUBBLICO MINISTERO in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. MISTRI CORRADO che conclude per

l’infondatezza dell’istanza di regolamento di competenza proposta da

R.F. avverso l’ordinanza depositata in data 4 settembre

2017, nel procedimento n. 6345/2013 R.G. dal Tribunale di Messina,

che deve quindi essere ritenuto giudice territorialmente competente

alla trattazione della suddetta controversia.

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. Con atto di citazione del 28 ottobre 2013 l’avvocato M.L.M.M. conveniva in giudizio R.F., chiedendo la condanna di quest’ultimo al pagamento di Euro 25.579,95 a titolo di corrispettivo per l’attività difensiva svolta in dieci procedimenti civili.

Iscritta a ruolo la causa, il Tribunale di Messina disponeva d’ufficio il mutamento del rito, da ordinario a sommario; nella contumacia di R., con ordinanza 4 settembre 2017, n. 172 condannava quest’ultimo a corrispondere a M. la somma di Euro 18.172,22 oltre a spese generali, IVA e CPA.

2. Contro l’ordinanza ha proposto ricorso “straordinario” per cassazione R.F., lamentando la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, comma 2, per essersi il Tribunale di Messina pronunciato circa il compenso delle prestazioni relative a tutti e dieci i procedimenti nonostante fosse incompetente a liquidare il compenso rispetto a quattro procedimenti.

Ha resistito con controricorso M.L.M.M., anzitutto eccependo la tardività del ricorso e poi concludendo per l’infondatezza dell’unico motivo.

3. Con ordinanza n. 7895/2019, questa Corte, rilevato che il ricorso ha ad oggetto esclusivamente la questione della competenza del giudice adito, ha disposto la trasmissione del fascicolo al pubblico ministero ai sensi dell’art. 380-ter c.p.c. e ha rinviato la causa a nuovo ruolo.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

I. In via preliminare, va esaminata l’eccezione di tardività del ricorso. L’eccezione è fondata, sia pure sotto un profilo diverso da quello, del mancato rispetto del termine di sessanta giorni prescritto dall’art. 325 c.p.c., evidenziato dal controricorrente (sul quale cfr. le conclusioni scritte del pubblico ministero).

A fronte di una pronuncia ove il giudice, ritenendosi competente, ha accolto la domanda di liquidazione del compenso e ha condannato R., contumace, a pagare all’avvocato M. la somma liquidata, il soccombente ha proposto a questa Corte ricorso non contestando l’an o il quantum della pretesa, ma facendo unicamente valere l’incompetenza, parziale, del giudice adito.

Ai sensi dell’art. 43 c.p.c., il provvedimento che ha pronunciato sulla competenza insieme col merito, può essere impugnato con istanza di regolamento di competenza oppure, quando insieme con la pronuncia sulla competenza si impugna quella sul merito, nei modi ordinari. Nel nostro caso, pertanto, il soccombente R. poteva sì contestare la competenza del giudice ma, non impugnando il merito della pronuncia, doveva proporre regolamento di competenza (per una recente applicazione del principio cfr. Cass. 18618/2017).

Il ricorrente ha invece proposto ricorso ai sensi del primo e dell’art. 360 c.p.c., u.c.. Secondo l’orientamento di questa Corte, l’impugnazione proposta nelle forme ordinarie si converte in istanza di regolamento di competenza, ma deve essere rispettato il termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento impugnato sancito dall’art. 47 c.p.c., comma 2 (così, da ultimo, Cass. 17025/2017).

Nel caso in esame, ove il provvedimento impugnato è stato notificato al ricorrente in data 27 settembre 2017 (sulla decorrenza del termine di cui all’art. 47 c.p.c., comma 2, ove non risulti la comunicazione, dalla notificazione del provvedimento cfr. Cass. 135/2009) e il ricorso è stato notificato il 27 novembre 2017, il termine per la proposizione del regolamento non è stato rispettato.

II. Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile.

La liquidazione delle spese, effettuata nel dispositivo, segue la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, se dovuto, da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore del controricorrente che liquida in Euro 2.700, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge.

Sussistono, D.P.R. n. 115 del 2002 ex art. 13, comma 1-quater, i presupposti per il versamento, se dovuto, da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta/2 sezione civile, il 19 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2020

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