Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2034 del 29/01/2010

Cassazione civile sez. III, 29/01/2010, (ud. 22/10/2009, dep. 29/01/2010), n.2034

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETTI Giovanni Battista – Presidente –

Dott. UCCELLA Fulvio – Consigliere –

Dott. TALEVI Alberto – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – rel. Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 28344/2005 proposto da:

C.M., CA.AN.MA., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA EMILIO DE’ CAVALIERI 11, presso lo studio dell’avvocato

FONTANELLI Aldo, che li rappresenta e difende giusta delega in calce

al ricorso;

– ricorrenti –

contro

CAPITALIA S.P.A. (già BANCA ROMA SPA) in persona dei Signori Avv.

P.F. e B.N., elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA LATTANZIO 5, presso lo studio dell’avvocato CIANO

SANDRO, rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLELLI Filippo giusta

delega in calce al ricorso;

– controricorrente –

e contro

BANCO AMBROSIANO VENETO SPA, BANCA INTESA SPA, INTESA GESTIONE CRED

SPA, CH.GI., P.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4018/2004 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

Sezione Seconda Civile, emessa il 15/06/2004, depositata il

23/09/2004, R.G.N. 1455/1999;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

22/10/2009 dal Consigliere Dott. ALFONSO AMATUCCI;

udito l’Avvocato ALBERICO PANINI per delega dell’Avvocato ALDO

FONTANELLI;

udito l’Avvocato FRANCESCO NUCCI per delega dell’Avvocato FILIPPO

PAOLELLI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 493/98 il tribunale di Latina accolse le domande revocatorie ordinarie del Banco Ambrosiano Veneto e della Banca di Roma in relazione all’atto pubblico di compravendita per notaio Nicotra in data 23.2.1994, rep. n. 37107, col quale i debitori (di L. 222.050.093, oltre agli interessi) C.M. ed C. A. avevano trasferito la proprietà di un loro immobile a Ch.Gi..

La certe d’appello di Roma ha respinto il gravame dei soccombenti con sentenza n. 4018 del 2004, condannandoli al pagamento delle spese nei confronti della Banca di Roma e della Intesa Gestione Crediti s.p.a., intervenuta quale cessionaria dei crediti del Banco Ambrosiano.

Avverso la sentenza ricorrono per cassazione. Il C. e la Ca. affidandosi ad un unico motivo, cui resiste con controricorso Capitalia s.p.a. (già Banca di Roma s.p.a.).

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Sono denunciate violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 2902 e 2727 c.c., ed ai principi generali in materia di onere probatorio e “motivazione incerta, perplessa e contraddittoria”, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

I ricorrenti si dolgono che la corte d’appello abbia ravvisato l’eventus damni (per i creditori) nella incongruità del prezzo quale accertata dal c.t.u. e nella inusuale rateizzazione (di otto anni) senza interessi e che, sulla scorta degli stessi elementi, abbia ritenuto raggiunta la prova in via presuntiva della scientia damni in capo all’acquirente.

In sentenza si sarebbe apoditticamente affermato, senza riferimento alcuno all’economia contrattuale del singolo negozio, che “l’esistenza di un rapporto locativo … non comporta affatto nella prassi una rateizzazione del già meno elevato corrispettivo” e si sarebbe compiuto un vizio logico nel risalire dal fatto noto a quello ignoto, non essendo dato comprendere il collegamento “tra la rateizzazione di un corrispettivo di vendita e la conoscibilità dell’attentato alle ragioni creditorie”.

2.- La critica concernente il pregiudizio delle ragioni creditorie è inammissibile in quanto non investe la ratio decidendi, che già in se stessa sarebbe idonea a sorreggere la decisione, secondo la quale il pregiudizio “si realizza anche quando l’atto dispositivo determina una variazione solo qualitativa del patrimonio, se essa rende più difficile la soddisfazione dei creditori, come avvenuto nel caso in esame” (pagina 11, secondo capoverso, della sentenza impugnata).

Quella relativa alla scientia damni da parte dell’acquirente è palesemente infondata giacchè nell’assoluto difetto di esposizione in ricorso di quali concrete circostanze attinenti all’economia del singolo negozio la corte d’appello abbia pretermesso – non è logicamente in contrasto con le regole dell’inferenza induttiva ritenere, in fatto, che un acquirente che paghi un immobile meno del suo valore di mercato (pur tenendo conto della locazione in atto) ed ottenga una rateizzazione di otto anni per il pagamento del prezzo, per di più senza interessi, abbia sufficiente ragioni per rappresentarsi che l’atto traslativo posto in essere dal venditore sia idoneo ad arrecare pregiudizio ai suoi creditori. Nè è censurata l’affermazione della corte d’appello secondo la quale alla conoscenza del debito del venditore è equiparata la sua agevole conoscibilità da parte dell’acquirente (prima metà di pagina 12 della sentenza).

3.- Il ricorso è respinto. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, alle spese, che liquida in Euro 5.200,00, di cui Euro 5.000,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori dovuti per legge.

Così deciso in Roma, il 22 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2010

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