Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20320 del 23/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 23/08/2017, (ud. 03/05/2017, dep.23/08/2017),  n. 20320

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17048/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

TS ONE CONSULTING S.R.L. IN LIQUIDAZIONE – P.I. (OMISSIS), in persona

del legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, V.

PROPERZIO 27, presso lo studio dell’avvocato MARCO RANNI,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE BASSO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 125/7/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di VENEZIA, depositata il 19/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 03/05/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a un unico motivo, nei cui confronti la parte contribuente ha resistito con controricorso, illustrato da memoria, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR del Veneto, relativa a un avviso d’accertamento per Irpef, Irap, Ires e Iva riferite all’anno 2007 a seguito di controllo incrociato relativamente ai rapporti fra la odierna società contribuente e la ditta L.F. (evasore totale) e la “Trentasecondi srl”, lamentando la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7 e della L. n. 24 del 1929, art. 24, in quanto, erroneamente i giudici d’appello avrebbero ritenuto invalido l’atto impositivo, per mancato rispetto del contraddittorio endoprocedimentale nei 60 gg. dalla chiusura del verbale di verifica, in quanto trattandosi di accertamento cd. “a tavolino” e, quindi, senza accesso ai locali della società ovvero analoga modalità ispettiva, per i tributi “non armonizzati” l’obbligo dell’istaurazione del contraddittorio sarebbe insussistente, salvo che sia espressamente previsto, mentre, per i tributi “armonizzati” tale obbligo sussisterebbe, purchè il contribuente assolva all’onere di enunciare in concreto le ragioni, non meramente pretestuose, che avrebbe potuto far valere (in sede endoprocedimentale) se ne avesse avuto la possibilità, laddove, nella presente vicenda, la società contribuente non avrebbe evidenziato, quale specifica e decisiva ragione non avrebbe potuto rappresentare all’ufficio per la mancanza di contraddittorio con l’amministrazione.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata.

Il motivo è fondato.

E’, infatti, insegnamento di questa Corte, che “In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’Amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purchè il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, esclusivamente per i tributi “armonizzati”, mentre, per quelli “non armonizzati”, non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicchè esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito” (Cass. sez. un. 24823/15, ord. n. 11283/16, 8628/16, ord. n. 5502/16).

Nel caso di specie, la vicenda riguardava accertamenti formali, mediante consultazione di informazioni in possesso dell’ufficio, ovvero tramite documentazione consegnata dal contribuente all’ufficio, a seguito di richiesta, senza alcun accesso presso i locali del contribuente. Per la parte dell’avviso d’accertamento impugnato relativa ai tributi “non armonizzati” (Irpef, Irap e Ires) non vi era alcun obbligo di contraddittorio, non essendo specificamente previsto nella legge istitutiva di ciascuno dei tributi indicati, per la parte, invece, relativa all’Iva, in quanto tributo “armonizzato”, il contribuente avrebbe dovuto enunciare in concreto, nei precedenti gradi di merito, le ragioni, non meramente pretestuose, che avrebbe potuto far valere.

La sentenza va, pertanto, cassata e rinviata nuovamente alla Commissione tributaria regionale del Veneto, affinchè, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.

PQM

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale del Veneto, in diversa composizione.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 23 agosto 2017

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