Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20241 del 25/09/2020

Cassazione civile sez. lav., 25/09/2020, (ud. 12/02/2020, dep. 25/09/2020), n.20241

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11780/2016 proposto da:

ALES – ARTE LAVORO E SERVIZI S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

POMPEO MAGNO, 23/A, presso lo studio degli avvocati GIAMPIERO PROIA,

MAURO PETRASSI e MATTEO SILVESTRI, che la rappresentano e difendono;

– ricorrente –

contro

B.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.

PALUMBO 3, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA ALFANO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FLAVIO CAPUOZZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6710/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 10/11/2015 r.g.n. 5023/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/02/2020 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato SILVESTRI MATTEO;

udito l’Avvocato CAPUOZZO FALVIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza 10 novembre 2015, la Corte d’appello di Napoli rigettava l’appello proposto da ALES (Arte Lavoro e Servizi) s.p.a. avverso la sentenza di primo grado, che aveva dichiarato il diritto di B.R. all’inquadramento nel quarto livello retributivo del CCNL del commercio, anzichè nel quinto attribuitogli in ragione delle mansioni effettivamente svolte e condannato la società al pagamento in suo favore delle relative differenze retributive.

La Corte territoriale ribadiva l’esistenza di uno specifico obbligo a ciò della datrice ALES s.p.a., originato dal contratto di appalto di servizi concluso con la Soprintendenza archeologica di (OMISSIS), influenzante il contratto di lavoro subordinato tra le parti, alla stregua di contratto in favore del terzo lavoratore rimasto ad esso estraneo, a norma dell’art. 1411 c.c. Ed infatti, causa del primo contratto era lo scambio di una prestazione professionalmente elevata (per la composizione della struttura organizzativa impiegata da lavoratori dal IV al III livello del settore commercio, con inquadramento nel IV per gli addetti alla sorveglianza, come appunto B.R.) verso il corrispettivo dell’appalto, parametrato sul costo di lavoratori così inquadrati, nel comune interesse del lavoratore e della committente stipulante.

Con atto notificato il 9 maggio 2016, la società ricorreva per cassazione con due motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., cui resisteva il lavoratore con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione applicazione degli artt. 2071,2095,2103 c.c. e art. 96 disp. att. c.p.c., per avere la Corte territoriale erroneamente riconosciuto al lavoratore il diritto all’inquadramento nel IV livello del CCNL (riguardante mansioni relative ad attività comportanti specifiche competenze tecniche e particolari capacità tecnico-pratiche), anzichè nel V livello attribuitogli (per mansioni relative a lavori qualificati per la cui esecuzione sono richieste normali conoscenze e adeguate capacità tecnico-pratiche, comunque conseguite), corrispondente alle mansioni di custode (presso la (OMISSIS)) effettivamente svolte. E ciò senza alcun accertamento in concreto, ma sulla semplice base del Contratto di Servizio tra ALES s.p.a. e la Soprintendenza archeologica di (OMISSIS), in particolare riferimento all’obbligo, assunto dalla prima nei confronti della seconda, di mettere a disposizione del servizio di custodia e vigilanza, in tale sito, “idoneo personale” organizzato in squadre e formato attraverso appositi corsi, con la specifica individuazione al punto 5 del progetto esecutivo allegato di un caposquadra e di cinque addetti per il servizio di vigilanza, inquadrati dal quarto al terzo livello del CCNL: contratto estraneo alla contrattazione collettiva, cui in via esclusiva è rimesso l’inquadramento del personale nell’impresa e che in esso la società si era pure riservata di mutare nell’ambito del vigente CCNL.

2. Con il secondo, essa deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1411 c.c., per inesistenza nel Contratto di servizio stipulato tra ALES s.p.a. e la Soprintendenza archeologica di (OMISSIS) dei requisiti di: “vantaggio per il terzo”, in difetto di una inequivoca volontà di tale attribuzione al lavoratore (con particolare riferimento al tenore del punto 5 del progetto esecutivo allegato, di previa individuazione delle figure professionali prevedibilmente utilizzate dalla società per lo svolgimento del servizio richiesto, in considerazione delle peculiarità dei luoghi di interesse storico-artistico); “interesse dello stipulante” (la Sopraintendenza) alla pattuizione in favore del terzo, non individuabile nella fruizione di una prestazione lavorativa di un certo livello qualitativo in quanto di natura pubblica generale, dovendo l’interesse invece essere strettamente personale (jure proprio), così da potere, nell’ipotesi di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, pretendere in proprio favore la prestazione promessa dalla società (ossia l’inquadramento promesso ai lavoratori), ai sensi dell’art. 1411 c.c., comma 3.

3. Essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono fondati.

4. Oggetto dell’odierna controversia è l’esistenza o meno del diritto del lavoratore all’inquadramento nel IV livello del CCNL (riguardante mansioni relative ad attività comportanti specifiche competenze tecniche e particolari capacità tecnico-pratiche), anzichè nel V livello attribuitogli (per mansioni relative a lavori qualificati per la cui esecuzione siano richieste normali conoscenze e adeguate capacità tecnico-pratiche, comunque conseguite).

Tale diritto risiederebbe, secondo la Corte territoriale a prescindere da ogni accertamento in ordine alle mansioni effettivamente svolte, in uno specifico obbligo assunto dalla sua datrice con la Soprintendenza archeologica di (OMISSIS), in esecuzione della Convenzione quadro stipulata con il Ministero dei Beni e Attività Culturali, che in particolare all’art. 2 ne esprimeva l’interesse, in quanto parte stipulante, alla sottoscrizione a carico di ALES s.p.a. (società partecipata dallo stesso Ministero in misura del 30% e dal Ministero dell’Economia e del Tesoro per la parte residua) con gli utenti interessati delle modalità inerenti la prestazione dei propri servizi, in esse comprese le unità dei lavoratori da utilizzare. Sicchè, in virtù del contratto di appalto di servizi stipulato con la Soprintendenza il 15 maggio 2000, e segnatamente dell’art. 6, essa si obbligava a mettere a disposizione del servizio di custodia e vigilanza del sito “idoneo personale” organizzato in squadre e formato attraverso appositi corsi (p.to 6.4), individuando espressamente la presenza di un caposquadra e di cinque addetti per il servizio di vigilanza, con inquadramento dal quarto al terzo livello del CCNL del commercio relativo ai servizi (p.to 5 del progetto esecutivo, allegato quale parte integrante del contratto di servizio).

Il diritto del lavoratore sarebbe pertanto fondato sul detto rapporto contrattuale tra la Soprintendenza archeologica di (OMISSIS), in qualità di parte committente (stipulante) e ALES s.p.a., quale appaltatrice (datrice) promittente, recante una clausola di contratto, in favore del lavoratore medesimo quale terzo, ad esso estraneo, a norma dell’art. 1411 c.c..

4.1. Giova allora preliminarmente ribadire come il contratto a favore di terzo sia ritenuto da autorevole dottrina una sottocategoria del contratto di scambio (necessariamente a due sole parti), per l’inserzione appunto di un terzo soggetto, estraneo al contratto, che diviene destinatario, ossia creditore, di una prestazione (così realizzando una delle ipotesi di deroga al principio generale di efficacia del contratto tra le sole parti stipulanti, a norma dell’art. 1372 c.c.) nei confronti della parte promittente. E questa, prima ancora che nei confronti del terzo, è obbligata nei confronti della parte stipulante, promotrice dell’obbligazione della promittente, divenendone a titolo diverso creditrice.

E’ quindi decisivo, per una corretta qualificazione del rapporto contrattuale trilatero, sottolineare come il promittente resti obbligato in una duplice direzione: verso lo stipulante ad adempiere verso il terzo, con la conseguenza che, non adempiendo nei suoi confronti, sia considerato inadempiente anche verso lo stipulante medesimo; e nei confronti del terzo, titolare di una prestazione patrimoniale che, a norma dell’art. 1411 c.c., comma 2, è diretta e non il risultato meramente riflesso (o mediato) della prestazione dovuta dal promittente allo stipulante. Sicchè, il diritto che il terzo acquisisce trae la propria origine da quello che lo stipulante acquista, in base al contratto, verso il promittente; tuttavia, sebbene discenda da quello, è un diritto proprio, per l’assunzione da parte del promittente di un obbligo di prestazione verso il terzo direttamente e di contenuto autonomo.

Questo spiega perchè il beneficio per il terzo debba essere intenzionale, ossia consapevolmente assunto dalle parti quale oggetto di un deliberato proposito. Con ciò esso si distingue dalle situazioni nelle quali un vantaggio per il terzo (per lo più economico) nasca soltanto casualmente, o indirettamente, quando le parti non si siano prefigurate di giovare al terzo e di attribuirgli un diritto soggettivo: in tale caso avendo il terzo un mero interesse a godere del vantaggio e a conservarlo, ma non una pretesa fondata su un diritto soggettivo.

Ed è insegnamento giurisprudenziale di legittimità consolidato che, nel contratto a favore di terzo, il diritto di questo sia autonomo rispetto a quello dello stipulante e possa pertanto essere fatto valere contro il promittente anche in via diretta, senza necessità di intervento in giudizio dello stipulante, azionando nei confronti del primo il diritto alla realizzazione del suo credito (Cass. 18 settembre 2008, n. 23844). E che, proprio per questa ragione non sia sufficiente, per la configurabilità di un contratto a favore di terzo, che questi riceva un vantaggio economico indiretto dal contratto intervenuto tra altri soggetti, ma sia necessario che questi ultimi abbiano inteso direttamente attribuirglielo, nel senso che i soggetti stessi, nella qualità di contraenti, abbiano previsto e voluto una prestazione a favore di un terzo estraneo al contratto, come elemento del sinallagma (Cass. 4 ottobre 1994, n. 8075; Cass. 19 agosto 1997, n. 7693; Cass. 25 gennaio 2018, n. 1865).

Peraltro, il contratto a favore di terzo può non esaurire il proprio contenuto nella prestazione in suo favore, ma questa costituire soltanto una parte (accessoria) di quello, come si verifica appunto in presenza di una clausola in favore del terzo nell’ambito di un diverso contratto (di appalto di servizi, come nel caso di specie) tra le parti stipulante e promittente.

4.2. Ebbene, l’istituto della clausola in favore del terzo appartiene all’ordinamento lavoristico sub specie di clausola sociale ed è esplicitamente normata, quale obbligo dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche (L. n. 300 del 1970, art. 36).

Ed infatti, la giurisprudenza tradizionalmente qualifica la cosiddetta clausola sociale (che prevede l’obbligo per il datore di lavoro, il quale benefici di agevolazioni economico-finanziarie nei rapporti con lo Stato e gli enti pubblici, di praticare nei confronti del personale dipendente condizioni non inferiori a quelle previste dal CCNL di categoria) alla stregua di clausola a favore di terzo (Cass. 25 luglio 1998, n. 7333), posto che attribuisce ai lavoratori un autonomo diritto soggettivo, non già all’applicazione diretta di tutto il contratto collettivo di categoria (essa non comportando un’estensione dell’efficacia soggettiva del contratto), bensì al rispetto del trattamento minimo previsto dal suddetto contratto.

Nello stesso senso, si è affermato che la previsione dell’art. 17 del capitolato generale d’appalto di opere pubbliche, in base alla quale l’appaltatore assuma l’obbligo di applicare ai lavoratori dipendenti condizioni normative e retributive non inferiori a quelle stabilite dai contratti collettivi vigenti, si configura come un contratto a favore del terzo, che fa sorgere in capo ai lavoratori impiegati nella esecuzione delle opere appaltate un diritto soggettivo, nei confronti del datore di lavoro, all’osservanza della contrattazione collettiva e nel quale l’interesse dello stipulante, richiesto dall’art. 1411 c.c., comma 1, è quello della pubblica amministrazione alla regolare esecuzione dei lavori, che sarebbe compromessa dalla litigiosità dei lavoratori, motivata da un loro trattamento meno favorevole di quello stabilito dalla contrattazione collettiva (Cass. 5 giugno 1981, n. 3640; Cass. 21 dicembre 1991, n. 13834).

E più recentemente si è ritenuto, a riguardo della clausola del contratto di appalto, in virtù della quale un Consorzio si sia impegnato nei confronti del committente ad assicurare non solo la prestazione contrattuale attraverso le cooperative associate, ma si sia specificamente impegnato ad assicurare al personale dipendente adibito alle attività oggetto del contratto le condizioni normative e retributive non inferiori a quelle risultante dai contratti nazionali di lavoro applicabili: tale garanzia non potendo che riguardare i dipendenti delle consorziate esecutrici dell’appalto; avendo, infatti, la clausola un contenuto specifico che, precisando l’oggetto dell’impegno assunto, vale ad obbligare giuridicamente il promittente non solo ad una influenza verso le consorziate al rispetto degli standards di lavoro, ma anche ad una responsabilità diretta per il caso che le consorziate non rispettino le condizioni economiche e normative pattuite. E recando detta clausola l’impegno in favore del personale comunque adibito alle attività oggetto del contratto di appalto, in tal modo rendendo irrilevante che detto personale sia dipendente da soggetti interposti (quali nel caso le cooperative consorziate), essendo comunque il consorzio (che esegue l’appalto aggiudicatosi per il tramite delle consorziate e di cui ha percepito il corrispettivo) tenuto alla garanzia derivante dalla clausola sociale, ove il datore di lavoro non assicuri il rispetto delle condizioni economiche e normative del contratto collettivo applicabile al settore (Cass. 8 settembre 2014, n. 18860; nello sesso senso: Cass. 29 settembre 2015, n. 19299).

4.3. Ebbene, nel caso di specie deve essere ribadito che ALES s.p.a., in esecuzione della Convenzione quadro stipulata con il Ministero dei Beni e Attività Culturali, si è obbligata nei confronti della Soprintendenza archeologica di (OMISSIS), con l’art. 6 del contratto di appalto di servizi stipulato il 15 maggio 2000 a mettere a disposizione del servizio di custodia e vigilanza del sito “idoneo personale” organizzato in squadre e formato attraverso appositi corsi (p.to 6.4), individuando espressamente la presenza di un caposquadra e di cinque addetti per il servizio di vigilanza, con inquadramento dal quarto al terzo livello del CCNL del commercio relativo ai servizi (p.to 5 del progetto esecutivo).

Ma un tale impegno è il frutto di una pattuizione tra le due parti diretta a definire lo standard qualitativo del servizio da realizzare, esigente la presenza di figure professionali adeguate alla peculiarità dei luoghi, di particolare pregio storico e artistico, attraverso l’assunzione di dipendenti di livello non inferiore al terzo e quarto livello del CCNL del commercio relativo ai servizi, anche attraverso una formazione preventiva dei lavoratori destinati a tale compito.

Non risulta invece che, per ciò solo, ALES s.p.a. si sia con il contratto in parola, oltre che con la Sopraintendenza committente, al tempo stesso obbligata nei confronti del terzo lavoratore, rendendolo titolare di una prestazione patrimoniale diretta così da attribuirgli, in base al contratto, un diritto che egli possa autonomamente azionare nei suoi confronti di datrice di lavoro promittente, in assenza di un diritto proprio del lavoratore in tale senso. Nè tanto meno è configurabile un vantaggio per il terzo, che le parti abbiano consapevolmente assunto quale oggetto di un deliberato proposito: distinto, come detto, da situazioni di vantaggio casuale o indiretto (foriere di un mero interesse a godere del vantaggio e a conservarlo), non essendosi le parti proposte di giovare al terzo nè di attribuirgli un diritto soggettivo, su cui fondare una pretesa tutelabile in giudizio.

Ed infatti, la Corte territoriale ha postulato, sulla base di una mera petizione di principio, il diritto del lavoratore al superiore inquadramento per effetto del suindicato impegno di ALES s.p.a. nei confronti della Soprintendenza archeologica di (OMISSIS) (in particolare, al quint’ultimo capoverso di pg. 2 della sentenza), senza individuare l’inequivoca volontà delle due parti di attribuirgli la titolarità di una prestazione patrimoniale diretta, autonomamente azionabile siccome fondata su un diritto proprio e, prima ancora, neppure la sua sussistenza.

6.4. Dalle argomentazioni svolte discende allora l’accoglimento dei due motivi congiuntamente esaminati, comportanti l’accertamento da parte del giudice di rinvio delle mansioni effettivamente svolte dal lavoratore sulla base del seguente principio di diritto: “Qualora, in un contratto di appalto pubblico di servizi, un’impresa appaltatrice assuma nei confronti dell’amministrazione committente l’obbligo di fornire e organizzare idoneo personale, debitamente formato in relazione alle peculiarità del servizio, indicandone anche il livello di inquadramento, la pattuizione tra le due parti è diretta alla definizione dello standard qualitativo del servizio esigente la presenza di figure professionali adeguate. Ma non si configura un vantaggio per il terzo lavoratore, dipendente della prima, che le parti abbiano consapevolmente assunto quale oggetto di un deliberato proposito, comportante l’obbligo dell’impresa, quale promittente, nei confronti dell’amministrazione, quale stipulante, in favore del terzo, che lo renda titolare di una prestazione patrimoniale diretta attribuendogli per ciò solo il diritto ad una qualifica superiore che egli possa autonomamente azionare”.

5. Dalle superiori argomentazioni discende allora l’accoglimento del ricorso, con la cassazione della sentenza e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Roma.

P.Q.M.

La Corte

accoglie il ricorso; cassa la sentenza e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Roma.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 settembre 2020

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