Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20212 del 31/07/2018





Civile Sent. Sez. 2 Num. 20212 Anno 2018
Presidente: BIANCHINI BRUNO
Relatore: BESSO MARCHEIS CHIARA

SENTENZA

sul ricorso 27714-2013 proposto da:
CIMMINO FORTUNA CMMFTN48H53D170U, BRAUCCI PASQUALE
BRCPQL45TO7H087C, elettivamente domiciliati in

ROMA,

VIA ATANASIO KIRCHER 7, presso lo studio dell’avvocato
STEFANIA IASONNA, rappresentati e difesi dall’avvocato
GIOVANNI ITRO;
– ricorrenti contro

ZERRILLO ANTONIO, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA CONCA D’ORO N.221, presso lo studio dell’avvocato
ANTONIO GIULIANO, rappresentato e difeso dall’avvocato
LUIGI GIULIANO;

Data pubblicazione: 31/07/2018

- controricorrente

avverso la sentenza n. 2993/2012 della CORTE D’APPELLO
di NAPOLI, depositata il 20/09/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 09/11/2017 dal Consigliere CHIARA BESSO

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CORRADO MISTRI che ha concluso per
l’accoglimento del quarto motivo e per il rigetto dei
restanti motivi del ricorso;
udito

l’Avvocato

ITRO

Giovanni,

dei

difensore

ricorrenti che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito

l’Avvocato

GAUDIELLO

Gaetano

con

delega

depositata in udienza dell’Avvocato Luigi GIULIANO,
difensore del resistente che ha chiesto il rigetto del
ricorso

MARCHE IS;

RG 27714-2013

FATTI DI CAUSA
1. I ricorrenti, Pasquale Braucci e Fortuna Cimmino, nel 2005 affermato che avevano promesso, con atto del 1999, di acquistare
un immobile da Antonio Zerrillo, che nel 2002 il promittente
venditore aveva loro comunicato che il contratto era divenuto

definitivo e perché l’immobile apparteneva anche alla sorella
Libera, che lo Zerrillo lo aveva invitati a rilasciare l’immobile per poi
invitarli davanti al notaio, il quale con verbale di constatazione
aveva dichiarato di non poter procedere alla stipulazione del
contratto definitivo per l’assenza di uno dei comproprietari convenivano in giudizio Zerrillo davanti al Tribunale di Benevento
perché fosse pronunciata sentenza

ex art. 2932 c.c. o, in

subordine, pronunciata la risoluzione del contratto preliminare. Il
convenuto, costituendosi, sosteneva che il bene non era di sua
esclusiva proprietà con conseguente inesistenza del contratto
preliminare e chiedeva, in via riconvenzionale, la condanna degli
attori al pagamento dell’equivalente dell’uso e del godimento
dell’immobile dal 1999. Il Tribunale di Benevento dichiarava risolto
il contratto preliminare per grave inadempimento di Zerrillo,
compensando gli importi dovuti, e condannava Zerrillo al
pagamento di euro 23.240,56 a titolo di risarcimento del danno.
2. Contro la sentenza proponevano appello principale i coniugi
Braucci e Cimmino e appello incidentale Zerrillo. La Corte d’appello
di Napoli, con pronuncia 20 settembre 2012, n. 2993, ha rigettato
sia l’impugnazione principale che quella incidentale.
3.

Pasquale Braucci e Fortuna Cimmino ricorrono per

cassazione.
Antonio Zerrillo resiste con controricorso, con cui chiede di
pronunciare l’inammissibilità e comunque di rigettare il ricorso.

3

inefficace per lo spirare dei due anni stabiliti per la conclusione del

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso per cassazione è articolato in quattro motivi.
a) Il primo motivo denuncia violazione eio falsa applicazione
degli artt. 277 c.p.c., 2932 c.c., 116 c.p.c., 934 c.c.
Il motivo, che ripropone le argomentazioni svolte con il primo
motivo d’appello ove si denunciava la sostanziale omissione di
motivazione circa il rigetto della domanda ex art. 2932 c.c., non

effettuato dalla Corte d’appello in relazione alla conferma del
rigetto della domanda, esame i cui argomenti i ricorrenti si limitano
a contestare, senza adeguatamente sviluppare le violazioni o false
applicazioni delle disposizioni richiamate in rubrica.
b) Il secondo motivo fa valere violazione dell’art. 1148 c.c.:
dopo una prima parte in cui sono riproposte le censure avanzate
con il quarto motivo d’appello, i ricorrenti affermano che la Corte
d’appello, nel confermare la compensazione tra quanto versato a
titolo di acconto dai promissari acquirenti e quanto dovuto per
l’indennità di occupazione dell’immobile, non avrebbe considerato
che, una volta decorso il termine per la stipulazione del contratto
definitivo, i ricorrenti andavano considerati non più detentori ma
possessori dell’immobile.
Il motivo è infondato: la promessa di vendita non realizza una
anticipazione degli effetti traslativi così che la disponibilità del bene
in capo al promissario acquirente è qualificabile esclusivamente
come detenzione qualificata e non, ove non sia dimostrata una
ínterversio possessionis

nei modi previsti dall’art. 1141, come

possesso (cfr., ex multis, Cass. 5211/2016).
c) Il terzo motivo contesta falsa applicazione dell’art. 1150 c.c.:
il motivo ripropone, in relazione al mancato riconoscimento delle
indennità per miglioramenti – confermato dalla Corte d’appello -,
l’argomento, già avanzato con il secondo motivo, dell’essere i
ricorrenti divenuti possessori del bene ed è pertanto infondato.

4

può essere accolto a fronte dell’analitico e argomentato esame

d) Il quarto motivo lamenta violazione e/o falsa applicazione
degli artt. 1223 e 1453 c.c. e dell’art 96 c.p.c. e dell’art. 360 n. 5
c.p.c.: la Corte d’appello avrebbe omesso di pronunciare sulla
richiesta di risarcimento dei danni formulata dai ricorrenti ai sensi
dell’art. 96 c.p.c., omissione già posta in essere dal giudice di
primo grado e denunciata con il sesto motivo d’appello.
Il motivo non può essere accolto. Anzitutto la Corte d’appello si è

contestato (cfr. p. 10 della sentenza impugnata). I ricorrenti, poi,
parlano di richiesta di risarcimento del danno ai sensi dell’art. 96
c.p.c. e specificano che si tratta di risarcimento da non ricondursi al
rapporto contrattuale risolto, ma alla condotta processuale di
Zerrillo, che ha resistito in giudizio in mala fede o per colpa grave,
e non considerano che in primo grado si erano limitati a chiedere il
risarcimento del danno causato dal mancato acquisto di un diverso
appartamento (risarcimento che – come specifica la Corte d’appello
– è stato loro riconosciuto dal Tribunale) e non anche il
risarcimento del danno da lite temeraria (cfr. p. 3 s. delle
conclusioni dell’atto di citazione di primo grado).
2. Il ricorso va pertanto rigettato.
Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.p.r. n. 115/2002, si

dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte
dei ricorrenti dell’importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso

art. 13.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al
pagamento delle spese del giudizio in favore del controricorrente
che liquida in euro 7.200 per compensi, di cui euro 200 per esborsi,
oltre spese generali (15%) e accessori di legge.

5

pronunciata sul sesto motivo d’appello e quindi non sussiste il vizio

Sussistono i presupposti per il versamento da parte dei
ricorrenti dell’importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della seconda

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Chiara Besso Marcheis

Bruno Bianchini
(-)

Giudizirla

Nalt I

Sezione Civile, il 9 novembre 2017.

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