Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20235 del 03/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 03/10/2011, (ud. 06/07/2011, dep. 03/10/2011), n.20235

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 20643-2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

DORIGONI AUTO SRL (OMISSIS) in persona dell’amministratore unico

e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA SILVIO PELLICO 42, presso lo studio dell’avvocato

MONTARSOLO ARMANDO, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MACCAFERRI MARIO, giusta mandato speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 71/2008 della Commissione Tributaria di 2^

GRADO di TRENTO del 7.7.08, depositata il 22/09/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ETTORE CIRILLO.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RAFFAELE

CENICCOLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: IL 22 settembre 2008 la commissione tributaria di secondo grado di Trento ha accolto l’appello della soc. Dorigoni Auto nei confronti dell’agenzia delle entrate, annullando l’avviso di accertamento per IVA 2002. Ha proposto ricorso per cassazione, affidato a unico motivo, l’Agenzia delle entrate; la contribuente si è costituita con controricorso.

Preliminarmente si rileva che il ricorso è confezionato, facendo seguire alL’epigrafe introduttiva n. 78 facciate riproducenti, mediante word processor, gli atti relativi al processo tributario, dal ricorso introduttivo sino alla sentenza di secondo grado, giustapposti con mere proposizioni di collegamento; al tutto segue l’enunciazione dell’unico motivo, addotto – senza momento di sintesi – per insufficiente motivazione.

Si osserva :

1. E’ inammissibile il ricorso per cassazione nel quale l’esposizione sommaria dei fatti sia compiuta attraverso L’integrale trascrizione degli atti del giudizio di merito; tale modalità, infatti, equivale nella sostanza a un mero rinvio agli atti di causa e viola, di conseguenza, il principio di autosufficienza del ricorso (cfr. Sez. U, Ordinanza n. 19255 del 09/09/2010).

2. La prescrizione contenuta nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, secondo la quale il ricorso per cassazione deve contenere, a pena d’inammissibilità, l’esposizione sommaria dei fatti di causa, non può ritenersi osservata quando il ricorrente non riproduca alcuna narrativa della vicenda processuale, nè accenni all’oggetto della pretesa, limitandosi ad allegare l’intero ricorso di primo grado ed il testo integrale degli atti successivi, rendendo particolarmente indaginosa l’individuazione della materia del contendere e contravvenendo allo scopo della disposizione, preordinata ad agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza impugnata in immediato coordinamento con i motivi di censura (cfr. Sez. U, Sentenza n. 16628 del 17/07/2009, v. anche Sez. 5, Sentenza n. 15180 del 23/06/2010).

3. Infine, si trascura che, nel vigore dell’art. 366-bis c.p.c., il motivo di ricorso per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere accompagnato da un momento di sintesi che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità; il motivo, cioè, deve contenere – a pena d’inammissibilità – un’indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un “quid pluris” rispetto all’illustrazione del motivo e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (Sez. U, Sentenza n. 12339 del 20/05/2010 – Guida al diritto 2010, 29, 58). Nulla di tutto ciò è leggibile nel caso di specie. Conseguentemente il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti costituite; considerato che l’amministrazione ha depositato memoria e che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi della manifesta inammissibilità del ricorso, per tutte le ragioni sopra indicate nella relazione; osservato, sui rilievi contenuti nella memoria dell’Avvocatura erariale, quanto segue:

a. In dettaglio il ricorso per cassazione è confezionato, facendo seguire a poche righe introduttive prima la riproduzione della motivazione dell’avviso (già allegato al ricorso introduttivo) e poi, ogni volta con poche righe di collegamento, il ricorso della contribuente, la memoria di risposta dell’Ufficio, la motivazione della sentenza della CTP, l’appello della contribuente e la motivazione della decisione CTR, il tutto riprodotto, mediante word processor, in 78 facciate.

b. Il dettaglio di atti puramente giustapposti nel confezionamento del ricorso per cassazione non inficia la valutazione d’inammissibilità per violazione della prescrizione contenuta nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, atteso che la tecnica della interposizione (materiale o informatica) degli atti del giudizio di merito tra le pagine del ricorso allevia, indebitamente, la parte ricorrente dalla necessaria rappresentazione sintetica dei fatti sui quali vuole che la Corte stessa eserciti il suo magistero e, nel contempo, grava la Corte di legittimità di un compito che non le appartiene (cfr. Sez. 5 n. 15180 del 2010, cit.; v. anche Sez. 3 n. 12955/2011 e Sez. 6-3 n. 6279/2011).

c. Inoltre, il principio dell’autosufficienza vuole che il ricorso, in sede di legittimità, rappresenti le questioni con la tecnica del cd. flash-back processuale, mentre “il momento della verifica degli atti viene soltanto dopo la esposizione autosufficiente e non può essere anticipata, se non eludendo e snaturando la tecnica della riproposizione in chiave retrospettiva di una questione già affrontata” (sent. n. 15180 del 2010, cit.).

d. Infine, e per mera completezza, quanto al momento di sintesi richiesto dall’art. 366 bis riguardo all’art. 360 c.p.c., n. 5, non basta anteporre, come nella specie (pag. 84), ad alcune considerazioni finali una locuzione con tale riferimento, essendo necessaria, invece, la sintesi originale e autosufficiente della censura: sintesi intesa quale nucleo logico/giuridico e fattuale della questione dibattuta e dell’errore addotto e funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio regolativo in punto di motivazione e, quindi, al miglior esercizio della funzione di controllo argomentativo della Corte di legittimità.

Ritenuto che le spese del giudizio di legittimità devono seguire il principio della soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 5.100 ( di cui Euro 5.000 per onorario) oltre a spese generali e oneri accessori.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 3 ottobre 2011

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