Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20266 del 22/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/08/2017, (ud. 27/06/2017, dep.22/08/2017),  n. 20266

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14698/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

G.G. notaio curatore dell’eredità beneficiata e

rilasciata dagli eredi ai creditori e legatari del sig.

S.A., G.S. quale erede di S.A.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 180, presso lo

studio dell’avvocato PAOLO FIORILLI, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIANPIERO PORCARO;

– controricorrenti –

e contro

S.G. erede di S.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 464/11/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di TRIESTE, depositata il 11/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 27/06/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO MANZON.

Disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Con sentenza in data 22 ottobre 2015 la Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 183/1/14 della Commissione tributaria provinciale di Pordenone che aveva accolto il ricorso di S.A. contro l’avviso di accertamento IRPEF ed altro 2008. La CTR osservava in particolare che il contribuente aveva dato la contro prova necessaria a vincere la presunzione legale relativa di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, nella versione applicabile ratione temporis, sicchè gli indici redditometrici utilizzati dovevano appunto considerarsi superati dalla dimostrazione di disponibilità finanziaria fiscalmente esente offerta documentalmente dal contribuente stesso, senza che a carico del medesimo di potessero affermare oneri probatori ulteriori e diversi.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate deducendo due motivi.

Resistono con controricorso G.S. quale erede del contribuente ed il Notaio G.G., curatore dell’eredità beneficiata e rilasciata ai creditori e legatari del de cuius.

L’intimata S.G. non si è difesa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’agenzia fiscale ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, art. 2697 c.c., poichè la CTR ha affermato l’assolvimento dell’onere del contribuente di dare la prova contraria alla presunzione legale relativa di cui alla prima disposizione legislativa.

La censura è fondata.

Va infatti ribadito che “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, comma 6, nella versione vigente “ratione temporis”, non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta” (Sez. 5, Sentenza n. 25104 del 26/11/2014, Rv. 633514-01).

La CTR friulana ha affermato ed applicato il diverso principio di diritto derivante da un’ altra pronuncia di questa Corte, secondo la quale “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alle spese per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa, a carico del contribuente, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, comma 6, vigente “ratione temporis”, riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte e non anche la dimostrazione del loro impiego negli acquisti effettuati, in quanto la prima circostanza è idonea, da sola, a superare la presunzione dell’insufficienza del reddito dichiarato in relazione alle spese sostenute” (Sez. 5, Sentenza n. 6396 del 19/03/2014, Rv. 629883-01).

Vi è tuttavia da rilevare che, come del resto osservato dalla stessa ricorrente, tale pronuncia è rimasta sostanzialmente isolata, consolidandosi invece l’orientamento di cui alla prima massima citata, cui il Collegio intende dare seguito (v. Sez. 6-5, 1332-916/2016, 22944-14885/2015).

La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione al primo motivo, assorbito il secondo, con rinvio al giudice a quo per nuovo esame che dovrà tener conto del principio di diritto di cui alla sentenza 25104/2014 di questa Corte e successive conformi e quindi accertare in concreto l’efficacia contro probatoria dei documenti prodotti in lite dal contribuente.

PQM

 

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 27 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 agosto 2017

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