Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2036 del 27/01/2017


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Cassazione civile, sez. III, 27/01/2017, (ud. 14/10/2016, dep.27/01/2017),  n. 2036

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4137-2014 proposto da:

SPONSOREYES SRL, in persona dell’Amministratore Unico e legale

rappresentante sig. B.R., elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA SISTINA 118, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELE

CAVANI, che la rappresenta e difende giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

MILANOSPORT SPA, in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione e legale rappresentante Dott.

B.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GREGORIO VII 186,

presso lo studio dell’avvocato SABRINA MARIANI, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati MAURIZIO SALADINO, ANNA BANDIERA

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2584/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 24/06/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/10/2016 dal Consigliere Dott. RUBINO LINA;

udito l’Avvocato ALESSANDRA FOSSATI per delega;

udito l’Avvocato ANNA BANDIERA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI CARMELO che ha concluso per il rigetto.

Fatto

I FATTI DI CAUSA

Nel 2000 Milanosport s.p.a., società del Comune di Milano con compiti di gestione di gran parte delle strutture pubbliche cittadine, concluse un contratto con Sponsoreyes s.r.l., società operante nel campo della intermediazione dei contratti di sponsorizzazione, che si impegnò dietro provvigione a ricercarle terzi interessati ad affittare gli spazi pubblicitari nei numerosi impianti sportivi gestiti da Milanosport all’interno del Comune di Milano, dietro corrispettivo correlato al buon fine di ciascuna trattativa e pari ad una percentuale di quanto Milanosport avrebbe percepito dallo sponsor per tutta la durata della sponsorizzazione.

Venne acquisito tramite Sponsoreyes, nell’ambito del sopra detto rapporto contrattuale, un contratto di sponsorizzazione tra Andala (poi H3G) e Milano Sport, della durata prevista dal 2000 al 2006. Le due società nel 2006 ridefinirono il rapporto con una transazione del 2006, volta ad assumere anche il valore di contratto quadro, volto a regolare i rapporti tra le parti.

Sponsoreyes s.r.l. nel 2003 convenne in giudizio la Milanosport, chiedendo il pagamento delle provvigioni non percepite in relazione al contratto di sponsorizzazione con Andala e ottenendo la condanna della convenuta al pagamento di alcune provvigioni maturate in base all’originario contratto del 2000, per oltre 400.000 Euro.

L’appello principale di Milanosport veniva accolto solo in parte, e l’appello incidentale di Sponsoreyes (nell’ambito del quale si sosteneva che l’attuale ricorrente avesse appreso solo in corso di causa dell’intervenuta nuova regolamentazione dei rapporti tra la sponsee Milanosport e la sponsor HG3) veniva rigettato.

La Corte d’Appello di Torino, con la sentenza qui impugnata, ridimensionava l’importo dovuto da Milanosport a Sponsoreyes in Euro 353.566,40, decurtando dal totale un importo già incassato.

Sponsoreyes s.r.l. propone tre motivi di ricorso illustrati da memoria nei confronti di Milanosport s.p.a. per la cassazione parziale della sentenza n. 2584/2013 depositata il 24 giugno 2013 dalla Corte d’Appello di Milano.

Resiste Milanosport s.p.a. con controricorso.

Non sono state depositate memorie.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Dalla lettura della esposizione in fatto e dei motivi è arduo ricostruire la complessa vicenda fattuale intercorsa tra le parti.

Si evince che la società ricorrente, che svolge attività di intermediazione nel settore della sponsorizzazione, sostiene che il contratto quadro tra Milanosport e Hg3 (parti di un contratto di sponsorizzazione concluso grazie alla sua intermediazione) concluso nel 2006, avente natura anche transattiva, essendo stato concluso tra la sponsee e lo sponsor, non possa estendere i suoi effetti nei confronti dei terzi, e lamenta di aver illegittimamente subito, in virtù della detta rinegoziazione dei rapporti tra le due società, la perdita del diritto a parte dei compensi che avrebbe potuto percepire in virtù del contratto che la legava a Milanosport, legati alla esistenza di questo rapporto di sponsorizzazione, in quanto la rinuncia di Milanosport ad alcuni corrispettivi per il periodo precedente la transazione avrebbe illegittimamente comportato una decurtazione dei compensi della intermediaria.

I motivi di ricorso all’interno della rubrica non contengono alcuna individuazione delle norme violate, pur facendo riferimento ad ipotesi di violazione e falsa applicazione di norme di diritto (e l’ultimo motivo anche alla violazione del principio del contraddittorio).

Il ricorso, essendo formulato in maniera eccessivamente generica, non fa comprendere appieno d termini del contratto tra Milanosport e Sponsoreyes, nè quelli del diverso e successivo contratto tra Milanosport e H3G, e in particolare non riporta le pattuizioni che avrebbero condotto ad una riduzione o negazione dei diritti della ricorrente, nè tanto meno segnala come esse siano state interpretate dalla corte d’appello e quale violazione di legge sia attribuita al giudice del merito, se delle norme sulla interpretazione sui contratti o piuttosto le norme in tema di intermediazione e di mandato.

Solo tramite la lettura della sentenza si evince che il contratto tra Milanosport e HG3 aveva ad oggetto fin dall’inizio, non solo la sponsorizzazione, ma anche la messa a disposizione di numerose aree, e che, poichè la società comunale non era stata più in grado di mettere a disposizione buona parte di tali aree per esporvi i segni distintivi dello sponsor, le parti avevano di comune accordo ridefinito le rispettive pretese. Con l’accordo del 2006, Milanosport aveva preteso un corrispettivo complessivo minore anche per il passato, in ragione del fatto che non era stata in grado in parte di adempiere alle obbligazioni assunte verso lo sponsor.

Deve concludersi nel senso della complessiva inammissibilità del ricorso, perchè manca una, benchè sintetica, comprensibile ed autonoma esposizione sommaria di tutti i fatti di causa rilevanti ai fini di comprendere quali siano le questioni sottoposte all’attenzione della Corte e se esse siano effettivamente decisive all’interno della controversia in esame. Manca, in particolare, in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, una chiara indicazione di reperibilità dei documenti ai quali si fa riferimento nei fascicoli di parte ed anche la precisazione se essi siano stati nuovamente depositati in questa sede.

Manca una indicazione delle norme violate chiaramente identificabile, oltre che nella indicazione numerica, anche sul piano argomentativo, accompagnata da una chiara censura dei punti della motivazione che si porrebbero in contrasto con le dedotte violazioni.

Le censure, così confusamente formulate, sembrano volte ad indurre la Corte ad interpretare direttamente il contenuto del contratto quadro tra Milanosport e HG3, che si sostiene mal interpretato dalla corte d’appello, attività in sè non consentita in sede di legittimità, senza neppure riportarne i contenuti più salienti e senza efficacemente denunciare, altro che per un generico richiamo, nel corpo del secondo motivo, all’art. 1362 c.c. la violazione, da parte della corte d’appello, dei canoni di interpretazione contrattuale.

Anche il terzo motivo, laddove si lamenta la violazione del principio del contraddittorio, è del tutto inammissibile. La ricorrente riconduce la violazione alla mancata ammissione delle proprie istanze istruttorie (che essa in questa sede riproduce). Tuttavia, è principio consolidato che la valutazione sulla ammissibilità e rilevanza dei mezzi istruttori è demandata al giudice di merito, e non è censurabile in cassazione ove adeguatamente motivata.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al dispositivo.

Atteso che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza del ricorrente, la Corte, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Pone a carico della ricorrente le spese di lite sostenute dalla controricorrente, che liquida in complessivi Euro 7.800,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Corte di Cassazione, il 14 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2017

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