Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20235 del 21/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/08/2017, (ud. 06/06/2017, dep.21/08/2017),  n. 20235

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15737-2016 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARLA D’ALOISIO, ANTONINO

SGROI, LELIO MARITATO ed EMANUELE DE ROSE;

– ricorrente –

contro

T.M., elettivamente domiciliata in ROMA, LARGO DEI

LOMBARDI 4, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO TURCO, che la

rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’avvocato

CLAUDIO PESCE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 393/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 15/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/06/2017 dal Consigliere Dott. ESPOSITO LUCIA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Genova confermò la decisione del giudice di primo grado che aveva accolto la domanda proposta da T.M., volta alla declaratoria dell’insussistenza dell’obbligo contributivo inerente alla Gestione commercianti per l’attività da lei svolta in qualità di soda della F.lli T. s.n.c.;

che la Corte territoriale ritenne accertato in fatto che nel periodo oggetto della rivendicazione contributiva l’attività svolta dalla predetta s.n.c. fosse consistita nel godimento di immobili ad essa intestati, con esclusione dello svolgimento di attività commerciale, da ciò traendo la non debenza della relativa contribuzione;

che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso l’Inps sulla base di un unico motivo;

che la T. ha resistito con controricorso;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che con unico motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1 della L. n. 1397 del 1960, art. 1, come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, della L. n. n. 1397 del 1960, art. 2, e degli artt. 2291,2298 e 2697 c.c., rilevando che l’attività svolta dalla società era di natura commerciale, non essendo stata offerta prova idonea a superare la presunzione legislativa L. n. 662 del 1996, ex art. 1, comma 201, e dovendosi altresì presumere dalla qualifica di socia di s.n.c., l’attività di gestione compiuta per la società, in mancanza di prova che la stessa fosse compiuta da terzi;

che il motivo è infondato;

che questa Corte è ferma nel ritenere che, in base alla L. 23 dicembre 1996 n. 662, art. 1 comma 203, che sostituisce la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1, presupposto per l’iscrizione alla gestione commercianti è lo svolgimento da parte dell’interessato di attività commerciale;

che nella specie il suddetto presupposto risulta essere stato escluso da parte della Corte di appello con un accertamento in fatto adeguatamente motivato, in forza del quale è risultato che l’attività della società si era limitata alla locazione di immobili e alla riscossione dei relativi canoni;

che tale decisione è il linea con il principio già espresso da questa Corte, secondo cui la società di persone che svolga una attività destinata alla locazione di immobili di sua proprietà ed alla riscossione dei relativi canoni di locazione non svolge un’attività commerciale ai fini previdenziali, a meno che detta attività non si inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione immobiliare (in tal senso, di recente, Cass. n. 17643 del 6 settembre 2016, Cass. 27376 del 29/12/2016), senza che rilevi il contenuto dell’oggetto sociale;

che alla luce di quanto esposto, in conformità alla proposta formulata, il ricorso va rigettato con condanna dell’Istituto ricorrente al pagamento delle spese processuali.

PQM

 

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 6 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 agosto 2017

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