Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20322 del 25/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 25/09/2020, (ud. 09/09/2020, dep. 25/09/2020), n.20322

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6392-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

R.K.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4420/7/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 17/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. RAGONESI

VITTORIO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza n. 9892/15, sez. 20, rigettava il ricorso proposto da R.K. avverso l’avviso di accertamento catastale n. (OMISSIS).

Avverso detta decisione la contribuente proponeva appello innanzi alla CTR Lazio.

L’Agenzia delle Entrate non si costituiva in giudizio.

Il giudice di seconde cure, con sentenza 4420/2017, accoglieva l’impugnazione.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per l’Agenzia delle Entrate sulla base di tre motivi.

La contribuente non ha resistito con controricorso.

La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate deduce l’inammissibilità dell’atto di appello mancando di motivi specifici di impugnazione.

Con il secondo motivo lamenta la violazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, non essendosi la sentenza impugnata conformata ai principi stabiliti da detta norma nel valutare se la motivazione dell’avviso di accertamento fosse adeguata o meno, evidenziando che, comunque, il predetto atto risultava adeguatamente motivato indicando le ragioni che giustificavano l’avvenuto riclassamento della microzona (cambiamenti del tessuto urbano, rivalutazione del patrimonio immobiliare, etc.) nonchè le indicazioni delle caratteristiche dell’unità immobiliare ed anche degli immobili di riferimento utilizzati per l’attribuzione del nuovo classamento.

Con il terzo motivo deduce l’omesso esame di un fatto decisivo costituito dagli elementi forniti dall’Ufficio per giustificare l’attribuzione di un nuovo classamento.

Il primo motivo è inammissibile in quanto privo di autosufficienza.

La contestazione circa l’inammissibilità dell’appello/ in quanto sprovvisto di motivi specifici di impugnazione costituendo esso – a dire dell’Ufficio – la copia pressochè identica del ricorso introduttivo, è sprovvista di ogni ulteriore specificazione circa il contenuto dell’atto.

In siffatte condizioni il Collegio non è in grado di esaminare la fondatezza della doglianza.

Sul punto questa Corte ha già avuto modo di affermare con svariate sentenze che i requisiti di contenuto-forma previsti, a pena di inammissibilità, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 6, devono essere assolti necessariamente con il ricorso e non possono essere ricavati da altri atti, come la sentenza impugnata o il controricorso, dovendo il ricorrente specificare il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata indicando precisamente i fatti processuali alla base del vizio denunciato, producendo in giudizio l’atto o il documento della cui erronea valutazione si dolga, o indicando esattamente nel ricorso in quale fascicolo esso si trovi e in quale fase processuale sia stato depositato, e trascrivendone o riassumendone il contenuto nel ricorso. (da ultimo Cass. 29093/18).

Il principio di autosufficienza, infatti, è volto ad agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza impugnata, da evincersi unitamente ai motivi dell’impugnazione. Ne deriva che il ricorrente ha l’onere di operare una chiara enunciazione funzionale alla piena valutazione di detti motivi in base alla sola lettura del ricorso, al fine di consentire alla Corte di cassazione (che non è tenuta a ricercare gli atti o a stabilire essa stessa se ed in quali parti rilevino) di verificare se quanto lo stesso afferma trovi effettivo riscontro, anche sulla base degli atti o documenti prodotti sui quali il ricorso si fonda, la cui testuale riproduzione, in tutto o in parte, è invece richiesta quando la sentenza è censurata per non averne tenuto conto.(ex plurimis Cass. 24340/18).

Il secondo motivo risulta anch’esso privo di autosufficienza.

La Commissione regionale ha riscontrato la nullità dell’atto di accertamento in quanto lo stesso era giustificato ” con la progressiva trasformazione urbana e socio-economica della microzona, ma tale trasformazione in realtà rappresenta solo la spiegazione del perchè la microzona ha registrato lo scostamento previsto dalla L. n. 311 del 2010, art. 1, comma 335″.

L’Agenzia delle Entrate contesta siffatta affermazione ma nel motivo si limita ad affermare che in realtà l’atto di accertamento indicava dettagliate circostanze che avevano concorso a rivalutare il tessuto urbano alcune delle quali anche notorie come i miglioramenti del contesto urbano.

Afferma inoltre che l’atto in questione recava anche l’espressa indicazione delle caratteristiche dell’unità immobiliare della ricorrente e delle unità utilizzate come parametro di raffronto per il nuovo classamento.

Tali argomenti restano però privi di ogni riscontro da parte di questa Corte non avendo l’Ufficio riportato nel ricorso il testo o quanto meno le parti rilevanti dell’atto di classamento, impedendo così a questo Collegio di potere prenderne contezza e valutare di conseguenza il fondamento o meno della doglianza.

Anche il terzo motivo risulta privo di autosufficienza.

L’Ufficio fa riferimento ad ampie argomentazioni che avrebbe avanzato nei suoi scritti difensivi e nella motivazione dell’atto impugnato circa le caratteristiche dell’unità oggetto di revisione e sui quali vi sarebbe stato un omesso esame, ma anche in questo caso nel motivo non è riportato il testo di siffatte argomentazioni nè sono indicati gli atti specifici ove le stesse sarebbero state avanzate e dove sarebbero rinvenibili nel fascicolo d’ufficio.

Sul punto questa Corte ha già chiarito che è inammissibile, per violazione del criterio dell’autosufficienza, il ricorso per cassazione col quale si lamenti la mancata pronuncia del giudice di appello su uno o più motivi di gravame se essi non siano compiutamente riportati nella loro integralità nel ricorso, sì da consentire alla Corte di verificare che le questioni sottoposte non siano “nuove” e di valutare la fondatezza dei motivi stessi senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte. (Cass. 17049/15; Cass. 14561/12).

In conclusione il ricorso è inammissibile. Nulla per le spese.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso

Così deciso in Roma, il 9 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 settembre 2020

 

 

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA