Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20238 del 31/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 20238 Anno 2018
Presidente: CRUCITTI ROBERTA
Relatore: GUIDA RICCARDO

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 2051/2013 R.G. proposto da
ESPOSITO FRANCESCO TOMMASO, ESPOSITO MARIA CARMELA,
rappresentati e difesi dall’avv. Massimo Vincenti, ed elettivamente
domiciliati in Roma, viale Giulio Cesare n. 14, presso lo studio dell’avv.
Gerardo Romano Cesareo.
– ricorrenti contro
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,
rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio legale
in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello
Stato.
– controricorrente –

Data pubblicazione: 31/07/2018

RG n. 2051/2013
Cons. est. Riccardo Guida

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della
Campania, sezione 46, n. 186/46/12, pronunciata il 06/03/2012,
depositata il 05/06/2012.
Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 14 marzo 2018 dal
Consigliere Riccardo Guida;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Immacolata Zeno, che ha così concluso: accoglimento del terzo

motivo, assorbito il quarto, inammissibile il secondo.
RITENUTO IN FATTO

1. Francesco Tommaso Esposito e Maria Carmela Esposito hanno
proposto ricorso, affidato a tre motivi, nei confronti dell’Agenzia delle
entrate, che resiste con controricorso, per la cassazione della sentenza
della Commissione tributaria regionale della Campania (hínc: CTR), n.
186/46/12, che – in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di un
avviso di accertamento ad essi notificato, in data 18/10/2008, in qualità
di eredi della madre Antonietta Falco Raucci, relativo all’anno d’imposta
2001, che recuperava a tassazione, ai fini dell’IRPEF – tassazione
separata, una plusvalenza per la cessione di un terreno edificabile per
l’importo complessivo di lire 570.131.000 (euro 294.448,08) – riformava
la sentenza di primo grado, favorevole agli eredi della contribuente, che
aveva annullato l’atto impositivo.
Il giudice d’appello ha rilevato che le parti della compravendita del
terreno ne avevano definito i valori ai fini dell’INVIM (lire 446milioni, pari
a euro 237.570,17,) ed ai fini dell’imposta di registro (lire 650milioni, pari
a euro 335.696,98); quest’ultimo valore costituiva plusvalenza tassabile,
ai fini IRPEF – tassazione separata, quale “reddito diverso” ai sensi
dell’art. 81, primo comma, lett. a) TUIR e l’Ufficio aveva correttamente
determinato la plusvalenza, ex art. 38, d.P.R. n. 600/1973, in euro
294.448,09 (lire 570.131.000), detraendo dal valore definito il costo
iniziale del bene (euro 1.576,22), la rivalutazione (euro 25.650,73) e le
spese sostenute, per l’INVIM, alla stipula del rogito.
Il ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ.
CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Primo motivo: «Intempestività della notifica: decadenza ex art.
43/600, inapplicabilità L. 289/2002 (condono)».

2

L/r

RG n. 2051/2013
Cons. est. Riccardo Guida

..

I ricorrenti lamentano che la CTR abbia ravvisato la tempestività della
notificazione dell’avviso di accertamento in base all’art. 10 della legge n.
289/2002 (condono fiscale), che prevede una dilazione di due anni per la
revisione delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti che non avevano
optato per il condono, senza avvedersi che alla contribuente era inibito
per legge avvalersi del condono ai fini IRPEF – tassazione separata, sia
perché aveva omesso la dichiarazione, sia perché si trattava di un

separata, sicché, per effetto dell’inapplicabilità del condono, restava
valido il termine quinquennale di accertamento stabilito dall’art. 43,
d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, avente scadenza entro il 31/12/2007.
1.1.11 motivo è inammissibile.
Esso è privo d’autosufficienza poiché, secondo quanto è riportato nella
sentenza della CTR, nel ricorso introduttivo la contribuente non aveva
fatto valere la nullità dell’atto impositivo per intervenuta decadenza del
termine di notifica e, d’altra parte, nel corpo del ricorso per cassazione
non è trascritto il passo del ricorso originario idoneo a dimostrare che la
doglianza (che si assume non essere stata esaminata dalla Commissione
provinciale) era stata proposta all’inizio del giudizio.
2. Secondo motivo: «Erronea applicazione della disciplina di
determinazione della plusvalenza.».
I ricorrenti si dolgono che la sentenza impugnata sia incorsa in un
errore di diritto ritenendo legittimo l’operato dell’Amministrazione
finanziaria che, dopo avere ravvisato una plusvalenza tassabile (ai fini
IRPEF – tassazione separata), quale reddito diverso, ai sensi dell’art. 81,
primo comma, lett. a), d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, vigente ratione
temporis, (vendita di terreni a seguito di lottizzazione), ha determinato
l’imponibile, ai sensi dell’art. 82, d.P.R. n. 917/1986, secondo il criterio
previsto per la diversa ipotesi di plusvalenza da vendita di terreni entro il
quinquennio dall’acquisto, ed ha quindi assunto come valore iniziale del
terreno quello relativo all’anno 1963 (rivalutato secondo le variazioni
ISTAT), in luogo di quello, corretto, che assumeva come valore iniziale
del terreno il suo valore di mercato (teorico) nell’anno 1996, ossia quello
di cinque anni prima della vendita (del 2001) che aveva generato la
plusvalenza tassabile.
2.1. Il motivo è inammissibile.
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“reddito diverso”, non autoliquidabile ed assoggettato a tassazione

RG n. 2051/2013
Cons. est. Riccardo Guida

Il ricorso non è autosufficiente in quanto, a causa dell’omessa
trascrizione dell’avviso di accertamento, la Corte non è messa nella
condizione di ricostruire il criterio utilizzato dall’Amministrazione
finanziaria per la tassazione della plusvalenza, e, quindi, non può
verificare se esso sia o meno conforme a diritto.
3. Terzo motivo: «Erronea valutazione valore finale (prezzo del
ricavato e non valore)».

debba ottenersi dal raffronto tra i valori di acquisto e di vendita, ragione
per cui il ricavo derivante dalla vendita deve essere commisurato al
“prezzo incassato” e non al “valore venale” del bene, determinato ai fini
dell’imposta di registro; nella specie, quindi, l’importo di riferimento,
secondo la prospettazione difensiva, doveva essere pari a lire 520milioni
non già a lire 650milioni, quale valore utilizzato per la quantificazione
dell’imposta di registro.
3.1. Il motivo è fondato.
Dal testo della sentenza impugnata si evince con chiarezza che la
plusvalenza tassabile derivante dalla cessione a titolo oneroso del terreno
è stata determinata in base al valore dell’immobile assunto a parametro
per la quantificazione dell’imposta di registro.
In passato la Corte aveva affermato che: «se i principi relativi alla
determinazione dell’imponibile divergono, nel caso di trasferimento di un
bene, a seconda dell’imposta che si deve applicare, poiché, quando si
tratta di imposta sul reddito, ai fini dell’accertamento della plusvalenza
patrimoniale occorre verificare la differenza realizzata tra il prezzo di
acquisto ed il prezzo di cessione del bene, mentre, quando si tratta di
imposta di registro, si ha riguardo al valore di mercato del bene
medesimo, ciò, per altro, non esclude che l’Amministrazione finanziaria
possa procedere, in via induttiva, all’accertamento del reddito da
plusvalenza sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di
applicazione dell’imposta di registro. È onere probatorio del contribuente
(anche con il ricorso ad elementi indiziari) superare la presunzione di
corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in
via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro, dimostrando
di avere, in concreto, venduto a prezzo inferiore.» (cfr., ex multís, Cass.
24/07/2014, n. 16840).
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Si deduce che la valutazione dell’imponibile, ossia della plusvalenza,

RG n. 2051/2013
Cons. est. Riccardo Guida

Recentemente, però, la giurisprudenza è tornata ad occuparsi
dell’argomento ed ha stabilito che il principio di corrispondenza del prezzo
della cessione a quello coincidente con il valore di mercato accertato in
via definitiva in sede d’applicazione dell’imposta di registro (salva la
dimostrazione, da parte del contribuente, di avere venduto o acquistato il
bene ad un prezzo inferiore) deve ritenersi ormai superato alla stregua
dello ius superveniens di cui all’art. 5, comma 3, d.lgs. 14 settembre

del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5

bis,

6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si

interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonché
per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza
di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del
valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di
registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986,
n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto
legislativo 31 ottobre 1990, n. 347.».
Detto articolo, infatti, ponendosi in modo espresso quale norma
d’interpretazione autentica, ai sensi dell’art. 1, comma 2, della legge 27
luglio 2000, n. 212, è applicabile retroattivamente.
Da tale premessa normativa si perviene alla conclusione che la
presunzione di cui sopra non può essere più legittimata, secondo il
disposto del succitato art. 5, comma 3, d.lgs. n. 147/2015, solo sulla
base del valore, anche se dichiarato, accertato o definito ai fini
dell’imposta di registro, neppure per le controversie già iniziate sotto il
vigore della disciplina previgente (cfr., ex multis, Cass. 18/01/2017, n.
1074; Cass. 17/05/2017, n. 12265; Cass. 2/08/2017, n. 19227).
4. Quarto motivo: «Addendi validi per la determinazione delle
plusvalenze ai fini IRPEF: il valore del quinquennio precedente».
Si fa valere che il parametro normativo dell’incremento di valore del
bene, verificatosi nell’ultimo quinquennio (nella specie: dal 2001 al
1996), debba necessariamente consistere nell’applicazione degli indici
ISTAT relativi al medesimo arco temporale, mentre sarebbe sperequato
ogni diverso criterio di rivalutazione prescelto dall’Amministrazione
finanziaria.
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2015, n. 147, che così, testualmente, recita: «Gli articoli 58, 68, 85 e 86

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Cons. est. Riccardo Guida

4.1. Il motivo è assorbito dall’accoglimento del motivo precedente.
5. All’accoglimento del terzo motivo consegue la cassazione della
sentenza impugnata ed il rinvio alla Commissione tributaria regionale, in
diversa composizione, per l’approfondimento istruttorio sull’eventuale
esistenza di una plusvalenza tassabile in ragione dell’effettivo
corrispettivo della vendita del terreno, nonché per la decisione sulle spese
del giudizio di legittimità.

accoglie il terzo motivo del ricorso, assorbito il quarto motivo;
dichiara inammissibili il primo e il secondo motivo;
cassa la sentenza impugnata;
rinvia alla Commissione tributaria regionale della Campania, in
diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio per
cassazione.
Così deciso in Roma, il 14 marzo 2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

P.Q.M.

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