Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20281 del 26/07/2019

Cassazione civile sez. III, 26/07/2019, (ud. 08/01/2019, dep. 26/07/2019), n.20281

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13309/2017 proposto da:

S.F., domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

PIERINO ROSARIO ARRU giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

F.M., DECEDUTA E PER ESSA EREDI, P.P.,

P.G.M., P.A., P.D.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 207/2017 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 21/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/01/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza del 4 gennaio 2005 la Corte d’Appello di Cagliari accolse il gravame proposto da S.F. avverso la decisione del Tribunale di Sassari del 30 maggio 2001 che, all’esito del giudizio proposto da P.P., P.P., P.P., P.D., tutti quali eredi legittimi di P.F. e F.M., loro madre, aveva dichiarato inammissibile la loro domanda risarcitoria proposta nei confronti del S. per abusiva occupazione di terreni di loro proprietà.

La Corte d’Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, qualificata la domanda dei P. – F. quale di risarcimento danni per illecito extracontrattuale derivante dall’occupazione abusiva del fondo da parte del S., ritenne che, essendo stato disposto sui terreni un sequestro giudiziario dal 23/3/1983 fino all’agosto del 1995, per tutto il periodo di durata del sequestro non fosse configurabile un danno da occupazione abusiva del terreno da parte del S., dovendosi supporre che i P. – F., avendo vinto la causa, avessero percepito gli utili ritratti dal custode giudiziario, mentre per il periodo antecedente al marzo 1983, essendo la prescrizione decorsa dalla data del 24/5/1979, ossia dalla data di acquisto dei terreni, il diritto al risarcimento del danno fosse prescritto.

La Cassazione, adita con ricorso dai P., con sentenza n. 22362/2010, accolse il secondo motivo di ricorso ed escluse la prescrizione del diritto al risarcimento del danno, in quanto il medesimo poteva essere esercitato solo a decorrere dalla sentenza dell’8/8/1996 con la quale i P. erano stati riconosciuti acquirenti e proprietari dei terreni in contestazione. Quindi, accolto il motivo sulla prescrizione e dichiarato assorbito il primo, la causa fu rinviata alla Corte d’Appello di Cagliari in diversa composizione, per il giudizio di rinvio, conclusosi con sentenza n. 207 del 21/3/2017, attualmente oggetto di ricorso davanti a questa Corte.

La sentenza, per quel che ancora di interesse in questa sede, preso atto dell’accoglimento del motivo sulla prescrizione, ha dichiarato il diritto degli appellanti P. – F. al risarcimento dei danni per l’occupazione senza titolo dei terreni di loro proprietà da parte di S.F. per il periodo compreso tra il 24/5/1979 ed il mese di agosto 1995, rimettendo la causa in istruttoria con separata ordinanza per lo svolgimento di una consulenza tecnica.

Avverso detta pronuncia S.F. propone ricorso per cassazione, sulla base di quattro motivi. Nessuno svolge attività difensiva per resistere al ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente censura la sentenza per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, costituito dalla circostanza che, nella memoria del 14/4/2016, il S. avrebbe eccepito che, dopo la riassunzione disposta con ordinanza del 14/5/2012, i P. – F. erano rimasti inerti per anni, di guisa che il giudizio avrebbe dovuto essere dichiarato estinto. Sulla questione della tardività della riassunzione della causa dinanzi al giudice competente, la Corte d’Appello non avrebbe pronunciato alcunchè, essendosi limitata a ritenere che la riassunzione a (OMISSIS), anzichè a (OMISSIS), comunque salvava il processo dall’estinzione perchè determinata da errore scusabile.

2. Con il secondo motivo di ricorso il S. denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 111 Cost. e degli artt. 305, 307, 392, 393 c.p.c., per essere il giudizio di rinvio proseguito davanti ad un giudice diverso da quello indicato dalla Corte di cassazione e senza il rispetto dei termini stabiliti.

1-2. Premesso che i motivi, che possono essere trattati congiuntamente per evidenti ragioni di connessione, difettano di autosufficienza in quanto, ponendo la questione dell’inerzia dei P. – F. a fronte dello spostamento del giudizio di rinvio da (OMISSIS) a (OMISSIS), avrebbero dovuto, quanto meno, riportare in ricorso il provvedimento che dispose il suddetto spostamento, per consentire a questa Corte di esaminare eventuali profili di tardività nella riassunzione, i motivi sono comunque infondati in quanto la sentenza, lungi dall’omettere una pronuncia sul punto, ha esaminato l’eccezione di tardività e l’ha esclusa ritenendo che neppure potesse porsi una questione di competenza tra la Corte d’Appello di Sassari e quella di Cagliari, costituendo, in sostanza, la prima una mera articolazione interna della seconda. In sostanza, secondo il giudice a quo, la tempestiva ottemperanza agli oneri processuali, di riassunzione e di notifica, posti a carico degli originari attori, rendeva irrilevante il tempo decorso fino alla trattazione della causa, essendo esso dipeso non dall’inerzia degli stessi ma dai tempi alla Corte d’Appello di Cagliari.

Ne consegue, pertanto, l’infondatezza dei primi due motivi di ricorso.

3. Con il terzo motivo il ricorrente censura la sentenza per violazione degli artt. 96 e 112 c.p.c., per non aver la stessa pronunciato sulla eccezione del S. secondo la quale, per il periodo dal 1979 al 1995, gli eventuali danni provocati ai legittimi acquirenti del fondo avrebbero dovuto essere richiesti ex art. 96 c.p.c., nell’ambito del giudizio conclusosi con sentenza di questa Corte n. 7287/1996.

3.1. Il motivo è inammissibile in quanto, come è agevole desumere dalla stessa narrativa del ricorso, la Corte d’Appello, riformando sul punto la sentenza di primo grado, aveva ritenuto che la domanda di risarcimento del danno andasse azionata non ex art. 96 c.p.c., nel giudizio rescissorio ma con un’autonoma domanda ex art. 2043 c.c., nell’ambito della quale il danno ingiusto fosse individuato nella occupazione sine titulo del terreno. Questo capo di sentenza non è mai stato impugnato sicchè su di esso si è formato il giudicato.

4. Con il quarto motivo il ricorrente censura la sentenza per “violazione dell’art. 2697 c.c. – mancato assolvimento dell’onere probatorio a causa della omessa produzione delle dichiarazioni dei redditi e omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio”.

Il ricorrente assume che la sentenza avrebbe illegittimamente esonerato l’attore dall’onere di provare l’entità dei danni subiti in conseguenza dell’occupazione sine titulo del terreno.

4.1 Il motivo è in parte inammissibile, in parte infondato. Inammissibile perchè la Corte d’Appello si è pronunciata solo sulla astratta configurabilità di danni senza nulla stabilire sulla loro esistenza effettiva o sulla loro entità; infondato in quanto, avendo la Cassazione ritenuto assorbito il motivo di ricorso sul quantum, consistente nell’eventuale differenza tra un reddito presunto e quello che i P. – F. avrebbero potuto ricavare dalla gestione diretta dell’impresa agricola su quei terreni, la Corte d’Appello non ha affatto esonerato gli appellanti dall’onere di provare il danno ma ha ritenuto che l’entità dei redditi, per dir così differenziali, avrebbe potuto essere determinata mediante una consulenza tecnica. Sul punto la sentenza impugnata, con motivazione adeguata e non espressamente censurata, ha statuito: “Consulenza che, nella specie, non è uno strumento per sopperire carenze probatorie della parte, quanto invece quale unico mezzo per ricostruire il reddito derivante da una conduzione diretta, prova che gli appellanti non potrebbero altrimenti fornire posto che negli anni 1979-1995 non avevano potuto utilizzare il fondo a causa della permanenza nello stesso di S.F.”.

Ne consegue, pertanto, anche il rigetto del quarto motivo di ricorso.

5. Conclusivamente il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere sulle spese, stante la mancata resistenza in giudizio dei P. – F..

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 8 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2019

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