Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2038 del 27/01/2011

Cassazione civile sez. trib., 27/01/2011, (ud. 10/11/2010, dep. 27/01/2011), n.2038

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rapp.te pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

contro

S.M., elett.te dom.to in Roma, a) viale delle Milizie

n. 9, presso lo studio dell’avv. Mastracola Antonella, dalla quale è

rapp.to e difeso, unitamente all’avv. Raimondi Rodolfo, giusta

procura in atti;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale dell’Emilia e Romagna n. 4/2009/11 depositata il 13/2/2009;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 10/11/2010 dal Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

viste le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale, che ha concluso aderendo alla relazione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da S.M. contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Bologna n. 101/17/2006 che aveva accolto il ricorso della contribuente avverso il silenzio rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso Irap versata negli anni 1998-2001.

Il ricorso proposto si articola in tre motivi.

Resiste con controricorso il contribuente.

Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c.. Il presidente ha fissato l’udienza del 10/11/2010 per l’adunanza della Corte in Camera di Consiglio. Il controricorrente ha depositato memoria; il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con primo e secondo motivo la ricorrente assume la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. La CTR avrebbe erroneamente dato rilievo alla natura personale dell’attività svolta dal contribuente ad alla conseguente infungibilità ed insostituibilità della stessa;

e non avrebbe considerato la rilevanza delle spese per compensi erogati a terzi e per beni strumentali.

La censura è fondata. In tema di IRAP, l’esercizio per professione abituale, ancorchè non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l'”id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità i minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere dei contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni (Sent.

3678 del 16/02/2007).

La decisione impugnata, nel valutare la posizione del contribuente, non risulta essersi attenuta a tali principi laddove afferma che l’autonoma organizzazione si materializza quando l’organizzazione del professionista è tale da potergli consentire ….che la sua attività si svolga anche in assenza di lui; nonchè laddove, sulla base di tale presupposto,afferma: “che i mezzi impiegati e le spese sostenute dal professionista non sono di entità tale da costituire una organizzazione autonoma in grado di funzionare e produrre reddito senza l’indispensabile presenza del titolare”.

Quanto sopra ha effetto assorbente sul terzo motivo di ricorso.

La sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio al giudice del merito, per le sue ulteriori valutazioni, sulla base del principio di diritto affermato e per la liquidazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo e secondo motivo di ricorso, assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese di questo grado, ad altra sezione della CTR della Emilia e Romagna.

Così deciso in Roma, il 10 novembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2011

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