Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20228 del 31/07/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 2 Num. 20228 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: GORJAN SERGIO

ORDINANZA

sul ricorso 1784-2015 proposto da:
AZZALI MASSIMO, BIAGGI IVANA, BARATTERO ANTONIETTA,
rappresentati e difesi dall’avvocato ERNESTO ROGNONI;
– ricorrenti –

o’\./z1-

contro
v\A

LA4A2A,-otkA.C2A1Q,/

MONVISO FINANCE SRIA-e-lettivamente domiciliata in ROMA,
PZZA SANTIAGO DEL CILE 8, presso lo studio dell’avvocato
MARCO BATTAGLIA, che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato ENNIO LUCARELLI;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 525/2014 della CORTE D’APPELLO di
GENOVA, depositata il 17/04/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 18/04/2018 dal Consigliere SERGIO GORJAN.

Data pubblicazione: 31/07/2018

Fatti di causa
Massimo Azzali, Ivana Biaggi ed Antonietta Barattero ebbero a proporre
opposizione al precetto loro intimato per il pagamento della somma di C
12.928,61 dalla srl Monviso Finance,resasi cessionaria dalla Banca San Paolo del
mutuo garantito da ipoteca assunto dagli opponenti.
Asserivano gli attori in opposizione che il tasso d’interesse,pattuito nel 1992 al

civ., poiché usurario con declaratoria di nullità della relativa pattuizione ed
applicazione al capitale da restituire del saggio legale.
Dunque, non solo nulla era dovuto, ma pure la società precettante era tenuta
alla restituzione dell’importo dì C 15.471,55,relativamente al quale era chiesta
condanna.
Resistette la società finanziaria contestando la fondatezza dell’opposizione ed il
Tribunale di Genova ebbe a rigettare l’opposizione spiegata.
Avverso la prima decisione hanno proposto appello gli originari opponenti e la
Corte ligure ebbe a rigettare il gravame confermando la sentenza del Tribunale.
Osservava la Corte di prossimità come la questione risulta regolata da apposita
legge interpretativa n° 24/2001, che ha precisato come non sia applicabile la
normativa posta nel 1996 ai rapporti di mutuo insorti in precedenza ed il cui
tasso d’interesse fosse divenuto usurario in relazione alla regolamentazione
posta dalla nuova normativa.
Gli originari opponenti, Azzali, Biaggi e Barattaro hanno proposto ricorso per
cassazione fondato su due motivi.
La spa FBS,quale mandataria della srl Monviso Finance, s’è costituita ritualmente
a resistere con controAricorso.
Parte ricorrente in prossimità dell’adunanza ha depositato memoria difensiva.

Ragioni della decisione

momento dell’accensione del mutuo, era da ritenersi illegale,ex art 1915 cod.

Il ricorso proposto dall’Azzali, dalla Biaggi e dalla Barattar° s’appalesa siccome
infondato e va rigettato.
In limine deve la Corte rilevare la tempestività della proposizione del ricorso Cass. sez. 3 n° 24097/09 – poiché,oltre all’opposizione al precetto, gli opponenti
pure hanno introdotto domanda di restituzione somma,sicché la causa rimane
soggetta alla sospensione dei termini nel periodo feriale.

termine di decadenza, appunto tenuto conto della sospensione feriale.
Con il primo mezzo d’impugnazione i ricorrenti denunziano omessa motivazione
su fatto controverso e decisivo e violazione del disposto ex artt. 112 e 115 cod.
proc. civ., in quanto la Corte ligure non ha esaminato e risposto alla loro
doglianza, mossa con il gravame, afferente la quantificazione delle somme
dovute a titolo di interesse sulla scorta di apposita consulenza di parte, operando
richiamo apodittico al prospetto elaborato dal soggetto creditore.
La doglianza si profila siccome inammissibile sotto entrambi gli affermati vizi.
Difatti la nuova formulazione del disposto in art 360 n° 5 cod. proc. civ. non
consente più la denunzia di un vizio delle motivazione, bensì solo l’omesso
esame di un fatto rilevante.
Nella specie, la parte lamenta che la Corte di merito non abbia apprezzato
adeguatamente l’elaborato del suo consulente di parte, ignorando la censura
portata con il gravame ossia che gli interessi applicati, anche se non usurari,
comunque non erano quelli pattuiti.
Viceversa la Corte

di

merito ha esaminato appositamente la doglianza in

questione rilevando come detta eccezione risultava tardivamente proposta in
prime cure e tale ratio decidendi non appare attinta da alcun motivo di ricorso.
Inoltre i Giudici liguri hanno anche messo in evidenza come non intervenne alcun
negozio novativo della pattuizione sugli interessi e come la pretesa in precetto si
fondava esattamente sui criteri di calcolo stabiliti nel contratto originario di
mutuo.
2

Pertanto la notificazione del ricorso risulta esse-stata effettuata nel rispetto del

Dunque la censura mossa non si confronta affatto con le più ragioni, illustrate
dalla Corte d’appello, a conforto della sua statuizione sul punto.
Con la seconda ragione d’impugnazione i ricorrenti deducono violazione delle
norme in tema di nullità della clausola portante interessi usurari e dell’art 2 legge
108/1996, poiché la Corte ligure aveva ritenuto superata la questione dalla

108/96, mentre arresto di questo Supremo Collego insegnava esattamente il
contrario.
Inoltre i ricorrenti deducevano omesso esame di fatto decisivo poiché la Corte di
merito non aveva esaminate la loro istanza di ammissione della consulenza
contabile al fine di individuare situazioni di superamento della soglia di usura.
La censura s’appalesa per parte priva di fondamento e pAlro parte inammissibile.
Difatti la violazione di norme risulta fondata sul richiamo a due arresti di questa
Corte del 2013 superati da successiva sentenza di diverso orientamento – n°
801/2016 -, ma soprattutto superati da arresto delle sezioni unite n° 24675/17;
sentenza con la quale questa Corte ha ribadito che i tassi d’interesse pattuiti
legittimamente in momento antecedente all’entrata in vigore della legge
108/1996 non sono soggetti alla sua disciplina.
Quanto al denunziato vizio di omesso esame, lo stesso appare riferirsi,non già,
come dovuto ad un fatto, bensì a statuizione su strumento d’indagine – mancato
espletamento di consulenza contabile – ossia questione che non rientra nello
schema tipico previsto dall’art 360 n° 5 cod. proc. civ. siccome novellato.
Al rigetto del ricorso segue,ex art 385 cod, proc. civ,,la condanna solidale dei
ricorrenti al pagamento in favore della società resistente delle spese di lite di
questo giudizio di legittimità,tassate in C 2.200,00, oltre accessori di legge e
rimborso forfetario siccome precisato nel dispositivo.
Concorrono in capo ai ricorrenti,in solido fra loro,le condizioni per il pagamento
dell’ulteriore contributo unificato.

disciplina posta dalla legge di interpretazione autentica della norma in legge

P. Q. M.
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti,in solido fra loro, a rifondere alla società
resistente le spese del presente giudizio di legittimità,liquidate in C 2.200,00 di
cui C 200,00 per esborsi oltre accessori di l’legge e rimborso forfetario ex tariffa
forense nella misura del 15%.

presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art 13
comma 1 bis dPR 115/02.
Così deciso in Roma nell’adunanza di camera di consiglio del 18 aprile 2018.
Il Presidente
Lina Matera

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

Roma,

31 luG, 2018

Ai sensi dell’art 13 comma 1 quater dPR 115/02 si dà atto della sussistenza dei

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA