Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20282 del 31/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 20282 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: LOCATELLI GIUSEPPE

ORDINANZA

sul ricorso 2119-2010 proposto da:
BANCA POPOLARE MILANO SCARL, elettivamente domiciliata
in ROMA PIAZZA BARBERINI 12, presso lo studio
dell’avvocato GUSTAVO VISENTINI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato FABIO MARCHETTI;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
2018
1694

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;

controricorrente

avverso la sentenza n. 87/2008 della COMM.TRIB.REG. di
MILANO, depositata il 12/12/2008;

Data pubblicazione: 31/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 17/05/2018 dal Consigliere Dott.

GIUSEPPE LOCATELLI.

N.R.G.2119/2010

FATTI DI CAUSA
La Banca Popolare di Milano presentava in data 23.9.2004 richiesta di
rimborso integrale dell’Irap versata per gli anni di imposta
1999,2000,2001, 2002 e 2003. A seguito del silenzio rifiuto della Agenzia
delle Entrate proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di
Milano che lo rigettava con sentenza del 11.1.2008.
La Banca popolare di Milano proponeva appello alla Commissione

impugnata, limitando la richiesta di rimborso alla differenza tra la
maggiore somma versata nell’anno 2003 per effetto dell’aumento della
aliquota Irap disposta con legge della Regione Lombardia ( 5,25%) e
quanto effettivamente dovuto sulla base della aliquota del 4,75%. La
Commissione tributaria regionale rigettava l’appello con sentenza n.87
del 12.12.2008.
Contro la sentenza di appello la contribuente propone ricorso per
cassazione sulla base di due motivi.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1.Primo motivo: ” Violazione ed errata applicazione della normativa
nazionale (art.360 n.3 cod.proc.civ. ) operata dalla C.T.R. della
Lombardia con la sentenza impugnata”, nella parte in cui ha ritenuto che
l’art.2 comma 22 della legge n.350 del 2003 abbia previsto una sanatoria
dell’aumento delle aliquote Irap operato dalla legge regionale della
Lombardia n.33 del 2002″.
Il motivo è fondato. Il quadro normativo entro cui si colloca la
questione è il seguente: l’art.16 comma 1 del d.lgs.n.446 del 1997,
vigente ratione temporis, determinava l’aliquota ordinaria dell’Irap nella
misura del 4,25%, facendo salve le disposizioni transitorie contenute
nell’art.45 del d.lgs., il quale stabiliva, nel comma 2, che per i soggetti
di cui agli artt.6 e 7 dello stesso d.lgs. ( banche, società finanziarie e
imprese di assicurazione), l’aliquota applicabile per i periodi di di imposta
in corso al 1 gennaio 1998, al 1 gennaio 1999 e al 1 gennaio 2000 era
stabilita nella misura del 5,4%, mentre per i due periodi di imposta
successiva ( ossia per l’anno 2001 e 2002) l’aliquota era stabilita

i

tributaria regionale chiedendo una riforma parziale della sentenza

rispettivamente nella misura del 5% e del 4,75%. L’art.16 comma 3 del
citato d.lgs., vigente ratione temporis, a decorrere dal terzo anno
successivo all’emanazione del decreto stesso, attribuisce alle Regioni la
facoltà di variare l’aliquota Irap prevista nel primo comma fino ad un
massimo di un punto percentuale. La Regione Lombardia con la legge
regionale 23 dicembre 2002 n.33 ha stabilito all’art.1 comma 1 che ” a
decorrere dal periodo di imposta in corso al 1°gennaio 2003 per i soggetti
di cui agli articoli 6 e 7 del d.lgs. 15 dicembre 1997 n.446, l’imposta

produzione netta, come stabilito nei medesimi articoli,l’aliquota prevista
dall’art.16 comma 1 del d.lgs. n.446/1997 maggiorata di un punto
percentuale”, corrispondente alla aliquota del 5,25% ( aliquota ordinaria
del 4,25% maggiorata di un punto percentuale). Il legislatore nazionale
con l’art.3 comma 1 lett.a) legge 27 dicembre 2002 n.289 ha
“sterilizzato” gli aumenti delle aliquote Irap disposti dalle Regioni,
stabilendo che la maggiorazione delle aliquote dell’imposta regionale sulle
attività produttive di cui all’art.16 comma 3 del d.lgs. n.446 del 1997, che
non sia confermativa della aliquota in vigore per l’anno 2002, è sospesa
sino a quando non si raggiunga un accordo, ai sensi del d.lgs. 281 del
1997, in sede di Conferenza unificata tra Stato, regioni ed enti locali.
L’art.2 comma 22 della legge statale 24 dicembre 2003 n.350 , ha
stabilito che “nelle Regioni che hanno emanato disposizione legislative in
materia di tasse automobilistiche e di Irap in maniera non conforme ai
poteri ad esse attribuiti dalla legislazione statale, l’applicazione della
tassa opera, a decorrere dalla data di entrata in vigore di tali disposizioni
e fino al periodo di imposta decorrente dal

10 gennaio 2007 (poi

prorogato al 2010), sulla base di quanto stabilito dalle medesime
disposizioni”. Contrariamente all’interpretazione propugnata dalla Agenzia
delle Entrate, tale ultima disposizione riguarda unicamente gli effetti di
norme regionali che siano state emanate “in modo non conforme ai poteri
ad esse attribuiti” e pertanto essa non ha l’effetto di sanare gli
incrementi della aliquota Irap deliberati dalle Regioni e sospesi dalla
norma statale di cui al citato art.3 della legge n.289 del 2002. A
conferma della correttezza di tale interpretazione l’art.1 comma 61
secondo periodo della legge 30 dicembre 2004 n.311, ha stabilito che

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2

regionale sulle attività produttive è determinata applicando al valore della

”resta ferma l’applicazione del comma 22 dell’art.2 della legge n.350 del
2003 alle disposizioni regionali in materia di Irap diverse da quelle
riguardanti la maggiorazione delle aliquote”, quindi ribadendo che la
sanatoria prevista dal citato art.2 comma 22 non si applica in materia di
maggiorazione delle aliquote Irap.
Dalla ricostruzione coordinata della congerie di norme adottate dal
legislatore nazionale e regionale si evince che: l’art.3 comma 1 lett.a)
della legge n.289 del 2002 ha sospeso il potere delle Regioni di deliberare

successivamente al 29 settembre 2002, fatto eccezione per quelli
meramente confermativi della aliquota vigente per l’anno 2002. In forza
di tale norma , l’aumento della aliquota Irap per i soggetti di cui agli
artt.6 e 7 del d.lgs. n.446 del 1997 deliberato per l’anno 2003 con la
legge della Regione Lombardia 23 dicembre 2002 n.33 che ha innalzato
l’aliquota al 5,25%, in quanto non meramente confermativa dell’aliquota
vigente per l’anno 2002 deve intendersi sospesa, con conseguente
ripristino della aliquota stabilita, per l’anno 2002, dall’art.45 comma 2
del d.lgs n.446 del 1997 che ha fissato l’aliquota nella misura del 4,75%

(conformi Sez.5 n.18003 del 2016; Sez. 6-5 n.3574 del 2015; Sez. 6 – 5
n. 26263 del 2014;).
2.Secondo motivo: “illogicità, contraddittorietà ed insufficienxza della
motivazione”
Il motivo è assorbito.
In accoglimento del primo motivo la sentenza impugnata deve essere
cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la causa
deve essere decisa nel merito con accoglimento del ricorso introduttivo
della contribuente nella parte relativa al diritto al rimborso della
eccedenza versata rispetto alla aliquota del 4,75% applicabile per l’anno
di imposta 2003.
La particolare complessità del quadro normativo vigente in materia
giustifica la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza

e decidendo nel merito

accoglie parzialmente il ricorso introduttivo della contribuente dichiarando

3

maggiorazioni delle aliquote Irap a decorrere dai provvedimenti adottati

il diritto al rimborso della somma versata in eccedenza rispetto alla
aliquota del 4,75% applicabile per l’anno di imposta 2003. Compensa le
spese dell’intero giudizio.

Così deciso il 17.5.2018

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